Lintervento Caro direttore, si è appena chiusa la stagione estiva di Musica per Roma nello splendido spazio della Cavea dellAuditorium. E stato un mese di grandi appuntamenti tra il meglio della musica internazionale. Ma il dato, del tutto inaspettato questanno, è stato il pubblico: 60.000 spettatori, il 4 in più dello scorso anno. A causa della violenta crisi economica tutti i settori del «tempo libero» stanno soffrendo moltissimo in questo scorcio di stagione. Ciascuno di noi fa attenzione al portafoglio e rinuncia a qualche consumo voluttuario. Ma non rinuncia - sono i dati che lo dicono - ad assistere allo spettacolo che desidera. Non ne possiamo fare a meno. Magari si elimina una sera a cena o non si compra lennesimo paio di scarpe, ma lattrazione di questo o quel musicista o artista è irrinunciabile. E forse allora si deve finalmente capire che la cultura, larte e lo spettacolo non devono più essere considerati beni voluttuari ma beni primari e, dunque, insostituibili. Che questi beni sono parte del nostro modo di vivere. E che, quindi, lo Stato ha lobbligo di investire per la crescita e la diffusione della cultura e non di tagliare le risorse destinate al settore, come sta accadendo in questi mesi. «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura... » recita lart. 9 della Costituzione. Oggi tutto questo viene messo in discussione. amministratore delegato di Fondazione Musica per Roma
ROMA - Auditorium tutto esaurito niente crisi per la musica
La stagione estiva di Musica per Roma si è conclusa con un successo, con 60.000 spettatori che hanno assistito agli spettacoli. Questo aumento del 4% rispetto allo scorso anno è stato possibile nonostante la crisi economica che sta colpendo molti settori del tempo libero. I dati mostrano che il pubblico non rinuncia ad assistere allo spettacolo che desidera, anche se si rinuncia a altri consumi. Lart. 9 della Costituzione stabilisce che lo Stato ha l'obbligo di promuovere lo sviluppo della cultura. Tuttavia, come rileva l'amministratore delegato di Fondazione Musica per Roma, questo obbligo viene messo in discussione.
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