In sintesi: la presidente della Regione, Mercedes Bresso, si è espressa per la conferma di Carlo Callieri, origini trevisane, ex manager della Fiat ed ex vicepresidente di Confindustria, ma da Roma è arrivata la candidatura di Toto Bergamo Rossi, professore veneziano con un curriculum di quelli che fanno la gioia di Vanity Fair: residenza a Palazzo Gradenigo, da lui restaurato otto anni fa, esperto conservatore di Venetian Heritage, fundraiser a New York, consulenze di prestigio, solida rete di amicizie internazionali, salotti a volontà e discendente, per parte di madre da Bartolomeo Colleoni. Come si dice, partita persa, per i torinesi, tanto più che i tempi della Fondazione Grassi sono lontani. Nonostante i suoi legami col bel mondo, forse lAvvocato avrebbe difeso il «condottiero dei trentacinque giorni» contro il più quotato avversario lagunare. Il fatto è che non è in discussione il pedigree del candidato di Bondi quanto il metodo. «Il valore del nome proposto dal ministro non si discute ma noi andiamo avanti con la scelta di Callieri», ha dichiarato Bresso. E la ragione non è solo di bandiera per dire un intignamento regionalistico. Il centro di restauro, con la sua piccola facoltà universitaria ha un bilancio annuo di 4 milioni di euro e un piccolo onorario per il presidente che, a quanto risulta, Callieri non ha mai ritirato. I soldi sinora ci li hanno messi la Regione (2 milioni di euro), la Compagnia Sanpaolo (500 mila), la Fondazione Crt (250 mila). Bondi, come il Sordi di un vecchio film, sinora ha messo le mani in tasca e ha tirato fuori il fazzoletto per soffiarsi il naso, dopo una starnuto di prestigio. Neppure un euro per Venaria, ma la presidenza la vuole eccome. E non gliene frega un bel nulla se quel piccolo incarico rientra, come ha provato a ricordargli Bresso, nellambito del territorio regionale al quale non fanno difetto competenze in materia. Lui quella presidenza la vuole al punto da trascurare che la sua proposta indicativa deve passare attraverso il consiglio dei fondatori che è quello che poi decide a maggioranza. Tra una poesia e laltra, il ministro piazza suoi candidati senza andare per il sottile, seguendo spesso il filo di percorsi che passano per il bel mondo quasi a voler cancellare una giovinezza scapestrata nelle file dellestrema sinistra. E per farlo cerca e trova sostegni. Come nel caso di Venaria dove a incoraggiarlo sono anche alleati che uno simmagina debbano stare dallaltra parte o meglio ancora tenersi fuori. Perché, se così fosse, il presidente della Compagnia Angelo Benessia, tanto per citare un nome, si limiterebbe ad assicurare una parte dei fondi per il Centro restauri facendo nientaltro che il suo mestiere, e non si metterebbe di traverso sulla strada della Regione al solo scopo di saldare il conto di vecchie diatribe con Callieri. Ammesso poi che lobiettivo sia solo lex manager Fiat e non anche altri nel qual caso tutto torna utile anche la presidenza delle botteghe della Reale Venaria. Con qualche guaio in più per la signora Bresso che, in questa calda estate, deve vedersela oltre che col «compagno» Moretti che tende a mollarla su un binario morto, anche con Bondi e i suoi «amici» torinesi. Ma la zarina sa come vanno le cose di questo mondo e se perderà la partita di Venaria, si saprà che avrà tenuto il sacco al ministro.
TORINO - La calda estate di Mercedes
La presidente della Regione, Mercedes Bresso, ha espresso il suo sostegno per la candidatura di Carlo Callieri, ex manager della Fiat e vicepresidente di Confindustria, per la presidenza del Centro di restauro di Venaria. Bresso ha affermato che il valore del nome di Callieri non si discute, ma che la scelta è stata fatta per motivi di bandiera e per difendere il territorio regionale. La Regione ha già investito 2 milioni di euro nel centro di restauro, e Callieri non ha mai ritirato l'onorario di presidente. Bresso ha criticato il ministro della Cultura, Bondi, che non ha messo in campo alcun euro per il centro di restauro, e ha affermato che la presidenza la vuole per il territorio regionale.
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