L'estate può essere la stagione adatta per allenarci a vedere, nel paesaggio e nel nostro habitat, i monumenti "invisibili", tali essendo quelli che non rivelano la loro vera natura per un nostro difetto culturale. L'occhio, infatti, è un organo selettivo, che tutto guarda ma vede soltanto ciò che rientra nel quadro culturale del cervello. L'esempio tipico è quello dell'indiano che, nei film western, sa leggere le impronte lasciate sul terreno dagli animali: tutti le guardano ma soltanto lui sa vederle. Domandiamoci, innanzitutto, che cos'è un monumento, e se la parola stia a indicare soltanto la Piramide di Cheope, il Partenone, il Colosseo o la Tour Eiffel: un oggetto artistico, grande, visibile, al quale si affida la memoria di un uomo o di un evento eccezionale, ben visibile e riprodotto sui libri di storia e d'arte, giornali, cartoline, guide per turisti e memorie elettroniche. Possono esistere monumenti invisibili? Sì, esistono, e sono molto importanti. Possiamo dire, infatti, che i monumenti visibili sono quelli eretti dalla macrostoria, mentre quelli invisibili appartengono spesso alla microstoria. Stiamo pensando alle piccole lingue o dialetti di tradizione soltanto o prevalentemente orale; agli stagni che fino a non molti anni fa stavano al centro dei nostri paesi; alle strade armentaresse, che consentivano ai pastori comunali di portare ogni giorno gli animali grossi e minuti al pascolo sulle comugne, cioé sulle praterie del pubblico demanio comunale; ai percorsi delle rogazioni; alla toponomastica campestre; al paesaggio storico (pensate alla visione dal Castello di Udine che emozionò Chateaubriand e oggi è per sempre "lesionata" dai grattacieli); alle tradizioni popolari; alle villotte; al rito aquileiese, abolito nel 1596... Possiamo definirli monumenti perché in realtà contengono il ricordo di microciviltà, e qualificarli come invisibili perché possiamo "vederli" soltanto attraverso lo studio della microstoria. Ma spesso non li vediamo perché sono materialmente occultati o sommersi. L'armentaressa di Basaldella del Cormôr si chiama oggi via Verdi; quella di Ronchis di Latisana, via Garibaldi! Se anziché dagli armenti e dai pastori viene percorsa dalle automobili e dai trattori, diventa una strada asfaltata come le altre, e diventa un monumento invisibile. Se il Comune di Casarsa autorizzasse la lottizzazione o l'industrializzazione di una campagna denominata "Li Miris-cis", e gli speculatori ci costruissero sopra il "Villaggio della Luna", perderemmo non soltanto uno storico paesaggio agrario, sede delle leggende locali, ma anche un toponimo di antica tradizione: avremmo perso, qundi non uno ma due monumenti della microstoria. E dopo lo scempio nessuno capirebbe più il senso delle parole del Poeta: "Oh ciamps lontans, Miris-cis".
VENETO - Andiamo a caccia dei monumenti "invisibili", occultati o sommersi
L'estate è un'epoca adatta per scoprire i "monumenti invisibili" che non rivelano la loro vera natura a causa di un difetto culturale. L'occhio è selettivo e vede solo ciò che rientra nel quadro culturale del cervello. I monumenti visibili sono quelli eretti dalla macrostoria, mentre quelli invisibili appartengono spesso alla microstoria. Questi ultimi includono piccole lingue, stagni, strade armentaresse, percorsi delle rogazioni, toponomastica campestre, paesaggio storico, tradizioni popolari, villotte e riti. Tuttavia, questi monumenti possono essere materialmente occultati o sommersi, rendendoli invisibili.
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