La polemica La collezione è lì, visibile a chi ha occhi per guardare: qualcosa va restaurata, qualche altra potrebbe avere una scena più consona, come accade in tutte le collezioni, ma è lì. Diciamo tutti da tempo che dovrebbe essere pubblicizzata meglio fra i molti mirabilia della Reggia vanvitelliana, ma questo cosa ha a che vedere con l'arroganza di chi pretenderebbe di portarla, tutta o in parte (momentaneamente, si dice), a Napoli? E quale Museo napoletano sarebbe più visitato della Reggia casertana? Absit iniuria verbis, ma non ne conosco. La Provincia e la città di Caserta non hanno, è evidente, una politica per la Cultura né per i Beni culturali e, dunque, nessuno si scompone se qualche presidente con una nuova scusa vuol portare TerraeMotus tutta o in parte (momentaneamente, si dice) a Napoli. Non riesco neppure a immaginare il sindaco di Caserta che prende una bella, ferma posizione sul necessario rispetto di questa città: alla Fedro forse ha detto: «Sì, Bassolino, quello che vuoi, come vuoi, quando vuoi». In fondo, TerraeMotus non è mica una lottizzazione. Ma è sconvolgente anche il colpevole (pavido?) silenzio di tutti gli altri. La sole voce che si è alzata forte e chiara è quella di monsignor Nogaro, cui Amelio consegnò il lascito morale della custodia della Collezione: conosceva bene i suoi «amici» e parenti napoletani... TerraeMotus sarebbe l'ultimo episodio di «scippo»: bisognerebbe, infatti, cominciare a fare il catalogo delle opere che sono state prese, diciamo così, in territorio casertano per essere portate a Napoli con la «scusa» del restauro. La Chiesa di Casaluce (cito a caso) ne sa qualcosa e aspetta gli affreschi malamente strappati e portati a San Martino, mi sembra. Non credo ci sia una ragione speciale perché la Venere di Sinuessa debba continuare a stare a Napoli dal momento che a Mondragone c'è un Museo pronto ad accoglierla. Non possiamo depauperare le collezioni storiche di Napoli? E i diritti dei Musei casertani non hanno ragion d'essere? Com'è ovvio, ci vuole buon senso e bella grazia: ci sono reperti, oggetti, che sono ormai decontestualizzati e che, dunque, possono ben stare in una collezione di vasi ellenistici o di fibulae senza che alcuno si tuffi nello sterile provincialismo che spesso è solo localismo autoreferenziale (napoletano e non). Ciò detto, perché TerraeMotus dovrebbe star meglio altrove, tutta o in parte, sia pure momentaneamente (si dice)? Per caso, qualche altra volta uno di questi cosiddetti «prestiti» a Napoli ha visto ritornare qualche opera in meno? Per riassumere, vediamo se ho capito bene: si proclama (per la serie: «Guagliù, facite ammuina») Caserta Città del Turismo e per promuovere questo turismo a Caserta (si presume) si scippa, tutta o in parte, la Collezione di Arte Contemporanea che Lucio Amelio volle legare per testamento non a Caserta, ma alla Reggia di Caserta, sito Unesco e monumento fra i più visitati del mondo, nota con il nome di «TerraeMotus» e con un motu più o meno proprio lo scippatore ( absit iniuria verbis ) Presidente di tutto, in questo caso della Fondazione Donna Regina, nel colpevole silenzio di tutti decide di portarla al Madre di Napoli, non al Guggenheim di Bilbao o al Moma di New York, no: a 15 km di distanza per valorizzarla: in che senso? Jolanda Capriglione
CAMPANIA - Caserta-Napoli, rischio scippo per TerraeMotus
La collezione di arte contemporanea della Reggia di Caserta, nota come TerraeMotus, è stata oggetto di una controversia. Il presidente della Fondazione Donna Regina, Lucio Amelio, ha deciso di portare la collezione a Napoli, affermando che è necessario restaurarla. Tuttavia, molti hanno criticato questa decisione, affermando che la collezione dovrebbe rimanere a Caserta, dove è stata donata da Amelio. Alcuni hanno anche criticato il silenzio di molti altri, tra cui il sindaco di Caserta e la Provincia di Caserta, che non hanno preso posizione contro la decisione di Amelio. Solo il vescovo Nogaro ha espresso una forte opposizione alla decisione.
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