La lettera aperta di un docente esterno dell'Università di Pisa: "l'Università sta svendendo il suo nome per avere docenze-gratis" Pubblichiamo una lunga e densa lettera di Lorenzo Garzella per anni docente esterno presso la Facoltà di Lettere. Una storia, la sua, che è quella di centinaia di ricercatori precari degli atenei italiani e che dà il senso pieno dello smantellamento dell'Università pubblica che da anni è in corso. Una bella riflessione su cui sarebbe bene che il mondo accademico e la politica riflettesse, a partire dai docenti del nostro ateneo. Chi è Lorenzo Garzella? Lorenzo Garzella è nato nel 1972 a Pisa, dove è stato per diversi anni docente di montaggio video all'Università, Corso di Laurea in Cinema Musica Teatro. Allievo nel '96-97 della Scuola video di documentazione sociale di Daniele Segre a Torino, laureato in cinema nello stesso anno a Pisa, sotto la guida di Lorenzo Cuccu e Sandra Lischi. Si occupa di documentari, format tv, videoinstallazioni, cinema. Nel 2001 ha fondato con Filippo Macelloni la società di produzione NANOF (Roma). Nel cinema ha collaborato, fra gli altri, con Roberto Benigni e la Melampo Cinematografica dal 2001 al 2003, curando la documentazione del film "Pinocchio" e svariate realizzazioni televisive e homevideo. Le videoinstallazioni Nanof sono state allestite in mostre ed eventi in diverse parti d'Italia (Roma-Colosseo; Venezia-Biennale di Architettura 2000, 2005, 2008; Milano-Galleria Umberto I, Nuovo Polo Fiera). I cortometraggi calcistico-surreali "La Barriera" e "Massima Punizione" sono stati programmati su Sky Cinema Autore e hanno ottenuto riconoscimenti in Festival di tutto il mondo (Italia-Nastro d'Argento Corti, Francia, Germania, Brasile, Taipei, Marocco). I documentari spaziano dalla Storia (Eccehomini-ricordi di una strage, sull'eccidio nazista del Padule di Fucecchio), alla sociologia (Occhi su Roma, prod. Rai Cinema 2007, sul rapporto videosorveglianzacittà), allo sport (Mardadona, il dio e il suo contrario, prod. Rai TradeRCS), nel tentativo di coniugare l'approfondimento dei contenuti con la sperimentazione del linguaggio audiovisivo e l'uso creativo delle nuove tecnologie. LETTERA APERTA DI UN DOCENTE ESTERNO DELL'UNIVERSITA' DI PISA Nel 2002 sono stato chiamato a presentare il mio curriculum per l'assegnazione di un corso di 30 ore all'Università di Pisa: Laboratorio di Montaggio Video - Corso di Laurea in Cinema-Musica-Teatro (C.M.T.), Facoltà di Lettere. Da allora ho tenuto 13 corsi all'Università. Scrivo della mia esperienza per dare un contributo di riflessione sullo stato delle cose negli ultimi anni, e soprattutto per dare un segnale di dissenso e amarezza sullo stato attuale. La situazione è complessa, non credo che l'eccesso di semplificazione possa giovare molto: tenterò di essere chiaro, più che sintetico. Io, di mestiere non faccio il professore, il termine più calzante è che sono un video-maker. Mi occupo di documentari, videoinstallazioni, homevideo, curandone essenzialmente la regia, spaziando spesso anche fra riprese, montaggio, organizzazione, produzione. Non voglio presentare qui credenziali o curriculum. Da dieci anni lavoro a buoni livelli professionali, collaborando con registi di cinema, enti pubblici, network televisivi e case editrici (fra gli altri: Roberto Benigni, Rai, Sky, Biennale di Venezia, RCS...). Di mestiere faccio anche formazione in ambito di società di produzione audiovisiva, con esperienze a Pisa (Instalelr s.r.l.) a Brescia (DSP-Panini), a Roma. Sono laureato a Pisa e ho sempre tenuto rapporti - in ambito di progetti di ricerca e realizzazioni audiovisive - con l'Università. L'IDEA DELLA DOCENZA ESTERNA L'idea di fondo della mia collaborazione, concordata con il prof.Cuccu (Presidente del Corso di Laurea C.M.T.) è stata subito questa: portare dentro l'Università una professionalità formata e alimentata "fuori", nel mondo del lavoro e del mercato. Organizzare un corso che avesse le sue radici nel mondo dell'Università (con approccio teorico e basi "di studio") e si affacciasse sul mondo del lavoro (con buone dosi di tecnica e tecnologia e un indirizzo pratico verso la professione). Fin qui tutto bene. E di più: quando io ero studente di Storia del Cinema, negli anni 90, sognavo corsi ed occasioni come queste! Altra clausola