E così anche il "piano casa" della Campania, dopo aver annaspato un po per gli uffici regionali e per la fiacca IV commissione urbanistica, è naufragato. Condannato, comera prevedibile, dallinedia e dalla insufficiente gestione dellurbanistica regionale. In effetti, labbrivio non era dei più forti. Innanzitutto si è chiamato genericamente "piano casa" quello che un piano casa non era. Nei fatti, si tratta, come recita il titolo del disegno di legge in discussione, di "Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la mitigazione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa". Una serie di norme, cioè, utili, secondo gli indirizzi forniti dal governo, a rilanciare leconomia attraverso lattempato, e discutibile, attrezzo delledilizia, della casa, del rassicurante mattone. Il piano casa, quello vero, è unaltra cosa: si tratta di circa 550 milioni di euro che dai tempi dellultimo governo Prodi vengono promessi, sempre gli stessi, tutti gli anni, per realizzare nuova edilizia residenziale sociale, il cosiddetto social housing, più o meno le case popolari, e dei quali proprio la settimana scorsa il governo Berlusconi ha sbloccato i primi 220 milioni. Una misura, quindi, indirizzata a risolvere una parte, sebbene piccola, dellemergenza abitativa "di base" e per le classi sociali meno agiate, attraverso un intervento complesso pubblicoprivato che tenterà di coprire un ritardo di almeno ventanni rispetto alle altre nazioni europee. Il piano casa della Campania, invece, quel provvedimento destinato a rilanciare ledilizia in generale e quella abitativa in particolare, quello col quale si sarebbero potute ampliare le villette di un buon 20 per cento o, nel caso di demolizione e ricostruzione, di un più ampio 35 per cento, quello col quale si sarebbero potuti riqualificare con interventi di ristrutturazione urbanistica le aree urbane degradate e, anche qui, i rioni di edilizia pubblica oramai obsoleti, quello che si sarebbe dovuto "per forza" approvare entro luglio altrimenti sarebbe stato troppo tardi per renderlo operativo, è stato invece rimandato a chissà quando, certamente dopo lestate, quando contestualmente partirà, inesorabile, la campagna elettorale per le regionali. E in caso di inadempienza si attiveranno, è bene ricordarlo, i poteri sostituitivi che faranno prevalere le ancor meno rassicuranti norme proposte dal governo. A voler praticare la deprimente regola del confronto con le altre Regioni (tutte impegnate dal medesimo protocollo dintesa firmato nella Conferenza unificata StatoRegioni dellaprile scorso) emerge il rispetto degli impegni da parte di quasi tutte le maggiori Regioni: la Toscana, prima tra tutte e forse quella che è riuscita a produrre la legge migliore, poi Veneto, Piemonte, Lazio, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia e persino la Provincia autonoma di Bolzano, delegata a legiferare in materia urbanistica, hanno prima discusso e poi approvati, comerano obbligati a fare, i loro disegni di legge, anche se alcuni di questi (in particolare quelli del Veneto e della Lombardia) sembrano particolarmente pericolosi e quasi atti preliminari allennesima aggressione incontrollata ai territori. Può consolare il fatto che il disegno di Legge della "progressista" Regione Campania fosse stato anchesso pensato male e scritto peggio, aprendosi a speculazioni di ogni tipo e malcelando doppi fondi che si sarebbero aperti alloccorrenza una volta approvato il provvedimento. Ma su quel disegno di legge si era anche aperto un utile dibattito con centinaia di emendamenti proposti da più parti. Alcuni, come quelli avanzati dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri in maniera congiunta, quelli dellIstituto nazionale di urbanistica, quelli dello Iacp di Napoli, erano sicuramente tesi a limitare il rischio speculativo, a tutelare centri storici e paesaggi di pregio, a fornire "qualità" agli interventi e a garantire in ogni caso una quota significativa dellaumento volumetrico alledilizia sociale. Così come si sarebbe potuta istituire una cabina di regia tutta pubblica con il ruolo di coordinamento e controllo, almeno degli interventi più consistenti, come quelli di ristrutturazione urbanistica. E invece niente. Gli sgambetti bypartisan e le ferie hanno prevalso su tutto: sugli obblighi contratti con il governo, sulla speranza di una legge che limitasse gli indirizzi predatori dati dal governo stesso, sul buon senso, sul futuro pencolante di questa regione.
CAMPANIA - addio piano casa, la Regione si ferma
Il piano casa della Campania è stato condannato per aver annaspato gli uffici regionali e la IV commissione urbanistica. Il disegno di legge, che prevede misure urgenti per il rilancio economico e la riqualificazione del patrimonio esistente, è stato approvato con emendamenti che limitano il rischio speculativo e tutelano centri storici e paesaggi di pregio. Tuttavia, il governo ha previsto poteri sostitutivi che faranno prevalere le norme proposte, rendendo il provvedimento discutibile. La Campania è stata l'unica regione a non approvare il disegno di legge, mentre le altre Regioni hanno discusso e approvato i loro disegni di legge.
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