Lucca. Il complesso affacciato su piazzale Verdi ceduto dallo Stato a privati attraverso una srl Chiude il cinema Nazionale Al suo posto, arriveranno negozi, uffici e forse case LUCCA. Chiude oggi il cinema Nazionale e Lucca archivia un pezzo della sua storia recente. Lo Stato (attraverso la società Fintecna) ha venduto il complesso della ex Manifattura realizzato fra piazzale Verdi, via Vittorio Emanuele e via del Crocifisso e quindi la città deve scrivere una nuova storia, probabilmente fatta di negozi, uffici e, forse, appartamenti. L'ultima parola sulla trasformazione (un'operazione immobiliare milionaria) spetterà al consiglio comunale. Sparisce un pezzo di storia lucchese, mentre i cinema in città restano solo quattro Per ristrutturare il complesso affacciato su piazzale Verdi sarà necessario un piano attuativo da votare in consiglio comunale LUCCA. Chiude oggi il cinema Nazionale e sparisce un pezzo di città. Scompare insieme al vecchio asilo nido, al dopolavoro della ex Manifattura e a un paio di attività commerciali. Al posto di questo complesso - vincolato dalla Sovrintendenza - potranno sorgere appartamenti, negozi e uffici se il consiglio comunale darà il permesso. Di sicuro qualche cosa dovrà essere fatto di questo angolo di città affacciato su piazzale Verdi, via Vittorio Emanuele e via del Crocifisso, visto che lo Stato ha deciso, già qualche anno fa di metterlo in vendita, insieme a centinaia di altri immobili, per far rimpolpare le casse pubbliche. E, in effetti, Fintecna - società a partecipazione statale alla quale sono stati passati gli immobili pubblici - lo ha ceduto a una importante finanziaria di Genova per trasformare il complesso del centro storico in un affare immobiliare. Al momento - assicura il sindaco, Mauro Favilla - ancora non è stato presentato un progetto al Comune «ma è certo che Fintecna abbia trovato un partner per l'utilizzo del complesso (di 3.200 metri quadri, ndr). Il recupero sarà seguito con attenzione: in base alle indicazioni date dalla Sovrintendenza, l'ingresso del cinema, affacciato su piazzale Verdi, con una sorta di torretta, oltre a tutta la parte di immobile all'inizio di via Vittorio Emanuele dovrà avvenire seguendo lo stile degli edifici vicini, come quello che ospita la sede della Forestale». In questa parte del complesso, in sostanza, saranno ammessi al massimo lavori di straordinaria manutenzione. Al contrario - conferma il sindaco - «un intervento più forte sarà consentito nella parte che riguarda la zona del dopo lavoro della ex Manifattura, dell'asilo e anche della parte affacciata su via del Crocifisso. Per procedere con i lavori, comunque, sarà necessario un piano attuativo: un progetto, insomma, che ha bisogno di un doppio passaggio in consiglio comunale». Dove è necessaria solo la ristrutturazione per l'intervento di restauro conservativo, il piano attuativo potrebbe non essere necessario: «Questi sono anche i lavori che prevediamo per gli edifici inseriti nel nostro Piuss (il piano di recupero urbano sostenibile del centro storico) - aggiunge Favilla - e il ragionamento, in questi casi, si deve concentrare solo sulla destinazione d'uso che potremmo dare a una certa parte del complesso. Nei colloqui che finora abbiamo avuto con la proprietà, si parla, in effetti, di realizzare negozi (due fondi commerciali già esistono), uffici e anche appartamenti (almeno quattro unità immobiliari risultano dalla perizia di Fintecna). Tuttavia non è detto che la destinazione residenziale venga garantita». Quello, però, che è certo che sparisce il Nazionale, una delle sale cinematografiche storiche della città. Come ricorda, il direttore appena andato in pensione, Pierangelo Isola, il cinema aprì subito dopo la guerra con il nome di sala "Monital", all'interno della Manifattura. A gestirlo, uno storico cinematografaro lucchese, Giacomo Martini la cui famiglia lo ha tenuto, fino a ora, quando si è arresa dopo un decennio di battaglie contro sfratti e ingiunzioni varie: neppure il fatto di aver sostituito poco tempo fa tutte le 220 poltroncine (con un investimento non indifferente) è bastato a salvare il Nazionale che occupa lo stesso immobile dalla fine degli anni Cinquanta. Nato come una sala di seconde visioni, si era fatto strada piano piano fra gli altri cinema fino a conquistarsi il diritto di proiettare prime visioni (anche di film di un certo livello culturale) a cominciare dagli anni Novanta. Quando la sala viene frequentata anche da attori importanti, di lunga frequentazione con Lucca: si avvistano Christian De Sica con il figlio, gli amici Diego Abatantuono e Gabriele Salvatores. Ma oggi, ugualmente, arriva la chiusura, non senza dolore per le figlie e la vedova di Martini: pur avendo attività diverse (una è titolare del negozio di abbigliamento Mode Mignon, una è primario di dermatologia all'ospedale, un'altra è docente universitaria), le tre figlie di Giacomo hanno cercato di non mollare il cinema, anche per onorare la memoria del padre che nei decenni passati ha gestito sale a Torre del Lago, Massa e anche il cinema Mignon, fino a metà anni Settanta. Un'altra sala scomparsa. E così oggi il centro resta con soli 4 cinema: il Centrale, l'Astra, l'Italia e il Moderno. Un po' pochi per sperare di poter avere prime visioni. Ma sufficienti per aprire la strada alle multisale. TRASPARENZA IGNORATA Fintecna non dice le cifre Quanto lo Stato abbia ricavato dalla vendita del complesso del Nazionale non è dato sapere. Fintecna, la società pubblica partecipata dal ministero del Tesoro, si rifiuta di rivelare il dato. Né, il funzionario Alberto Palermo, che da anni segue l'alienazione dei beni statali, rivela a chi sia stato venduto il complesso. Non lo dice «perché siamo una società privata». Di diritto privato sicuramente, ma non sottratta alle leggi di trasparenza, visto che sta vendendo pezzi d'Italia.