Il centrodestra durissimo dopo le contestazioni al ministro Bondi Bondi è riuscito a pronunciare solo frasi spezzate coperte dal frastuono generale Il contestatore più ostinato ha una trentina danni e una voce potente: alza il braccio destro col medio rivolto verso il palco mentre Bondi prende la parola. Resta così, immobile sotto il sole, per cinque lunghissimi minuti, urlando insulti e fischiando nel coro della piazza, fino al forfait del ministro, costretto a interrompersi tre volte. Otto ore più tardi la protesta forse più rumorosa e prolungata tra quelle che hanno segnato le cerimonie degli ultimi dieci anni, fa dire al deputato Pdl Giuliano Cazzola: «Lanno prossimo le vittime del 2 agosto le commemoreremo per conto nostro». Celebrazioni separate per rispondere allinsulto subito da Bondi che è riuscito a pronunciare solo frasi spezzate coperte dal frastuono generale: «Questa strage è avvenuta in un momento di guerra fredda strisciante. Permettetemi di leggere il messaggio del governo». E da Piero Calamandrei: «Esiste un tribunale invisibile al quale tutti dovremo rispondere.» E poi, quasi gridando: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (teatro di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignità». Ma la piazza è durissima. «Vergogna, tornatene ad Arcore, vai da Papi», gli inviti più "benevoli". «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione», reagisce il ministro. E ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti». Poi andandosene: «Quanto è accaduto è il segno che lodio politico e ideologico è ancora profondo nel nostro Paese. E triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni». Prima di lui una bordata di fischi se lè già meritata anche il messaggio di Berlusconi e i nomi di Francesco Cossiga e di Giulio Andreotti citati dal presidente dellassociazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi. Le reazioni indignate non si fanno attendere. Attacca Daniele Capezzone che alle 11,43 detta alle agenzie: «Lodio non porta lontano e non fa bene a nessuno: è ancora una volta avvilente dover constatare il modo aggressivo e intollerante con cui una personalità del governo, in questo caso il ministro Bondi, è stata accolta a Bologna». Non solo. Il portavoce del Pdl va oltre: la matrice fascista della strage è «un dogma politico giudiziario» che sarebbe ora di sfatare. «I familiari delle vittime.farebbero bene a cercare i veri mandanti e i veri esecutori. Bisognerebbe riaprire il caso Mambro - Fioravanti». Parole coraggiose, plaude qualche ora dopo il commissario de La Destra Francesco Storace mentre «che a Bologna ormai vada in scena il solito rito dei fischi non è più una grande notizia». Per Italo Bocchino, Pdl è «il segno dellesistenza di un forte residuo di intolleranza nella sinistra italianachi fischia non cerca la verità». Più "tollerante" il ministro Gianfrando Rotondi che fu bersaglio dei fischi dellanno scorso: «In un Paese libero il governo è sempre destinatario di una sofferenza, qualunque essa sia. Qui cè una sofferenza altissima, dopo 29 anni, e un interrogativo infinito. Quindi il fischio non spaventa». Ma la sua è una voce isolata nel centrodestra. Per il vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli «quando si vuole iscrivere una morte violenta a debito di una parte politica o a credito di unaltra, non si rende un servizio alla verità giudiziaria». Mentre per il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto, «purtroppo i peggiori nemici di una commemorazione seria e attentasono proprio i fanatici che regolarmente contestano il rappresentante del governo, chiunque sia». Dice Annamaria Bernini, Pdl, «i fischi del 2 agosto sono un rituale dellintolleranza, un appuntamento fisso con il professionismo della vuota protesta oltranzista contro chiunque "osi" incarnare su quel palco un ruolo istituzional». Critiche ai contestatori anche dai Pd Pierluigi Bersani e Dario Franceschini: «Dispiace, daltronde è sempre un giorno carico di tensione perchè la ferita è ancora aperta». Lo ammette anche il segretario dellUdc Lorenzo Cesa, che però aggiunge: «I soliti fischi hanno trasformato in unindegna gazzarra contro il governo una manifestazione che doveva unire tutti gli italiani nel ricordo delle vittime e nella condanna dei terroristi». Solo per Pino Sgobio, Pdci «dietro quei fischi cè rabbia e indignazione».