Ha suscitato la perplessità di alcuni e l'ilarità di molti l'ultima trovata del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, che prevede l'obbligo per tutti i titolari di siti Internet di comunicare entro sei mesi i propri contenuti alle biblioteche centrali di Roma e Firenze, pena una multa massima di 1.500 euro. In sostanza, secondo la legge Urbani, quello che viene pubblicato su un sito (e quindi è disponibile a tutto il mondo) dovrebbe essere per qualche ragione trasmesso direttamente alle biblioteche, non si capisce se per posta elettronica o addirittura stampato su carta. La regola varrebbe anche per i 70 mila blog italiani, i siti personali gran parte dei quali contengono solo diari di adolescenti. «È come se ai tempi dei primi voli commerciali i regolatori del traffico aereo avessero deciso di applicare il codice della strada», commenta Giancarlo Mola, blogger di Repubblica.it. Per Beppe Caravita, esponente verde che si batte da tempo contro le briglie al web, «siamo di fronte a un tentativo di creare una Rete geneticamente modificata». Per un altro guru di Internet, Massimo Mantellini, quella del ministro è semplicemente «una follia». Urbani è contestatissimo dal mondo degli internauti anche per le proposte ultra-repressive (che arrivano persino a prevedere il carcere) contro chi scarica dalla Rete musica o film. Tra i gruppi più attivi, il sito Quinto Stato che, in collaborazione con la neonata associazione No-Urbani e con il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, ha raccolto decine di migliaia di firme contro le improvvide iniziative del ministero dei Beni culturali.