Quella dellAbate Luigi di piazza Vidoni è stata "scoperta" ieri. Oggi iniziano i lavori per il "Facchino". Poi sarà la volta di "Madama Lucrezia" e di "Pasquino" Sotto un cielo stranamente plumbeo, con la piazza Vidoni gremita di giornalisti, fotografi e curiosi, dopo i lavori di restauro durati quasi due mesi, è tornata a respirare e, chissà, da qui a poco anche a lanciare le sue ironiche e irriverenti invettive contro il potere e i suoi abusi una delle statue parlanti di Roma, quella dellabate Luigi. A respirare perché era coperta da uno strato di sporco dovuto allinquinamento. E ora: «Ariecchime sto quà, so aritornato», ha letto lassessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi dopo aver tolto il drappo di velluto rosso che la copriva, «a riparla per conto de la genteche, credime, da di, ce ne so tante,dar tempo dei du Consoli ar Senato». Restaurata per iniziativa dellAssociazione Abitanti Centro Storico, dellassessorato alle Politiche culturali e della Sovraintendenza ai Beni culturali del comune di Roma, il recupero della statua è parte di «un progetto più ampio» come ha spiegato Viviana Di Capua, presidente dellAssociazione, «che vedrà interessate tutte le "statue parlanti" di Roma». A cominciare da quella di Madama Lucrezia, che si trova in piazza San Marco, in restauro già da aprile, per finire con quella del Facchino in via Lata, una fontanella cinquecentesca i cui interventi sono partiti proprio oggi. Il restauro, ha aggiunto il delegato del sindaco per il centro storico Dino Gasperini, è stato anche «loccasione per sistemare lintera area, per dare un senso pubblico a un intervento culturale». Presenti alla cerimonia, oltre allassessore Croppi, alla presidente Di Capua e al delegato Gasperini, anche il sovraintendente ai Beni culturali del comune Umberto Broccoli che ha voluto ringraziare «gli sponsor che hanno permesso che le statue tornino a parlare». Tra questi lAssociazione tabaccai, Cam Edilizia e Saba Italia. E ha continuato: «Il Pasquino, la statua più famosa, insieme alle altre, a tuttoggi simboleggia la vera voce del popolo di Roma. Pasquino parlava contro il potere, anche se spesso era lo stesso potere che ispirava le sue parole alle statue». Cita poi uno dei lazzi che vennero attaccati alla statua durante loccupazione di Bonaparte: «I francesi son tutti malfattori... No, no! Non tutti: bonaparte!». E mentre lassessore Croppi ricorda che «liniziativa spontanea dei cittadini non solo ha consentito il restauro delle statue parlanti, ma anche la realizzazione di un sito internet» (www. statueparlantiroma. it), alcuni turisti chiedono cosa sta succedendo. Appena capiscono scattano foto, prendono la cartina e vanno a cercare il Pasquino, che si trova a poche decine di metri da qui. Tutte insieme le statue formavano il cosiddetto Congresso degli Arguti, e lirriverenza verso i potenti, linsofferenza verso la corruzione, lallergia verso il nepotismo, il rifiuto di sfarzo e ostentazione, echeggiavano su queste pareti virtuali in cui ci si poteva sfogare, in forma anonima e (almeno in parte) sicura. Anche se gli autori delle pasquinate, dirette verso lo strapotere curiale e la sua evidente e (sconcertante) decadenza, erano letterati come lAretino o Giovan Battista Marino. Certo non gli analfabeti popolani. Che però con la loro sagacia e il loro carattere da sfottò - tratto che rimane a tuttoggi nel romano - erano sicuramente loro ad ispirarli.