Mattia Patti: accetto di non guadagnare, anche se ho famiglia Negli ultimi due anni ho insegnato storia dell'arte contemporanea, ma vivo grazie a un contratto con il Cnr «L'importante è guardare al futuro. In prospettiva tenere dei corsi, anche a titolo gratuito, serve per il curriculum. Ecco perché ho deciso di partecipare al bando». Mattia Patti, 33 anni, livornese, una moglie e una figlia di due anni, è titolare di un assegno di ricerca alla Scuola Normale di Pisa, che gli ha permesso di tenere, negli ultimi due anni, un corso di storia dell'arte contemporanea. La sua storia è simile a quella di tanti altri precari del mondo universitario. «Mi sono laureato - racconta - nel 2001 all'università di Pisa in storia dell'arte contemporanea, e ho completato la scuola di perfezionamento alla Normale. Ho ottenuto tre contratti di collaborazione con la Normale, e due anni fa ho ottenuto l'insegnamento di storia dell'arte contemporanea nel corso di laurea in scienze dei beni culturali. Uno di quegli insegnamenti che nell'anno accademico 20092010 saranno a titolo gratuito». «Il guadagno medio di un corso semestrale o annuale - precisa - è compreso in una forbice tra 1.500 e 5.000 euro lordi, ma c'è comunque una retribuzione. L'ateneo ha deciso di mettere a bando il corso a titolo gratuito per l'anno accademico 20092010». Una situazione difficile. Come la maggior parte dei precari dell'università si mantiene con altri lavori, ma ha deciso di partecipare al bando. Una decisione sofferta? «C'è un ritorno curricolare per chi tiene questi corsi. Era già stata approvata la programmazione didattica da parte del corpo docente e non ho ritenuto fosse il caso di dovermi esporre. Erano i docenti, semmai, a doversi ribellare». Patti ha partecipato al bando ma dice di condividere, anche se in modo parziale, la protesta del coordinamento dei precari. Non è un'affermazione contradditoria? «Non mi pare. Il problema sta a monte. È la conseguenza di una situazione sopportata, o accettata, da tutti da anni. Lavorare per tre euro l'ora o zero euro l'ora non cambia lo stato dello cose, se pensiamo al numero totale delle ore lavorate». Quante ore? «Ho tenuto un corso di trenta ore, ma dobbiamo considerare anche i ricevimenti e gli esami. Adesso sto seguendo le tesi di circa venti studenti del corso triennale. L'importanza che si dà al preparare le lezioni è un'altra discriminante. Sta alla coscienza di ciascuno. Teniamo presente che una lezione ben preparata richiede comunque tempo e ore che non sono retribuite». In queste condizioni diventa indispensabile pensare di avere un altro lavoro? «Sì. Parallelamente ai contratti di collaborazione con la Scuola Normale io ho firmato un contratto con l'Istituto nazionale di ottica applicata del Cnr di Arcetri (Firenze). Realizzo e interpreto i risultati della riflettografia infrarossa. Sui dipinti produce buoni risultati». T.G.