Al Giardino di Boboli le più recenti scoperte archeologiche sui due importanti siti Può una mostra nascere da un serio progetto scientifico incentrato su un dibattuto problema storiografico? La risposta può essere affermativa dopo aver visitato lesposizione "Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera" allestita a Firenze nei suggestivi spazi della Limonaia del Giardino di Boboli (sino all11 ottobre). Il curatore Guido Vannini, coadiuvato da un comitato scientifico internazionale, ha voluto dare conto infatti dellattività di ricerca portata avanti dallUniversità di Firenze, in collaborazione con il Dipartimento di Antichità della Giordania. I risultati delle indagini hanno messo in luce il ruolo di frontiera della regione tra il Mediterraneo e il deserto arabico lungo vie carovaniere che hanno dato un contributo importante ai contatti commerciali, ma anche culturali, tra le due aree. Un ruolo svolto in maniera diversa durante lo svolgersi dei secoli: fiorente in epoca romana e bizantina, entrato in crisi con le invasioni persiane e il crollo del limes arabicus, di nuovo rilevante a partire dallepoca delle crociate. Lattenzione è stata posta sia nelle ricerche sul campo che in sede espositiva soprattutto sul castello di Shawbak, che inizia ad apparire come uno degli insediamenti medievali più rilevanti del Mediterraneo orientale. E situato 25 chilometri a nord di Petra e venne fondato da Baldovino I, re di Gerusalemme, su strutture precedenti di epoca romana. Gli archeologi hanno riportato alla luce anche una fase islamica di grande splendore: Saladino volle trasformarlo infatti in una raffinata città di cui ora conosciamo il maestoso palazzo, fatto realizzare dal nipote, i bastioni monumentali risalenti alla fine del Duecento, i laboratori tessili azionati a energia idraulica, i quartieri residenziali e commerciali. Tutto ciò suggerisce che la ripresa della zona non fu effimera e limitata alla presenza dei Crociati, ma duratura e in grado di offrire una risposta alle mutate condizioni economiche e sociali: Europa e Oriente, seppure in maniera spesso conflittuale, avevano ripreso un dialogo o almeno un confronto. Il percorso espositivo - per una suggestiva scelta voluta dagli organizzatori - è impostato come un viaggio tra linsediamento di Shawbak e la non distante Petra, vale a dire una delle aree archeologiche oggi più note a un vasto pubblico, ma non ancora valutata a pieno nella sua effettiva rilevanza storica. Strabone, nella sua Geografia, descrive la città come ben governata, con case in pietra, giardini meravigliosi e la presenza di numerosi stranieri. Affermazioni e descrizioni che le indagini archeologiche confermano, ricostruendo - seppure ancora parzialmente - lo splendore raggiunto dalla capitale dei Nabatei. Tra i meriti della mostra fiorentina vi è anche quello di riuscire a illustrare le novità che, negli ultimi tempi, hanno riguardato Petra, il ruolo strategico svolto nellarea vicino-orientale e il suo territorio di competenza. Il viaggio proposto, che è alla base del progetto espositivo, riguarda anche la dimensione cronologica: in questo caso si attraversa uno spazio temporale che supera abbondantemente il millennio.
FIRENZE - Quei maestosi palazzi tra petra e shawbak
La mostra "Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera" è stata allestita al Giardino di Boboli a Firenze. La mostra è stata curata da Guido Vannini e un comitato scientifico internazionale. L'attenzione è stata posta sul castello di Shawbak, che è stato fondato da Baldovino I, re di Gerusalemme, e che ha avuto una fase islamica di grande splendore. Gli archeologi hanno riportato alla luce strutture come il palazzo, i bastioni monumentali, i laboratori tessili e i quartieri residenziali e commerciali. La mostra ha anche illustrato le novità che sono state scoperte negli ultimi tempi a Petra, il ruolo strategico svolto nell'area vicino-orientale e il suo territorio di competenza.
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