L'arte da non perdere. A Venezia non solo grandi eventi, ma anche molte mostre «minori» che meritano di essere visitate L a Biennale «pifferaio magico» conduce con sé centinaia di piccole e grandi sorprese. Placata la frenesia della settimana più calda dell'anno, sopite le eco del tour de force di vernissage, buffet finger food, archiviata la caccia al gadget più gettonato, dalla borsa di Yoko Ono, seno tondeggiante da portare a spasso per calli e campielli alla salsiccia (vera) selezionata con cura da Maurizio Cattelan, si aprono lunghi mesi di mostre che definire «minori» è riduttivo. Un esempio su tutti, la personale di Bernardí Roig al piano nobile di Ca' Pesaro. L'artista catalano ha lavorato per due anni come un pugile in allenamento. A fargli da sparring partner i capolavori di fine Ottocento e inizio Novecento custoditi in uno dei musei più sottovalutati di Venezia. Opera per opera, dalla Giuditta- Salomè di Klimt alla Madame X di Medardo Rosso, con una testa calpestata da un acuminato tacco a spillo a un'altra testa modellata in pensoso dialogo con la cera di Rosso, Roig reinventa l'intera collezione in una dialettica commovente fra presente e passato. Rassegna raffinata, intensa, poco adatta, forse, ai riflettori abbaglianti della valanga Biennale «Shadows must dance», così si intitola, è uno dei possibili punti di partenza possibili per un itinerario silenzioso e magico fra le belle esposizioni aperte durante l'estate e l'autunno veneziani. Che questa sia un'estate-extra-Biennale tutta da esplorare armati di scarpe comode e ritmi lenti è evidente. Prendiamo, ad esempio, una novità assoluta per estensione dei «coinvolgimenti» artistici ad alto livello. Si chiama «Détournement Venise», un evento collaterale che è anche qualcosa in più. Un evento costruito sulla e per la città (al punto che prevede anche dei restauri e la nascita di una biblioteca del teatro). Nel concreto si traduce in una «mostra diffusa» in oltre trenta siti storici della città, dai più istituzionali ai più inediti fra cui molti normalmente chiusi al pubblico: il Molino Stucky, l'Archivio di Stato, Palazzo Albrizzi (qui nascerà stabilmente una biblioteca del teatro), il Telecom Future Centre, l'Ospedale S.S. Giovanni e Paolo con un'eccezionale installazione di Boltanski, solo per citarne alcuni. I curatori la definiscono una passeggiata «psico-geografica» nello spazio e nel tempo. Mimetizzate in corti antiche e atri cinquecenteschi le opere quasi 100 artisti provenienti da tutto il mondo. Tra questi, nomi come Anish Kapoor, Richard Long, Ai Wei Wie, Lawrence Carroll, Heinrich Nicolaus, solo per citarne alcuni. Le isole non stanno a guardare. A San Servolo, ad esempio, si è conclusa «Light on San Servolo -Il Caos1 il lavoro», un progetto espositivo che si svolgerà nell'arco di tre anni, con tre rassegne dedicate al lavoro, appunto, alla questione della migrazione e a quella dei conflitti. Arte come impegno, dunque, a smontare le accuse di una nuova ondata di art-pour-l'art attraverso mezzi espressivi come la fotografia, i video e in generale i nuovi media scegliendo un padre nobile, Pier Paolo Pasolini che sul settimanale Il Tempo teneva proprio una rubrica chiamata «Il Caos ». La prima tappa de «Il Caos» vede in esposizione i lavori di giovani artisti Marco Bonafè; Gea Casolaro; Donatella Di Cicco; Danilo Donzelli; Sandro Mele; Alice Schivardi; Giuseppe Stampone; Enrico Vezzi. In mostra anche un breve estratto di un documentario girato da alcuni cassaintegrati dell'Alitalia «Tutti giù per aria». E poi le grandi mostre di cui tanto si è già discusso ma che forse, ancora in pochi, hanno visto come la personale della palestinese Mona Hatoum alla Querini Stampalia, una perla di classicità contemporanea o «L'Anima dell'Acqua», alla Ca' D'Oro. In mostra opere inedite di Fabrizio Plessi e le suggestive video-installazioni di Bill Viola. Sospesa fra la poesia dell'acqua come elemento vitale primario e l'attenzione all'accessibilità dell'acqua per tutti, l'esposizione si fonda con decisione su di una metafora di purificazione, vita, morte, rinascita e si avvale anche del contributo di alcuni poeti contemporanei (Rondoni, Mussapi, Pontiggia, Giudici, Coppioli, Conte, Cerarosco) che ripercorrono con le loro opere i temi della mostra. Difficile raccontare gli «extra Biennale» più importanti, impossibile citarli tutti. La soluzione è la stupefacente guida alla Biennale 2009 e dintorni firmata da lightbox. Rosa shocking, impossibile non trovarla. Martina Zambon «Shadow must dance» è la personale di Bernardí Roig al piano nobile di Ca' Pesaro. L'artista catalano ci ha lavorato due anni: vicino a Klimt e Medardo Rosso, le provocatorie sculture, fra tacchi a spillo e teste pensose
VENEZIA - L'arte da non perdere. A Venezia non solo grandi eventi
La Biennale di Venezia è un evento artistico che si svolge ogni due anni e che attira centinaia di migliaia di visitatori. Quest'anno, la Biennale è stata caratterizzata da una grande varietà di mostre e eventi, tra cui la personale di Bernardí Roig al piano nobile di Ca' Pesaro. L'artista catalano ha lavorato per due anni per creare una mostra che reinventa la collezione di capolavori di fine Ottocento e inizio Novecento, mettendo in dialogo il presente e il passato.
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