«Il rilancio dell'immagine culturale di Milano passa dalla coproduzione di grandi mostre con Parigi e Londra». È la politica avviata dall'assessore milanese alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory (nella foto) : «Ma per le mostre servono soldi e io non accetto tagli al mio bilancio». Non solo: «Dobbiamo interpretare fino in fondo occasioni come la Bit, il Salone del Mobile e la Settimana della Moda per aprire i nostri beni culturali». I giornali stranieri non riconoscono a Milano «le potenzialità e la ricchezza del patrimonio artistico...» «Non continui, conosco benissimo il problema d'immagine». Mi fermo, allora. Continui lei. «Condivido il tema posto dalla ricerca. E infatti il rilancio è avviato: l'internazionalizzazione di Milano passa dalla coproduzione di grandi mostre con Parigi e Londra», dice il titolare della Cultura nella giunta Moratti, Massimiliano Finazzer Flory. Ma per le mostre servono soldi e «io non accetto tagli al mio bilancio». Un'alleanza con Parigi e Londra? «La collaborazione internazionale è una mossa inevitabile». Sarà sufficiente? «È il primo passo. Poi dobbiamo interpretare fino in fondo occasioni come la Bit, il Salone del Mobile e la Settimana della Moda per aprire i nostri beni culturali e rappresentarli al meglio. Ma la grande occasione di svolta arriverà il 18 novembre 2010, con l'apertura del Museo del Novecento all'Arengario». Progetti in vista per l'evento? «Una strategia. Io rivendico la governance di un progetto culturale del centro storico che vale 3,5 milioni di visitatori l'anno: un sistema che mette in rete Palazzo Reale, il nuovo Arengario, il Duomo, il Museo della Scala, la Pinacoteca di Brera e il Poldi Pezzoli. Tutti questi attrattori riporteranno Milano alla ribalta nel mondo». Vuole dirigere l'operazione? «Sì, perché servono un indirizzo, una direzione artistica unitaria e un unico palinsesto coerente, denso, avvincente e soprattutto capace di comunicare in modo diretto e chiaro. C'è bisogno di una politica che associ educazione e intrattenimento. Dobbiamo offrire un progetto di democrazia estetica a Milano». Mica facile, con gli annunciati tagli al budget del suo settore... «Io rivendicherò in giunta 40 milioni, più dell'anno scorso, e un programma di 40 mostre di qualità fino al 2010. Darò quella programmazione culturale che a Milano mancava». Sfiderà la giunta sul bilancio? «Io mi metto lì con il coltello tra i denti e non voglio un euro di meno. Se la giunta taglia dove c'è meritocrazia, m'innervosisco. Ho aumentato del 20 per cento i visitatori dei musei civici, sono cresciuti gli sponsor. Ci manca solo che tolgano fondi a me». Non accetta tagli, chiarissimo. «Solo ai pregiudizi». Parliamo di mostre, allora: qualche nome in cartellone? «Milano ospiterà per la prima volta una straordinaria retrospettiva su Dalì. Poi Cezanne, i grandi maestri dell'arte contemporanea, le icone della cultura pop». E con i giornalisti stranieri, assessore, come la mettiamo? «Durante la Settimana della Moda li accompagnerò in un tour culturale. Partiremo dal Cenacolo di Leonardo, chissà che non l'abbiamo mai visto».