non scritta, ma condivisa, del mio rapporto di docenza: tenere i corsi per me non doveva rappresentare l'inizio di una carriera universitaria, bensì una sorta di attività parallela e occasionale. Rimaneva chiaro che continuare il mio percorso professionale "fuori" dall'Università fosse la base principale per poter portare valore "dentro". Nel tempo queste idee di fondo hanno mostrato diverse crepe, fino a un recente crollo del sistema. IL PRIMO PROBLEMA Ho imparato negli anni che il mio caso non è "il cuore del problema" delle docenze esterne. Casi di professionisti, come me e ben più affermati di me, che "si prestano" alla docenza rientrano nel novero di meccanismi potenzialmente virtuosi, diffusi in tutto il mondo. Anche se qualche dubbio rimane su un sistema che pone sullo stesso piano (economico, contrattuale, burocratico) professionisti del calibro di Oliviero Toscani e giovani che non hanno ancora concluso il loro percorso di formazione. Il problema più grave riguarda i casi - molto diffusi in tutte le Università - di docenze esterne affidate a neo-laureati, dottorandi con e senza borsa di studio, ricercatori a tempo determinato. Persone che aspirano a una carriera dentro l'Università. In tutti questi casi emerge come lo strumento della docenza esterna sia usato in modo improprio. Viene meno il concetto di esperienza e professionalità portate dall'esterno. E il contratto appare come una sorta di accomodamento temporaneo per foraggiare persone in evidente posizione di debolezza e ricattabilità. Mi sembra che siamo nel pieno del problema del lavoro precario, con una sotterranea sensazione di "allevamento di polli". DOCENZE GRATUITE?! Adesso lo scenario degli ultimi anni, con i suoi pregi e i suoi molti limiti, fa comunque parte dei bei tempi che furono, sommerso da qualcosa di ben più grave. Le premesse - risapute - sono queste: la situazione finanziaria generale è pessima, il governo mira a distinguere gli Atenei e premiare le Università virtuose, a ridurre il numero dei Corsi di Laurea individuando quelli meno utili ed efficienti. L'esistenza stessa di un Corso di Laurea come quello di Cinema-Musica-Teatro è in forte discussione. In questa corsa alla selezione e alla semplificazione dei Corsi di Laurea mi sembra si dia poco spazio all'importanza del numero di studenti iscritti. Non si distinguono abbastanza, mi pare, i Corsi con pochi studenti e molti docenti (smaccatamente poco virtuosi) da quelli con molti studenti iscritti che rischiano viceversa di dover chiudere perchè non rispettano il requisito minimo di avere abbastanza docenti di ruolo (è il caso del C.M.T.). Al centro della crisi ci sono - indistintamente - i Corsi di Laurea che hanno fatto largo ricorso a contratti di docenza esterna. In questo quadro è stato fatto anche a Pisa un passo - già compiuto in altri Atenei d'Italia - che a mio modo di vedere rende la situazione davvero tragica e grottesca: l'Università bandisce corsi universitari per docenti esterni con retribuzione zero. Non ne so abbastanza per discutere della questione in termini legali o finanziari. Credo che questa idea distrugga completamente il concetto di Università così come si è formato e diffuso negli ultimi secoli: un'entità - magari pachidermica e feudale - che incarnava i più alti valori di qualifica, serietà, cultura, che si proponeva come fucina dei cervelli e delle personalità preposte a formare professionalmente i giovani e ad alimentare lo sviluppo intellettuale del paese. Se il concetto fondante dell'Università fosse "avere docenti validi, qualificati e motivati per formare studenti validi, qualificati e motivati" l'idea di "docenze universitarie a titolo gratuito" semplicemente non sarebbe concepibile. E' come organizzare il Campionato di Formula Uno senza benzina, chiedendo ai piloti di spingere le macchine a piedi (con la gratifica di poter dire di gareggiare nel campionato automobilistico più prestigioso del mondo... e con sottintesa la promessa che forse un giorno, tornasse la benzina... magari...). Potrebbe anche essere un campionato divertente, ma almeno non chiamiamola più Formula Uno, sarebbe più appropriato parlare di Giochi Senza Frontiere. Non credo sia azzardato dire che l'Università - a corto di cassa - stia svendendo il suo nome per avere docenze-gratis: "non ti