I vincoli interessano la metà del territorio. Il Pd: «Il blocco è una risposta al saccheggio» Sanremo. Gli amministratori comunali del Pdl si sentono i più colpiti («All'interno di una provincia che è stata già discriminata rispetto alle altre della Liguria») dalla variante al Piano paesistico della Regione che introduce nuovi vincoli all'edificazione sulla fascia costiera e soprattutto, nel caso di Sanremo, collinare. E in ballo c'è anche la partita sul Puc, il nuovo Piano urbanistico comunale chiamato a riaprire i cantieri e a rilanciare la città. Ieri il settore territorio del Comune guidato dall'ingegnere Alberto Locatelli ha approfondito l'esame della nuova e severa normativa regionale. Emerge che circa il 50 per cento del territorio pre-collinare e collinare di Sanremo - classificato con le zone agricole E1 e E2 - risulta vincolato, cioè precluso a nuove edificazioni, anche se resta uno spiraglio per alcuni interventi ritenuti compatibili con l'ambiente. Lo stop totale alle costruzioni investe in particolare il crinale di via Padre Semeria e Coldirodi, la zona di San Bartolomeo, il crinale tra la Madonna della Costa e San Romolo, le zone Poggio Radino e Costa Peiranze, Poggio e il versante che scende lungo via Val d'Olivi. Regime di conservazione anche per la fascia litoranea tra Villa Helios e il depuratore, nessun apparente vincolo per gli interventi sulla costa all'altezza di Capo Verde (cantieristica e darsena) e Capo Pino (centro residenziale, uffici e porticciolo). Il provvedimento si aggiunge a una sostanziale situazione di blocco edilizio che ha la sua radice nel voto regionale del 2005 che ha praticamente bocciato il progetto preliminare del Puc varato nel 2003 dall'allora giunta Bottini, riconducendo l'indice nelle zone agricole a 0,03 metri cubi per metro quadrato: in sostanza per costruire una casa di 100 metri bisogna avere un terreno di 10 mila metri. L'assessore all'urbanistica Alessandro Dolzan è furente: «Il nuovo vincolo è una iattura, ci preclude soprattutto la possibilità di riqualificare, con un'edilizia di pregio fatta di ville e verde, tutta la fascia oggi occupata dalle serre dismesse. Per Sanremo è un enorme danno economico, turistico e d'immagine: la Regione ci tarpa le ali». Per contro, Sanremo sconta un passato di edilizia selvaggia o "furba", proprio nelle zone agricole: insomma, da un estremo all'altro. In vent'anni con la formula ambigua e soprattutto incontrollata delle "case agricole" sono state costruite e spesso messi sul mercato oltre mille immobili, per un totale di 600 mila metri cubi. Mentre nel 2008 sono state rilasciate soltanto 4 concessioni edilizie. L'ex assessore all'urbanistica Andrea Gorlero, oggi consigliere di minoranza del Pd, osserva: «Il rigore delle norme regionali è figlio (e risposta a) di quelle mille ville, imputabili alle precedenti amministrazioni di centrodestra. Mi rendo conto che una politica di solo blocco è negativa. Con l'amministrazione Borea avevo predisposto una variante per una ripresa controllata delle edificazioni nelle zone agricole, che nel novembre del 2008 è stata bloccata da un parere restrittivo degli uffici comunali: prendo atto che il commissario prima e l'amministrazione Zoccarato ora hanno supinamente accettato questa impostazione. Ricordo, infine, che la norma regionale non è una legge immutabile: il Comune può proporre varianti, e soprattutto inserirle nel nuovo Puc. Bisogna vedere come, visto che la giunta del Pdl vuole disfare tutto e ricominciare daccapo...».
LIGURIA - Edilizia, guerra sulle zone agricole. La rivolta di sanremo contro la Regione
Il 50% del territorio di Sanremo è vincolato, cioè precluso a nuove edificazioni, grazie a una normativa regionale severa. Le zone vincolate includono il crinale di via Padre Semeria e Coldirodi, la zona di San Bartolomeo, il crinale tra la Madonna della Costa e San Romolo, le zone Poggio Radino e Costa Peiranze, Poggio e il versante che scende lungo via Val d'Olivi. Il provvedimento si aggiunge a una situazione di blocco edilizio che ha la sua radice nel voto regionale del 2005 che ha praticamente bocciato il progetto preliminare del Puc varato nel 2003 dall'allora giunta Bottini.
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