L'Aquila, dai grandi del mondo nessun euro per i monumenti E' stato il primo, anzi per adesso l'unico, a presentarsi con il suo «dono». Giancarlo Galan, presidente della regione Veneto, ha mantenuto la promessa: 200 mila euro per restituire alla città dell'Aquila la quattrocentesca chiesa di San Marco. Ma la chiesa è solo uno dei 45 monumenti inseriti in quella che Sandro Bondi, ministro per i beni e le attività culturali, e il premier, Silvio Berlusconi hanno chiamato «Lista nozze». Un elenco stilato prima del G8, che si è tenuto all'Aquila dall'8 al 10 luglio, da sottoporre «agli amici che si sono offerti di aiutare l'Italia», dichiarava Berlusconi. Ma solo una decina dei 45 «doni» ha riscosso un interesse da parte dei grandi del mondo. Perchè i soldi necessari per riportare al loro splendore i palazzi, le cattedrali e le chiese sono davvero tanti: secondo una stima della protezione civile oltre 300 mln di euro. Gli «amici» del premier hanno risposto alla richiesta di aiuto, per adesso solo a parole. Tutti ricordiamo le lacrime di Carla in Sarkozy davanti alla chiesa di Santa Maria Paganica, per cui la Francia ha assicurato oltre 3 mln di euro. E la promessa di Michelle Obama di finanziare la ricostruzione di Santa Maria Paganica. Anche se pare che Barack abbia preferito mettere a disposizione delle borse di studio per i giovani aquilani. Le promesse degli uomini più potenti del mondo si sono succedute. Fortezza spagnola? Ci pensa Zapatero. Chiesa di Sant'Agostuno? Taro Aso. Ma ad oggi, ha spiegato Luigi Marchetti, vicecommissario per i beni culturali, non è arrivato nulla, anche se si susseguono i contatti che fanno ben sperare. Un compito davvero difficile, quello del commissario, che ha avuto anche un'altra promessa ad oggi disattesa: i 50 mln di euro del ministro Bondi. Per adesso il ministero ha stanziato 2 mln di euro, che però, non sono arrivati. I soldi veri sono i 450 mila euro arrivati sul conto corrente attivato dal ministero con le donazioni di privati cittadini e ben 3 mln e mezzo di debiti accumulati per la messa in sicurezza. Crediti che le imprese private cominciano a rivendicare, «Non ci sono più i soldi nemmeno per i puntellamenti», ha dichiarato Marchetti. Intanto le scosse continuano e la storia degli aquilani si sbriciola, se le promesse mantenute saranno meno di quelle disattese.