Un prezioso tassello iconografico va ad aggiungesi al patrimonio culturale comasco. È stato infatti catalogato e digitalizzato il materiale fotografico di Ignazio Vigoni, noto appassionato di storia dell'arte locale il cui nome è legato alla storica villa di famiglia a Loveno di Menaggio. Le sue "Antichità lariane", una serie di album fotografici, documentano alcuni angoli remoti e poco conosciuti del nostro territorio. Sono state studiate e archiviate da un gruppo di ricerca della Società Archeologica Comense, costituito da Franco Prada, Franco Romanelli e Dario Tagliabue, con la consulenza di Renato Bianchi. Ne è scaturito un volume, edito dallo stesso sodalizio e dal Centro Italo-Tedesco Villa Vigoni, dal titolo Lo sguardo e l'obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità lariane di Ignazio Vigoni. La pubblicazione vede la luce in occasione del 25 della morte di Ignazio Vigoni (nato nel 1905 e scomparso nel 1983), per rendere maggiormente nota la figura di questo personaggio, profondamente dedito alla cultura e al patrimonio formativo lariano, mediante una ricerca mirata non tanto sulla quantità, ma sugli aspetti per così dire marginali, legati alle arti minori, al mondo rurale e a quello dell'artigianato locale. Scorrendo il volume, curato da Fabio Cani, ci si accorge come l'ammontare degli scatti, quasi completamente in bianco e nero, superi di poco le 2mila unità, 2.193 per la precisione. Se si considera che l'arco cronologico del lavoro copre un periodo che va dal 1949 al 1978, si ottiene una media di cento foto all'anno, l'equivalente di circa tre dei vecchi rullini da 36 pose. Ancora di meno sono i negativi conservati: 1.528 da 35 millimetri e circa 280 di altri formati. Non si può comunque dire che manchi la qualità. Anzi, si capisce anche perché Vigoni si sia concentrato su alcune località, tralasciandone altre, e abbia puntato l'obiettivo su talune opere d'arte, escludendone diverse anche più note o preziose. C'è, dunque, una logica nelle "Antichità lariane", legate per testamento alla Società Archeologica Comense dallo studioso lariano che, in uno dei suoi contributi sulla "Rac", la "Rivista Archeologica Comense", aveva dichiarato come sua intenzione fosse quella di rendere manifesti episodi "poco noti" o "inediti" del patrimonio culturale lariano. Al di là del sistema utilizzato da Vigoni nel suo lavoro, che lascia una soddisfacente documentazione scattata soprattutto negli anni '50, non possiamo dire di avere una documentazione completa di una porzione di territorio o di un fenomeno. Ma per chi deciderà di conoscerla, questa assumerà una valenza di notevole interesse. Sarà possibile comprendere in quale modo si vivesse nelle zone rurali della Val Cavargna o delle valli dell'Alto Lario negli anni '50 e '60 e scoprire la preziosità dei dipinti di devozione popolare, oggi purtroppo ormai ridotti a mere chiazze di colore, o imbattersi in curiose mensole di serizzo, infisse nei muri delle case ad altezze diverse, che servivano da appoggio ai portatori di gerle, durante le loro salite ai monti. E, sfogliando le pagine del volume appena pubblicato, si potrà apprezzare una parte di questo importante patrimonio documentario, costituita soprattutto dagli scatti migliori e da quelli che documentano al meglio i poliedrici interessi di Ignazio Vigoni, intellettuale capace di spaziare dagli affreschi all'oreficeria, dagli edifici rurali alle dimore barocche, dai paesaggi ad ampio respiro ai vicoli dei centri storici. Cristina Fontana