La lotta potrebbe coinvolgere Siena e Firenze Dialogo con la Regione e, nei prossimi giorni, contatto con le assemblee dei precari di Siena e Firenze. Questa la strategia del coordinamento dei precari dell'università di Pisa, che circa un mese e mezzo fa ha dato vita alla campagna "Io gratis non lavoro". Giuseppe Marcocci, borsista alla Normale, uno dei principali esponenti del coordinamento, parla di «politica delittuosa dell'ateneo». E aggiunge: «Un numero così alto di corsi gratuiti, a stipendio zero, non c'era mai stato. Mi sembra chiaro il tentativo di far passare il concetto che insegnare all'università nobilita... che quindi sia un lavoro che si può anche non retribuire». La campagna "Io gratis non lavoro" ha raccolto in pochi giorni 120 adesioni. Oltre a invitare al boicottaggio dei bandi - di tutti, per una questione di principio, sia di quelli retribuiti che di quelli non retribuiti - il coordinamento ha dato vita a presìdi e contestazioni. Se proprio dobbiamo tagliare qualcosa, dicono i precari, perché non puntare lo sguardo verso le indennità dei docenti? «I professori - afferma Marcocci - hanno responsabilità fortissime. Hanno sperperato denaro e ora chiedono ai precari di lavorare gratis». La scorsa settimana è stata inviata una lettera al ministero della Pubblica istruzione, dell'università e della ricerca per denunciare - presunte - irregolarità (come l'incongruità dell'affidamento di corsi a personale in formazione, quali i dottorandi) e «l'arbitrio» con cui si è deciso di retribuire alcuni corsi e altri no. «Speriamo che il ministero impugni l'intera procedura - dice Luca Frassineti, 40 anni, dottore di ricerca in lettere - Il bando della facoltà di lettere è scaduto il 20 luglio. Il 23 già venivano attribuiti gli incarichi. È la ciliegina sulla torta di un meccanismo che ha molte ombre e poche luci». Sui 66 contratti attribuiti 22 andrebbero, secondo l'analisi dei precari, a docenti strutturati o in pensione, 22 a liberi professionisti («o hobbisti», come li chiama Frassineti), 22 a precari. «Dei 22 liberi professionisti che hanno partecipato 11 hanno bandi retribuiti - precisa Frassineti - Tra i 22 precari solo in 7 non lavorano gratis. Non è un problema - per me - che si paghino liberi professionisti. Ma non c'è stata trasparenza nel metodo». (t.g.)