Il sindaco contro i "revisionisti di comodo", ma anche i rituali Cambiare modalità che non soddisfano più lo scopo principale per cui erano pensate Cambiare non solo si può, ma si deve. Flavio Delbono battezza il suo primo Due Agosto da sindaco mettendo in discussione una commemorazione che resiste identica da 29 anni. Tanti, forse troppi per ripeterla uguale a se stessa, compreso il logoro rituale dei fischi ai rappresentanti del governo che anche ieri hanno rubato la scena alla memoria. «E il momento di ripensare le cerimonie - dice Delbono - in modo che i valori che le cerimonie rappresentano non finiscano nel dimenticatoio». Parole nette. Più nette di quelle che in altri tempi pronunciarono altri sindaci, da Renzo Imbeni a Giorgio Guazzaloca. «Abbiamo bisogno di rimettere in gioco rituali che ci danno un grande senso di identità, come è giusto che sia, ma che non soddisfano più lo scopo principale per cui erano pensati» dice Delbono dal palco di piazza Medaglie DOro. La folla, alcune migliaia di persone (in media con gli anni scorsi nonostante sia domenica), applaude. La stessa folla che poi non esita a ripetere il rito dei fischi, dei cori e degli insulti che soffocano dallinizio alla fine la voce del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, Pdl, costretto a interrompere il suo discorso. E una storia che si ripete. Sin dal mattino, con lappuntamento alle 8,30 a Palazzo DAccursio per il saluto privato delle autorità ai familiari degli 85 morti e 200 feriti della strage della stazione. Ci sono tutti: il governatore Vasco Errani, la Presidente della Provincia Beatrice Draghetti, il Prefetto Angelo Tranfaglia e il questore Luigi Merolla. Gli assessori di Comune, Provincia e Regione. Tanti i dirigenti Pd, dai parlamentari come Walter Vitali, al segretario provinciale Andrea De Maria e a quello regionale Salvatore Caronna, ai pretendenti alla segreteria regionale come lex viceministro Mariangela Bastico, in lizza con i franceschiniani. E il congresso che incombe, e che in questo anniversario della strage porta sotto le torri anche i due principali candidati alla segreteria nazionale, entrambi emiliani. Per primo, a sorpresa, si presenta il piacentino Pierluigi Bersani, alle 9,15 in Piazza Nettuno. Seguito a metà corteo da Dario Franceschini, annunciato sin da sabato sera. In piazza Medaglie DOro parla per primo il presidente dellassociazione dei familiari Paolo Bolognesi. Arriva anche il ministro Bondi, alla guida di una Toyota in compagnia del figlio Francesco. Lungo applauso quando viene letto il messaggio di Giorgio Napolitano, che parla di «una stagione di follia». Alle 10,23, con due minuti di anticipo, il minuto di silenzio. Poi tocca a Delbono, che esordisce con un discorso snello, in cui non esita a chiamare quella della stazione «una strage fascista, la cui storia è costellata di depistaggi, bugie e mezze verità». Il sindaco se la prende con «i revisionisti di comodo», quelli cioè che «ad ogni anniversario trovano utile riesumare nuove piste, nuovi misteri e nuovi filoni dindagine, là dove novità sostanziali non ce ne sono né ce ne possono essere. Anche senza prove giudiziarie noi sappiamo cosa successe il 2 agosto di 29 anni fa, e sappiamo perché successe». Ma la platea si prepara già, puntuale, a fischiare lesordio del discorso di Bondi, mentre mezza piazza si svuota, con lassemblea antifascista, Prc e le Rdb che girano le spalle al palco e se ne vanno. A cerimonia appena finita, col ministro già lontano, Delbono preferisce non commentare. I fischi? «E già stato detto tutto sul palco» fa sapere il suo staff. Vale a dire, ancora una volta, che i vecchi riti vanno cambiati.