pago, ma ti do il mio prestigio e qualche vaga prospettiva, in cambio del tuo tempo e del tuo lavoro". Non è difficile pensare che questo prestigio "dato via gratis" sia soggetto a un inevitabile collasso. Il baluardo concettuale di chi pubblica bandi a retribuzione-zero è: mancano soldi, ma gli studenti hanno diritto ad avere i corsi per cui si sono iscritti e per cui pagano le tasse. Questione giusta. Ma la prima obiezione sta ancora più a monte: gli studenti hanno prima di tutto diritto a un'Università che garantisca la qualità della loro formazione. Credo sia compito dei dirigenti dei Corsi di Laurea sollevare la questione con tutte le loro energie: serve prendere un megafono per amplificare il problema, non farlo passare in sordina e tirare avanti. Una cosa è garantire agli studenti già iscritti di arrivare in fondo, una cosa è adeguarsi a un meccanismo che demolisce la dignità dell'Università. Il minimo sarebbe stato chiedere ai piani più alti della politica (dall'Ateneo al Governo) un'attenta trattativa, esprimendo un netto rifiuto dei contratti gratuiti (inconcepibili, se non per una misura eccezionale, per un'annata maledetta e di transizione). Mi sembra che prevalgano l'inerzia e l'incertezza, mi sembra che manchino il coraggio, la capacità organizzativa e l'energia necessari per far emergere un'indignazione che dovrebbe essere automatica, diffusa e sacrosanta. Mancano nei dirigenti e nei professori, così come negli studenti e nei dottorandi. Io e la mia categoria siamo messi anche peggio: docenti esterni senza nessuna voce in capitolo. Persone che - scaduto l'ultimo contratto - si trovano a non avere nessun rapporto formale col mondo dell'Università con cui collaborano da anni. Questo sistema ci ha messo nell'imbarazzante situazione di essere degli emeriti "signor nessuno" e per reazione ha spinto alcuni a dichiararsi (a torto) alla pari dei professori e dei ricercatori di ruolo. CHI FARA' QUESTI CORSI A TITOLO GRATUITO? Ho letto sul giornale che qualche bando è andato deserto, la minoranza. Ho amici e conoscenti che - come me - si sono trovati a scegliere se fare il corso gratis o tirarsi indietro. Ognuno ha la sua prospettiva e le sue motivazioni personali. Alcuni sono giovani che si stanno affacciando al mondo del lavoro. Possono avere tempo e energia da investire nella gestione di un corso a titolo gratuito. Fra questi molti casi riguardano gente che aspira alla carriera universitaria, e qui il problema si fa ancora più spinoso: il confine fra una richiesta di disponibilità e il ricatto professionale è debolissimo, il meccanismo è perverso di per sé, e non credo basti la buona fede dei dirigenti per garantire la correttezza del rapporto. Il rischio generale mi appare comunque chiaro: fra qualche anno questi giovani si troveranno nella situazione di dover dare un valore al loro tempo e alla loro professionalità, e magari verrà il momento in cui malediranno di aver detto un "sì" troppo facile, che avalla un sistema completamente sfasato... o magari quel "sì" dovranno maledirlo i loro i figli... Mi sono poi sentito dire: potranno rispondere ai bandi gratutiti anche professionisti affermati che magari non hanno alcuna esigenza finanziaria e sono interessati a "fregiarsi" di un'esperienza all'Università... Al di là di discutere sul ragionamento (non proprio ineccepibile): mi sembra più probabile che si facciano avanti amatori e hobbysti. Secondo me sarebbe stato auspicabile, con decisione comune della dirigenza e dei potenziali docenti, che tutti i bandi gratuti fossero andati deserti, in modo da poter sollevare con più forza il problema. La risposta di molti professori è che in questo modo l'Università di Pisa, semplicemente, avrebbe penalizzato e cancellato i Corsi di Laurea (come il C.M.T.) basati su molte docenze esterne, per tornare al "vecchio" tipo di Università, fatta di professori di ruolo, priva di indirizzi nuovi e esperimenti-ponte col mondo del lavoro. Non credo che il modo di convincere i più alti organi politici della validità di nuove forme di collaborazione sia quello di difendere la sopravviveza di un Corso di Laurea piegandosi a compromessi che ne minano qualsiasi credibilità. Spero si possa tentare di dimostrare - anche numeri alla mano - che, come studenti iscritti, come rapporti con la realtà