Da simbolo di una Palermo abbandonata a focolaio di nuova rinascita. LAlbergheria cambia volto, scoprendosi giovane e multiculturale. Motore della metamorfosi sono gli studenti universitari che sempre più numerosi popolano le sue vie. Sono lontani i tempi in cui il quartiere cercava di reagire senza riuscirci al degrado e allo scandalo della pedofilia. Dopo lavvio del piano architettonico, oggi lAlbergheria si candida a diventare la Montmartre palermitana: un melting pot in cui studenti, professionisti e immigrati convivono con i residenti storici. La crescente domanda di alloggi ha dato il via a un nuovo piano di edilizia studentesca finanziato dallErsu e ha fatto fiorire tantissime attività commerciali. Pub e residenze universitarie è la rinascita dellAlbergheria "Il rione si è rivitalizzato, ma cè ancora molto da fare" I residenti più intraprendenti hanno colto le opportunità di occupazione "I ragazzi sono una grande fonte di guadagno, molti restano qui anche dopo la laurea" Tra piazza San Francesco Saverio e piazza Ballarò, i due poli della vita del quartiere, sono sorte negli ultimi anni osterie, pub, taverne, paninerie e pizzerie. E i residenti più intraprendenti hanno colto al volo le nuove opportunità di occupazione. Come Domenico Morici, da 7 anni titolare di una pizzeria a piazza San Saverio: «Gli studenti sono una grande fonte di guadagno. La loro presenza ha favorito il miglioramento del quartiere. Ora ci sono più servizi e la zona è più sicura. Molti ragazzi vengono qui da studenti e ci rimangono anche dopo la laurea». Uno dei luoghi preferiti dai giovani per prendere casa sono le vie limitrofe al mercato di Ballarò. Qui fare la spesa costa poco e la sera si anima di gente di tutte le età ed estrazione culturale. Martina Angelini, 25 anni, studentessa di lingue, abita a piazza Carmine con il fidanzato, mediatore culturale etiope. I suoi vicini di casa, tutti under 30, sono un designer milanese, un attore e un avvocato. «Abitare qui - dice - è stata una scelta meditata. Per almeno due motivi: la vicinanza alluniversità e al cuore della movida palermitana». Anche Emilio Ajovalasit e Preziosa Salatina, ex studenti, hanno scelto di vivere allAlbergheria. Nel loro appartamento, in via Cadorna, hanno fondato una compagnia teatrale e messo su un bed and breakfast. «Il mio rammarico - spiega Emilio, 31 anni, - è che manca un programma globale di intervento culturale organico. Questo è un quartiere che vive di mille contraddizioni, dove accanto ai locali trovi le carcasse dei motorini bruciati». «Le due anime dellAlbergheria - concorda Preziosa, 29 anni - convivono senza incontrarsi mai. Da un lato ci sono i residenti, costretti a scontrarsi con le difficoltà di un quartiere che offre oggettivamente poco. Dallaltro ci sono i visitatori notturni, che si riversano nei locali di tendenza, come il Palab o la Cueva». Destate, quando gli studenti fuori sede tornano a casa, il pensionato universitario San Saverio si trasforma in ostello della gioventù, frequentato da ragazzi che vengono da ogni parte del mondo. «Abbiamo scelto il posto perché economico e molto centrale. Da qui è possibile raggiungere tutti i luoghi di interesse della città e mangiare con pochi euro», racconta Milla Quinteros, studentessa cilena, in vacanza con le amiche Morgane e Gloria. La sera il cuore della movida è un locale di piazza Ballarò. Tutti lo chiamano "la taverna". Residenti, studenti e giovani di varie parti della città si incontrano. Non ci sono sedie né tavolini, solo casse di birra vuote per sedersi. Il titolare, Marco Conti, spiega il segreto del successo: «Qui i giovani vengono per mangiare cose tipiche siciliane e per bere in compagnia. Ci sono studenti da tutta la Sicilia, destate e dinverno. Io non ho mai conosciuto periodi di crisi da quando ho aperto il locale». Ma lAlbergheria è anche molto altro. Passeggiando tra palazzi sventrati ed edifici appena messi a nuovo, tra le bancarelle del mercato di Ballarò e le chiese dimenticate, ci si accorge che lintegrazione è già realtà. Vicky ha 41 anni ed è originario delle Mauritius. Da 19 anni vive in un appartamento alle spalle del mercato. Ha fondato unassociazione culturale e si definisce la memoria storica del quartiere: «Il cambiamento cè stato - spiega seduto accanto a una statua di Ganesh, nel tempio indù che ha allestito in una stanza della sua casa - ma è solo visivo. È un riscatto apparente. Cè ancora tanto da fare».