Nel tourbillon della riforma dei beni culturali nasce la figura di direttore regionale che rimpiazza quella, rimasta poco operativa, di soprintendente regionale. E da questo tourbillon Roma, e il Lazio, sono stati investiti in pieno. Le nomine devono essere ratificate, ma ci sono già. Direttore regionale diventa Luciano Marchetti, proveniente dall'Umbria. Roberto Di Paola, soprintendente ai beni architettonici della capitale, imbocca la strada dell'Aquila perché prende la direzione regionale dell'Abruzzo. Costantino Centroni, responsabile dei beni architettonici, ambientali, storico e artistici del territorio laziale, lascia la regione e torna in Umbria, dove aveva già lavorato, come direttore regionale, città e prende la direzione dell'Abruzzo. Ruggero Martines, in odor di centro sinistra, viene spedito in Molise: come direttore regionale, quindi con una qualifica più alta, ma certo viene allontanato. Qualcuno in città pensava che Adriano La Regina, soprintendente all'archeologia della città da quasi un trentennio, per meriti riconosciuti ottenesse un qualche altro incarico prima dell'imminente pensione, ma così non è stato. Comunque, chi è il direttore regionale Marchetti? Ingegnere, ha lavorato alla soprintendenza ai monumenti di Firenze, ha coordinato la ricostruzione del dopo-terremoto in Umbria guadagnandosi una discreta reputazione su! campo. Ecco cosa dice. Allora Marchetti, ha saputo? Sì, l'ho saputo poco fa. Cosa c'è da fare, come priorità? Prima di tutto occorre mettere in piedi una struttura e ci vorrà un mese, circa. La direzione del Lazio sarà estremamente complessa, quindi serve una struttura funzionante, non può avere 10-11 persone. Basti pensare al fatto che è la direzione a fare le gare d'appalto di tutte le soprintendenze. La sede credo sarà nel complesso di San Michele. Una funzione accentratrice, di supervisione sulle altre soprintendenze, di non poco conto. Non è rischioso? In realtà darà la possibilità di specializzare in numero limitato di persone che potranno gestire le gare in modo impeccabile, occupandosene a tempo pieno e non per una parte della giornata. La direzione ha funzioni di impulso, non sostituisce le soprintendenze nelle competenze scientifiche. Deve coordinare e accentrare i servizi che possono essere unificati. Andiamo su Roma. C'è chi parla di «eliminare» i Fori imperiali così come sono impostati oggi. Cosa ne pensa? Penso che un pezzo di storia non si può cancellare, la storia è un continuum. Occorre molta attenzione, alcune cose possono essere eliminate ma con cautela. E sull'idea di completare il Colosseo? Non sono favorevole. Come non lo sono per la demolizione dei secondi piani di Villa Giulia, come qualcuno ha proposto. Certo, se ne può discutere, ma... L'Ara Pacis: sul cantiere forse più tormentato d'Italia che idea ha? Pensa di voler cambiare qualcosa? È una situazione con contratti e regole stabilite prima di me e prima di questo ministro. Bisogna vedere se negli accordi ci sono spazi di modifica o meno, ma è un cantiere che va avanti e credo che in queste cose un intervento è molto complicato. Dobbiamo inoltre ricordarci che esiste la certezza del diritto: se è stato fatto un contratto domani non si può dire «abbiamo scherzato». Un mio parere poi sarebbe inopportuno: non è penso che uno, arrivando, facendo il primo della classe ottenga dei risultati. Prima preferisco avere un incontro con chi c'era prima di me, parlarne con l'amministrazione locale.