I cambiamenti urbanistici di Torino nei quadri della Gam, tra progetti realizzati e speranze mai decollate In una tela il paesaggio agreste attorno allarea di Mirafiori, in unaltra le visioni oniriche delle sponde del Po Luoghi selvatici nella visione di Bussolino, allievo di Fontanesi. Spazi che in seguito verranno occupati dalle fabbriche Gli artisti sono stati sempre affascinati dallidea di poter immaginare ville templi e costruzioni sontuose. La realtà è stata diversa «Barocca sì, ma senza disordine, sil vous plaît». Così devono aver pensato i Savoia secoli fa immaginando il volto della nuova capitale subalpina. E gli architetti di corte, uno dopo laltro, hanno colto il messaggio, disegnando le vie e i palazzi come li conosciamo. Ne è venuta fuori una città bizzarra, capace di coniugare arzigogoli curvilinei e prospettive ortogonali in una vertigine urbanistica che costringe lo straniero a dubitare, a confondersi e infine a perdersi. Città delle meraviglie e delle sorprese, Torino è stata costruita come una quinta teatrale, sempre pronta a trasformarsi a ogni cambio di scena, con le facciate sontuose delle dimore che, voltato langolo, mostrano i nudi lati di poveri mattoni. E anche avendo a disposizione solo quelli cè chi si è dato parecchio da fare, animandoli senza laiuto dellintonaco in superfici che lasciano di stucco. Questione di soldi, senza dubbio. Con poche risorse da dedicare agli abbellimenti è toccato ingegnarsi, supplire con la fantasia là dove il denaro non poteva arrivare. Che la povertà aiuti a sognare non è certo una novità. Ne sono prova le incisioni del XVII secolo raccolte nel Theatrum Sabaudiae, meraviglioso catalogo dei tanti desideri architettonici dei sovrani. Qualcosa di questa vocazione alla fantasticheria in grande stile deve essere rimasto nellaria, tanto da suggestionare i pittori sensibili agli incantamenti della città. Ovvio pensare subito a De Chirico. Meno ovvio non dimenticare Carlo Bossoli, che nel 1863 dipinse "Veduta ideale del Po a Torino". Il quadro, oggi di proprietà della Gam, mostra lungo la riva del fiume una sequela di costruzioni immaginarie, templi, padiglioni e ville, che trasfigurano le sponde in un ambiente onirico. Il sogno di reinventare gli spazi, talvolta al di là delle loro stesse possibilità, è stata unutopia fissa, covata secolo dopo secolo. Ben oltre ogni fantasia, la metamorfosi più radicale si è compiuta nel corso del Novecento, sviluppando più che altrove lidea di una metropoli-laboratorio. Diventata polo primario dellindustria automobilistica, Torino ha visto nel secondo dopoguerra dilagare lurbanizzazione. Ancora una volta i quadri ci aiutano a ricordare il passo dei cambiamenti. Nel paesaggio "Presso Mirafiori", dipinto nel 1895 da Vittorio Bussolino, allievo di Fontanesi, i luoghi sono irriconoscibili, deserti e selvatici. Ancora nel 1948 Nicola Galante, con la tela "Nei pressi del campo di corse a Mirafiori", poteva rappresentare una visione agreste di quellarea che da lì a poco sarebbe diventata un popoloso quartiere di asfalto e cemento. Là dove cera lerba ora cè la Fiat, e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà? La storia non si ferma. Ai fasti produttivi del boom economico è seguita la deindustrializzazione, che ha lasciato dietro di sé enormi spazi popolati da fabbriche fantasma invase dalle erbacce. A metà degli anni 90 tre milioni di metri quadri di aree industriali erano in stato di abbandono. Se la storia non si ferma, neppure la fantasia smette di correre. Puntuale, nel 1995 è arrivato il nuovo piano regolatore, a firma Gregotti e Cagnardi. Questa volta il sogno ha preso nome di "spina centrale" e progetta di riorientare da nord a sud lintera città grazie a un viale sterminato. Lescursione, magari in bicicletta, lungo la Spina è unesperienza imperdibile per chi cerca di immaginarsi come sarà la città in futuro. Mentre lasse stradale si va popolando di opere darte contemporanea, come il grande igloo di Merz, le aree postindustriali adiacenti dovrebbero riqualificarsi. Gli stabilimenti delle Officine Ferroviarie, della Westinghouse, della Materferro, della Savigliano, della Teksid, della Fiat Nole, della Ingest, della Michelin stanno lasciando uno dopo laltro il posto al nuovo Politecnico, alla nuova stazione di Porta Susa, allEnvironment Park, al centro commerciale Dora, alla nuova sede della Curia, a tanti, tantissimi, nuovi insediamenti residenziali. Giusto per la memoria qua e là vengono risparmiati frammenti delle vestigia industriali, come la ciminiera tramutata in campanile dallarchitetto Botta nella chiesa del Santo Volto. Per i più critici la "spina" è tale solo perché conficcata nel fianco, costituendo lennesima speculazione edilizia. Per i più ottimisti, torri, grattacieli, un nuovo parco sulle rive della Dora e una nuova biblioteca dovrebbero sorgere nei prossimi anni, ma non è detto questione di soldi, senza dubbio. In tal caso ancora una volta toccherà ingegnarsi, supplire con la fantasia là dove il denaro non potrà arrivare. Alla Gam come a Rivoli, alla Fondazione Sandretto come lungo la Spina stessa, non mancano in città musei capaci di ospitare le immagini delle future fantasie architettoniche che gli artisti sapranno inventare. SEGUE A PAGINA V
TORINO - I cambiamenti urbanistici di Torino nei quadri della Gam
Torino è stata costruita come una quinta teatrale, con le facciate sontuose delle dimore che mostrano i nudi lati di poveri mattoni. Gli artisti sono stati affascinati dallidea di poter immaginare ville templi e costruzioni sontuose. La realtà è stata diversa, ma gli architetti di corte hanno colto il messaggio, disegnando le vie e i palazzi come li conosciamo. Nel corso del Novecento, Torino ha visto dilagare l'urbanizzazione, con la Fiat che ha occupato l'area di Mirafiori. Oggi, la città è in stato di deindustrializzazione, con aree industriali invase dalle erbacce.
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