Durante la guerra per 18 mesi il sito archeologico iracheno fu trasformato in zona militare dagli americani Dopo 4 anni di studio il report Unesco accusa: reperti distrutti, strade danneggiate, bassorilievi divelti Una delle culle della civiltà antica. Basta il nome per evocarne la leggenda: i giardini pensili di Nabucodonosor, una delle Sette meraviglie del mondo antico. Il codice di Hammurabi, fra le più antiche raccolte di leggi della storia dellumanità. Il sogno di grandezza Alessandro Magno, che voleva farne la sua capitale. Le Nazioni Unite annunciano oggi al mondo che parte del patrimonio artistico e culturale dellantica capitale degli assiri e dei babilonesi è andato perduto per sempre. La responsabilità, sostengono gli esperti dellUnesco - lagenzia Onu per la cultura - non è del tempo né di ladri darte senza scrupoli: piuttosto dellesercito americano e dei suoi contractors che durante lultima offensiva in Iraq hanno utilizzato la zona come base militare. Laccusa è contenuta in un rapporto stilato dopo quattro anni di lavoro da un team internazionale di esperti e archeologi: pur sottolineando i danni subiti dallarea già prima del 2003 - Saddam Hussein la trasformò in una sorta di parco di divertimenti che inneggiava alla sua gloria, con parcheggi e palazzi, sostituì anche parte delle iscrizioni antiche con quelle con il suo nome - lo studio non lascia dubbio sui danni che la trasformazione dellarea in Camp Alpha fra laprile 2003 e il dicembre 2004 ha provocato. "Luso di Babilonia come base militare è stata una grave violazione di questo sito archeologico conosciuto in tutto il mondo. Durante la loro permanenza, lesercito americano e i suoi contractors, principalmente Kbr (società controllata da Hulliburton, il colosso legato allex vicepresidente Dick Cheney a cui andarono buona parte degli appalti legati allesercito americano in Iraq ndr) hanno provocato danni diretti alla città scavando, tagliando, demolendo e livellando. Fra le strutture fondamentali danneggiate ci sono la porta di Ishtar (principale accesso alla città, ndr) e il viale delle Processioni", scrivono gli esperti dellOnu. Seguono una serie impressionante di accuse: trincee scavate lungo le antiche mura. Distruzione di reperti per costruire strutture moderne. Uso di zone non ancora esplorate come parcheggi per veicoli pesanti, con conseguenti danni a tutto ciò che era sottoterra. Costruzione di una pista per elicotteri nella zona dellantica città. Demolizione e livellamento di diverse aree archeologiche, poi ricoperte con sabbia e terriccio. Uso di materiali chimici e strumenti per compattare il terreno in zone ancora da scavare. E infine le lesioni alle strutture: "I danni alla porta di Ishtar comprendono la distruzione parziale di nove degli animali che adornano la porta e rappresentano il leggendario drago-serpente simbolo di Marduk, il dio della città. Sul Viale delle Processioni sono chiari gli effetti del passaggio di veicoli pesanti che hanno rotto la pavimentazione della strada". Sia Kbr e che lesercito americano hanno per il momento preferito non rispondere alle accuse nel dettaglio. «Il nostro scopo era proteggere la zona dai saccheggi», ha detto un portavoce militare intervistato dalla Cnn. Mentre Kbr si è limitata a sottolineare che «limpegno a fornire servizi di alta qualità alle truppe in Iraq rimane». Ma il dipartimento di Stato Usa si è indirettamente assunto la responsabilità dei danni e ha stanziato 700mila dollari per restaurare le zone più danneggiate. Allo stesso tempo, lUnesco sta cercando di inserire il sito nella lista di quelli Patrimonio mondiale dellUmanità, in modo da garantire laccesso a nuovi fondi. Qualcosa, sostengono gli esperti, sarà possibile recuperare. E magari durante i restauri potrebbero esserci sorprese importanti: «Molto rimane ancora sotto terra. Ci sono ancora tante cose da scoprire sullantica Babilonia», scrive lUnesco. SABATO, 01 AGOSTO 2009 Pagina 32 - Esteri Lintervista De Martino, del Centro Scavi di Torino "È un simbolo per il mondo ora va salvata" Washington pronta a spendere 700mila dollari per riparare: ma molto è andato perduto per sempre Gli esperti del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e lAsia sono fra quelli che, a livello mondiale, conoscono meglio la situazione dei siti archeologici iracheni: è anche grazie a loro che è stato possibile riaprire il museo di Bagdad e esplorare Selecia, antica città sul Tigri. Collaborano anche con lUnesco a Babilonia. Il professor Stefano De Martino è il direttore del centro. Professore, ha ragione lUnesco quando parla di danni gravissimi? «Sì. LAntiquarium è stato danneggiato. Una pista per elicotteri è nata vicino agli scavi. Il sito ha sofferto moltissimo, come tutti quelli nella zona più meridionale dellIraq, quella più difficile da controllare». Perché Babilonia è un luogo così importante? «È il simbolo stesso dellantichità orientale, un simbolo per tutto il mondo. Per questo serve uno sforzo internazionale per recuperare quello che si può». Crede che un recupero sia possibile? «Parliamo di un sito molto difficile, che è stato vissuto per 2000 anni e dove gli strati si sono sovrapposti. Ci sono danni irreparabili ma credo che ci sia anche tanto materiale su cui lavorare ancora». Cosa sta facendo il vostro centro per il recupero? «In questo momento siamo impegnati in un progetto di mappatura dellarea dallalto, in modo da catalogare le strutture architettoniche rimaste in piedi. In questo modo quando si potrà tornare a lavorare sul terreno potremo ricostruire quello che è possibile». (fr. caf.)