post-universitaria, come tipo di stimoli, il Corso di Laurea in Cinema-Musica-Teatro abbia funzionato molto meglio rispetto al vecchio indirizzo della Facoltà di Lettere in "Storia dell'Arte con orientamento in Discipline dello Spettacolo" (che ho frequentato io quindici anni fa), che presentava un percorso di studi ben più avulso dal mondo del lavoro e dal mercato professionale. Viceversa avrebbero ragione i demolitori... ALTRI PROBLEMI DELLE DOCENZE ESTERNE (del passato) Prima ho detto che di mestiere non faccio il professore. Ma mi devo correggere: per sette anni di mestiere ho fatto anche il professore. Ha voluto dire sudiare testi, preparare corsi, affinare nel tempo la didattica e i rapporti con gli studenti, contribuire a organizzare la logistica e la tecnologia di un laboratorio video, pormi continuamente il problema della valutazione degli studenti, tenermi aggiornato anche in campi che non necessariamente coinvolgono costantemente la mia attività professionale quotidiana. Non so come si pongano di fronte alla questione altri professionisti chiamati all'insegnamento. Nella mia esperienza è emerso chiaramente come insegnare in un'Università costituisca un'attività differente da quella di realizzare video e documentari, un'attività che - se affrontata con serietà - diventa un vero e proprio mestiere parallelo. In un quadro del genere, l'idea di poter consolidare nel tempo un'esperienza che venga riconosciuta (e controllata) è un concetto che dovrebbe essere tenuto in grande considerazione, ma che risulta completamente assente nel meccanismo che ha regolato le docenze esterne negli ultimi anni. Io ho firmato contratti di volta in volta, di bando in bando, per 30 ore di corso. Nient'altro era incluso o riconosciuto apertamente. Nessuna prospettiva. Pochi controlli. Credo che per difendere l'idea delle docenze esterne si dovrebbe porre l'attenzione su due questioni: la selezione dei docenti e il controllo sulla qualità del loro lavoro. Sono meccanismi difficili da mettere a punto in modo efficace, ma senz'altro non risolti nel disegno che ha regolato le docenze esterne dal 2002 al 2009. Se il "valore" del docente esterno risiede essenzialmente nel bagaglio di esperienze professionali accumulato fuori dall'Università, credo che i requisiti più importanti per la selezione siano la qualità professionale raggiunta, l'esperienza maturata nel mondo della formazione, l'affinità con l'impostazione didattica del Corso di Laurea. In questo quadro il possesso di una Laurea Specialistica (da poco obbligatorio) mi sembra un requisito poco pertinente. Sul controllo: difficile pensare che sondaggi e pagelle fatte dagli studenti possano avere davvero un qualche rilievo, ma la soluzione non può neanche essere lasciare alle voci di corridoio le valutazioni sui docenti. Fra l'altro nei miei primi 6 corsi il sondaggio è sato fatto una sola volta, chiaro che anche l'aspetto statistico venga meno. Nella routine universitaria - già burocraticamente satura - ogni lavoro in più comporta fatica e complicazione, ma credo che prevedere "formalmente" confronti (e rendiconti) dei docenti esterni con i dirigenti del Corso di Laurea sia importante. La prima idea che pongo all'attenzione l'ho trovata qualche mese fa, fra le proposte dei cosìdetti "ricercatori precari": selezioni più attente e contratti più lunghi, rinnovabili, che coprano almeno 3 anni, e prevedano uno stipendio mensile (magari minimo). Non è una soluzione definitiva, ma in questo modo sarebbe possibile permettere al docente esterno di programmare la didattica e il lavoro con un respiro (minimamente) più ampio, affinare i corsi nel tempo, aggiornarsi, avere confronti continuativi con il Corso di Laurea e l'Università. In questo orizzonte sarebbe meno faticoso anche prevedere rendiconti e controlli. Se si ammette l'utilità di una figura come quella del docente esterno, credo sia giusto accordarle una funzione che possa essere riconoscuta continuativamente, con basi progressivamente più solide, magari in uno scenario di alternanza e "turn-over" con altri docenti. Non quindi retribuzioni più alte, ma retribuzioni più lunghe e un ruolo più strutturato. Chiudo questa lunga testimonianza con la speranza che - nonostante tutto - la situazione possa presto tornare a migliorare. Lorenzo Garzella