Lintervento Cè amarezza in coloro che hanno dedicato e dedicano le migliori energie intellettuali allUniversità. E sarebbe ingiusto, per chi ha investito la sua vita professionale nel mondo universitario, assistere passivamente alla polemica sugli atenei «virtuosi» e su quelli che lo sono meno o non lo sono. Lamarezza viene dallessere forse troppo frettolosamente accusati di inefficienza, e dalla consapevolezza che con questa celebrazione della crisi dellUniversità si sta rinunciando al futuro del nostro Paese. Lincapacità di investire in ricerca sta privando la nostra economia del più importante volano di sviluppo di cui possiamo disporre. Appare stridente il confronto fra questo e quanto riportato recentemente da Salvatore Settis sul progetto politico del presidente Barak Obama, il quale ha annunciato che lAmerica investirà più del 3 del Pil in università e ricerca, con una incisiva azione di sostegno pubblico in particolare alla ricerca multidisciplinare, come quella tra fisica e scienze biomediche. È una politica di sostanza, lungimirante e coraggiosa, che non si perde nelle polemiche collegate alle classifiche fra atenei per la distribuzione di quote limitatissime di fondi esigui e in riduzione, ma affronta il futuro con atti concreti di espansione della disponibilità di risorse. VIENE da pensare quanto sia utile poi, per il Paese, concentrarsi su classifiche generali degli atenei, che pur evidenti nel loro significato, poco descrivono le realtà specifiche e le potenzialità dei loro diversi settori. La facoltà di Medicina si colloca in una sfera specifica di interfaccia attiva obbligata fra Università e Sistema sanitario, in cui le possibili difficoltà e complessità di rapporto fra i due mondi possono trasformarsi in elementi di successo quando la relazione riesce a divenire sinergica. Lobbligo alla ricerca e allinnovazione caratteristico del sistema universitario se si sposa con la necessità di innovazione appropriata tipica della sanità può produrre quegli effetti positivi e di sviluppo del sistema che nella nostra Regione sono stati cercati e progettati con forza e con chiarezza. E di pochi giorni fa un bando per la ricerca sanitaria emanato dalla Regione Toscana per 15 milioni di euro, dimensione pari a una volta e mezzo il bando nazionale ministeriale del 2008. E parallelamente a questo, la valorizzazione del rapporto Regione-Università ha condotto a un intervento per le Università di Firenze, Pisa e Siena per il sostegno alla ricerca e la valorizzazione dei suoi prodotti trasferibili. È un modello che potrebbe essere estensibile ad altre facoltà a vocazione tecnico-scientifica e anche sociali e umanistiche. È una strada vincente, perché non si pone come obiettivo il salvataggio dellUniversità, ma la realizzazione di progetti concreti, di risultati di qualità. Linvestimento mirato, già promosso dal Sistema sanitario toscano, è un investimento, non una sovvenzione. È una dinamica in cui non si tratta di essere più o meno virtuosi, ma di sostenere e produrre innovazione e quindi sviluppo economico. Le ultime rivalutazioni pongono lUniversità di Firenze in una posizione più che buona nel confronto con gli altri atenei. Ma tutti sappiamo che lUniversità non è priva di difetti, e che la sua forza sta nella capacità di valutarsi e innovarsi. Credo sia arrivato il momento di superare luoghi comuni che non fanno bene a nessuno, per chiedere alla politica di impegnarsi a fondo per garantire allUniversità il suo ruolo e con questo la realizzazione degli obiettivi di qualità e di innovazione di cui è portatrice. È una sfida che potrebbe rappresentare una cifra nuova e forse determinante nel consentire allUniversità non di sopravvivere, ma di svolgere appieno i suoi compiti e di acquisire realmente il ruolo di forza propulsiva nel progresso dei sistemi culturale, sociale ed economico che concorrono allo sviluppo del Paese. Lautore è preside della facoltà di Medicina a Firenze