FIACCOLE E BANCHETTI NELLE NOZZE DEI GRECI organtina è un invito a tuffarci nel passato, in quello lontanissimo che un po sgomenta. I suoi resti monumentali ci raccontano di una città naturalmente difesa da scoscesi pendii, una roccaforte che domina vallate coltivate a grano e controlla laccesso al mare. Fondata dai Morgeti - popolazione italica arrivata alla fine del I millennio avanti Cristo - Morgantina è fra i centri che resistono alla colonizzazione greca ma poi acquista nuova importanza in epoca ellenistico-romana, sino a quando non sbaglia alleato e si mette dalla parte dei cartaginesi. Inizia così una veloce decadenza, tanto che nel I secolo avanti Cristo il geografo Strabone può definirla «città che una volta esisteva ma ora non esiste». Morgantina è oggi poco valorizzata, come del resto tutto il nostro patrimonio archeologico. Da cinque anni però gli abitanti di Aidone - paese vicinissimo allantico sito - con un attento lavoro di volontariato realizzano un evento che di nuovo la rende protagonista: un grande spettacolo, per trasformare il sedimentarsi della storia in preziosa occasione che favorisce sentimenti di appartenenza e turismo non becero. Questanno i soci dellArcheoclub Aidone-Morgantina hanno lavorato sul matrimonio in età greco-romana: dalle 16,30 al tramonto, oggi e domani un happening collettivo con oltre cinquecento personaggi per un tema eterno come la fedeltà coniugale e la famiglia. Cioè la cellula-base della società, che naturalmente si forma seguendo una precisa ritualità che muta nel tempo. Il buon cittadino greco devessere coniugato, solo così avrebbe garantito la continuità e assolto il suo triplice dovere verso gli dei, lo Stato e la propria stirpe: i figli ancora da nascere sarebbero stati devoti agli dei, soldati preziosi per la difesa della città e la conservazione della stirpe familiare. Il matrimonio è preceduto da una solenne promessa, il padre della sposa si impegna a versare la dote e le donne hanno ben poca libertà. La dote è il rifugio per un residuo di autonomia: al marito spetta solo lusufrutto, i beni rimasti di proprietà della moglie ne garantiscono il prestigio familiare. Le cerimonie si celebrano soprattutto durante il mese di Gamelione, dalla seconda metà di dicembre alla prima di febbraio: sono i giorni delle Gamelie, le mitiche nozze fra Era e Zeus, e il momento migliore coincide con la luna piena. Letà giusta per sposarsi prevede che lei abbia tra i tredici e i quindici anni, lui è un uomo fra i trenta e i trentacinque: assieme rimandano a purezza ed esperienza, una coppia perfetta. Il rito matrimoniale è complesso, lungo diversi giorni. Tutto inizia con un sacrificio agli dei. Segue il bagno purificatore preparato in casa, con acqua attinta da fonti sacre e trasportata con un vaso utilizzato solo per quelluso. Dopo il bagno la futura sposa sacrifica le sue chiome e i suoi giochi di bimba a una divinità legata alla sfera della verginità, come Artemide. Il banchetto di nozze si celebra nella casa della sposa decorata con rami di alloro e ulivo: arrivati a sera la ragazza sarà consegnata allo sposo. Il matrimonio greco è un contratto dove lamore modernamente inteso non trova posto, ma la cerimonia che segna linizio della coabitazione dopo tanti secoli sprigiona ancora una sottile suggestione: avvolta in un velo, lei è condotta davanti allo sposo, profumata e coronata di fiori. Poi è posta su un carro, portatori di fiaccole la precedono e seguono tra inni, canti e danze. Lentamente ci si avvia verso la casa dello sposo. La nuova coppia è accolta dai genitori di lui che sul capo della ragazza spargono simboli di ricchezza e fecondità: fichi secchi, datteri, noci e anche monete. La madre dello sposo ha già preparato la camera nuziale, gli invitati sono accomiatati con beneauguranti focaccine di sesamo. Finalmente soli? No, anche la consumazione delle nozze è inserita nel ciclo delle cerimonie rituali: una volta nella camera nuziale la porta è sprangata e un amico dello sposo fa da guardia, mentre le amiche di lei cantano e battono le mani. Lindomani la sposa può finalmente sollevare il velo per ricevere i doni da parenti e amici. Anche a Roma sposarsi e generare figli coincide con uno dei primi doveri di ogni buon cittadino, le cerimonie nuziali rimandano a differenti tipi di matrimonio che mutano col trascorrere dei secoli. Il mese più adatto è la seconda metà di giugno: il fatidico giorno la sposa indossa una tunica bianca con un nodo che potrà essere sciolto solo dallo sposo, il viso avvolto in un velo arancione, sulla testa una corona di fiori. Anche i capelli sono stati modellati seguendo la tradizione: divisi in sei strisce dalla punta di una lancia - meglio se sporca di vecchio sangue - intrecciati e rialzati sul capo fanno da sostegno al velo. Le sacre bende completano lacconciatura. Sacrifici agli dei, formule rituali e banchetti si susseguono come in Grecia, ed è sempre con un corteo che la ragazza è condotta a casa dello sposo. È portata in braccio oltre la soglia per evitarle di incespicare e così evocare un pessimo presagio, mentre gli invitati invocano il dio delle nozze. Accogliendola in casa il marito le chiede il suo nome, lei risponde con la formula «ubi tu Caius ego Caia»: appena entrata le vengono offerti acqua e fuoco, simbolo dei suoi futuri compiti domestici. Da questo momento è una matrona - donna sposata, destinata alla procreazione - e trova un suo ruolo giuridico che altrimenti non avrebbe mai avuto. La famiglia riservava ruoli e poteri molto diversi ai due contraenti, e nella Roma più arcaica lautonomia delle donne sembra davvero minima. Il marito poteva divorziare per grave colpa della sposa, ma è proprio il concetto di «grave colpa» che lascia da pensare. Specie quando, in un libro di Lefkowitz sulle donne nellantichità, leggiamo di Gaio Sulpicio Gallo che divorziò dalla moglie perché lei era uscita di casa a testa scoperta e di un altro integerrimo cittadino, Quinto Antisto Veto, che ripudiò la moglie dopo averla vista parlare in pubblico con una liberta.