DOPO la riforma del dicastero, il ministro Giuliano Urbani ha nominato i nuovi dirigenti del ministero dei Beni ed attività culturali; e subito i sindacati scendono sul piede di guerra: «Una montagna d'incarichi, scelte coraggiose per qualche giovane, ma un giudizio assai meno positivo per non pochi altri casi», dice il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli; ed ancor più severo è il responsabile della Cgil, Libero Rossi: «Biblioteche e archivi sono stati letteralmente ammazzati; massiccia immissione di personale amministrativo; funzionali tecnico-scientifici penalizzati: come se fosse stato ucciso il Ministero stesso». Rossi, ha detto ucciso? «Ho detto ucciso». Cominciamo dai vertici, i quattro dipartimenti: per tre, la scelta era pressoché già nota; ma allo Sport e Spettacolo viene officiato Francesco Sicilia, «che da 17 anni si occupa di biblioteche, e non ha alcuna esperienza, a quanto mi risulta, né di Sport, né di Spettacolo», dice Libero Rossi; come previsto. Giuseppe Proietti, archeologo e da tempo personaggio di punta del dicastero, anche con dei ministri politicamente di segno diverso dall'attuale, fino al punto da aver ricoperto per alcuni mesi l'incarico di segretario generale, va al dipartimento più rilevante, di nuova concezione: ricerca, innovazione e organizzazione. Fin qui, il vero penalizzato è Mario Serio, da anni a capo di quelle che erano le Belle Arti, pur amputate dell'archeologia. Già allo scalino immediatamente inferiore, tra i direttori generali, vi sono alcune sorprese; giovanissimi quelli del cinema e dello spettacolo dal vivo; Blandini era già un collaboratore, responsabile della segreteria, del un tempo potente Carmelo Rocca, mentre Nastasi proviene dall'Ufficio legislativo; non assegnati i Beni ambientali-paesaggistici, di cui Roberto Cecchi, nuovo capo del dipartimento che ha la competenza su tutti i beni culturali propriamente detti, mantiene l'interim. Ma la creazione di ben sette direttori cenerali per incarichi di staff, più altri tre per il "controllo interno", «porta, nella sede centrale, da otto a 18 i direttori generali: francamente troppi» (Cerasoli), «un concentramento assurdo» (Rossi). Seguono i direttori generali a livello di Regione. E qui, se possibile, le sorprese, non positive, aumentano ancora. E' vero che la Uil aveva «segnalato dei problemi di gestione in alcune regioni, come le Marche e il Molise», dice Cerasoli, ma la nomina rispettivamente di Mario Lolli Ghetti e di Ruggero Martines, finora officiati di analogo incarico ma per la Toscana ed il Lazio, sedi assai più prestigiose, suona «punitiva» per entrambi, dicono i segretari generali dei massimi sindacati. «Risultano poi incomprensibili alcuni avvicendamenti: Scalpellini, che se ne va dalla Sardegna. Centroni che ritorna in Umbria», prosegue Cerasoli, mentre Libero Rossi nota che «a parte un archeologo, De Caro a Napoli, e uno storico dell'arte, Paolucci a Firenze, sono tutti architetti, o, peggio, degli amministrativi». La freccia è puntata contro Mario Turetta, fino a ieri capo della segreteria politica del Ministro e prima estraneo al Ministero, da ora nuovo direttore generale per il Piemonte; mentre in Emilia andrà un'altra funzionaria amministrativa, Maddalena Ragni. Tra chi compie un passo avanti, anche l'attuale (e non per troppo tempo) soprintendente di Roma ai beni ambientali e architettonici, Roberto Di Paola, che diventa direttore generale per l'Abruzzo. Sembrano davvero un antichissimo reperto archeologico le parole con cui Giovanni Spadolini, nel 1975, istituiva il Ministero, promettendo che sarebbe stato diverso da ogni altro: cioè basato sulle competenze tecnico-scientifiche. Infatti, Irene Berlingò, presidente dell'Assotecnici, dice che «ancora una volta, e sempre di più, è mortificata la competenza tecnica: perché molti direttori generali appena nominati e parecchi di quelli regionali non provengono dai ruoli tecnici del dicastero». Come se, tra nuovo Codice e riforme varie, tra condoni e "silenzi-assensi", per usare una frase gergale, il Ministero non fosse abbondantemente già "nell'occhio del ciclone".