La celebrazione Berlusconi: avanti gli 11 cantieri già avviati, per gli altri 300 progetti vedremo. Ma non ci sono soldi Silvio Berlusconi prova a rassicurare Carlo Azeglio Ciampi sulle opere previste nell'ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, ma resta il gelo. E le dimissioni del presidente emerito della Repubblica dalla guida del comitato promotore dei festeggiamenti sono un'ipotesi sempre più probabile. «Gli undici cantieri già avviati andranno avanti, per gli altri 300 progetti vedremo, ma non ci sono soldi», ha detto il premier nel corso del Consiglio dei ministri di ieri, rispondendo a una domanda del sottosegretario Gianni Letta. La questione era stata sollevata nei giorni scorsi da un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera . Editoriale col quale il presidente emerito della Repubblica, che guida appunto il comitato organizzatore delle celebrazioni, si era detto d'accordo. In un'intervista sempre al Corriere della Sera, Ciampi infatti era stato chiarissimo: dimissioni a settembre se il governo non finanzierà opere e celebrazioni. E ieri, informato delle parole di Berlusconi, dalla villeggiatura ha rincarato la dose: «Non è questione di soldi, è la solita scusa dire che i soldi non ci sono. La titolarità delle decisioni compete a Bondi e Tremonti, perché non parlano? È un problema politico interno al governo», ha detto l'ex presidente. Una chiara allusione alla Lega Nord di Umberto Bossi, che fin dall'inizio ha frenato sui festeggiamenti per l'Unità di Italia, peraltro senza farne alcun mistero. Ieri dunque da Palazzo Chigi non sono arrivate le rassicurazioni che Ciampi avrebbe voluto. La linea che si vuole seguire è quella dei risparmi. Dopo un brevissimo dibattito al quale hanno partecipato diversi ministri, ha preso la parola Tremonti: «Ci sono progetti infrastrutturali che non hanno nulla a che vedere con le celebrazioni - ha detto il responsabile dell'Economia secondo quanto riferito da uno dei ministri presenti - . Va bene sì qualche iniziativa e la celebrazione nel 2011, ma in cassa non ci sono i soldi per tutti i piani previsti». Il piano prevede opere in tutti i campi: auditorium, strutture viarie, edifici pubblici. Un programma molto ampio messo a punto negli ultimi anni. E che secondo Tremonti è «eccessivo e incompatibile con le finanze pubbliche», a maggior ragione in questa fase di crisi. Dopo Tremonti è stata la volta di Berlusconi. Il premier ha parlato per una decina di dieci minuti e ha tirato le somme del ragionamento cominciato dal ministro del Tesoro: «Dobbiamo dare un segnale evitando di finire in polemiche inutili, ma sono d'accordo che questo è il momento di stringere i cordoni della borsa. Cercherò di trovare una soluzione e in questo periodo di pausa di ragionare sulla fattibilità dei progetti in cantiere. Ma una cosa è chiara: le opere non indispensabili non saranno finanziate. Ma servirà anche una comunicazione adeguata per evitare di trasmettere messaggi sbagliati, per evitare che questa vicenda venga strumentalizzata per attaccarci».