Il volume Si stupì per gli uomini con i fucili a tracolla "Ma i veri mafiosi i campieri sono autorizzati a perseguire i loro affari illeciti" Ammirò i carretti dipinti dicendo che avevano ispirato i pittori cubisti e fu colpito dal contrasto tra lhotel e le baraccopoli È il 1928 quando lo scrittore arriva a Villa Igiea per iniziare il suo ultimo, lungo viaggio Bollò la strada di ritorno da Agrigento come "la più malridotta del mondo" l'aria è fine e frizzantina, e lhotel ci ha servito allaperto un pranzo molto gustoso, che abbiamo consumato badando bene di lasciare dei resti a due cani che erano con noi» scrive Kipling alla figlia Elsie (che quattro anni prima, nel 24, ha sposato George Bambridge e vive nel Sussex), giorno 18, nella prima di una serie di lettere, nelle quali le racconterà del suo tour nellIsola. Uscito fuori dallo splendido albergo e lasciata Palermo per una delle sue prime visite allentroterra, Kipling muove verso Montelepre. Vi arriva a bordo di una «magnifica automobile», una Fiat, attraverso strade impervie e strette e meravigliandosi del fatto che una vettura si sia potuta inoltrare su per le montagne che conducono alla «vertical town called Montelepre». In giro per il paese, a lasciare perplesso e stupito lo scrittore è il via vai di uomini che tranquillamente portano il loro fucile a tracolla, nellindifferenza dei carabinieri che lasciano correre su una condotta palesemente illegale. Ma daltronde, rileva Kipling, ancora più grave è che «i veri mafiosi, i campieri, sono autorizzati a perseguire i loro affari illeciti del tutto indisturbati», e aggiunge indispettito e ironico: «E noi ci deliziamo con i carretti siciliani dipinti: ora capisco da dove hanno preso le loro idee i pittori cubisti e futuristi!». Inoltre la realtà precaria di Montelepre, la miseria dei suoi abitanti e la modestia della sua struttura urbana, fa considerare a Kipling quale enorme contrasto vi sia tra lhotel palermitano dove alloggia, raffinato esempio di arte e bellezza e le «orribili baraccopoli» che circondano il capoluogo dellisola. Alla desolazione del luogo fa da contrasto anche la bellezza del paesaggio: dalle alture di Montelepre si scorge un felice alternarsi di colori: larancione della lunga scogliera che dà sul blu intenso del mare e il verde degli antichi alberi dulivo che pullulano su altopiani e colline. Giorno 21 Kipling parte in macchina da Palermo, in direzione di Agrigento. Il direttore dellhotel gli ha detto che la strada che porta alla città dei templi non è molto buona. Ma con grande disappunto, Kipling, constaterà che per lunghi tratti le strade non esistono proprio. Per esempio nei dintorni di Villafrati, dove non solo non vè traccia di una striscia rotabile ma il paesaggio tutto è desolante e richiama il deserto: scarse le abitazioni, rade le presenze umane. Quasi per tutto il percorso, sino ad Agrigento, passando per siti abbandonati in isolati valloni o costruiti su irti costoni rocciosi, Kipling registra a malincuore laridità della terra, la mancanza di adeguate reti di collegamento e le carenze negli impianti urbani e annota pure la circostanza di non aver incontrato alcuna donna in giro: per le anguste strade delle cittadine del Palermitano e dellAgrigentino, solo uomini avvolti in enormi scialli «and not a single woman visible». Nel tardo pomeriggio, finalmente, dopo un accidentato e avventuroso percorso che ha iniziato a Palermo la mattina presto - e che in modo dettagliato racconta, sempre alla figlia Elsie - Kipling può godere della visione dei templi, spettacolari e «interessanti». Inoltre, lo scenario particolare e arcaico e le persone singolari e pittoresche incontrate lungo il tragitto - soprattutto durante il viaggio di ritorno a Palermo, lungo «la strada più malridotta del mondo» - gli danno la percezione di un mondo isolano dove realtà, fantasia e bizzarria si mescolano continuamente, suscitandogli considerazioni ora serie e preoccupate ora ironiche e divertite («I wondered why we went to Hollywood for films»). Rientrato a Palermo, continua a scrivere alla figlia e a informarla delle sue visite ai monumenti della città: il 26 è stato alla Cappella Palatina dove ha ammirato, entusiasta, i mosaici, sottolineando che, «tutta Palermo - quando non vi è molto freddo - è unadorabile città ed è bello girovagarvi senza meta». Però dellhotel dove risiede si lamenta: a volte le sale comuni sono totalmente vuote, a volte invece sono troppo rumorosamente piene di disordinati e caotici turisti americani. Ancora, racconta alla figlia dei gala organizzati in albergo, dove tra laltro ha avuto modo di fare stravaganti incontri: con un famoso gigolò e con un giovane nobile palermitano con il quale ha conversato in francese e che gli ha dichiarato con candido charme «Majs le deteste. Il travaille!», facendogli pensare che laffermazione del giovane riassumesse «the general view of life» di tutta laristocrazia siciliana. Il 2 marzo, Kipling, contento daver potuto contemplare i templi greci di Segesta, lascia Palermo e si reca nel versante orientale dellisola, a Taormina, dove rimarrà sino al 13 del mese. Dal San Domenico Palace hotel, giorno 12 manda una lettera a Sir John Blond-Shutton. Gli descrive il viaggio («by train from Palermo, across the mountain to here») e affettuosamente gli confessa: «Vorrei che tu fossi qui con me. Non so quale esperienza hai tu della Sicilia, ma i fiori qui - sia quelli curati che quelli incolti - sono eccezionali, diversi e superiori rispetto a tutti quelli che ho visto sinora e la bellezza dei luoghi è incredibile». Quindi gli parla dellhotel («this hotel was once a monastery, the rooms bear evident traces o having been cells») degli altri ospiti («l80 per cento sono americani, il 10 per cento tedeschi») ma soprattutto delle bellezze del rinomato centro jonico, del paesaggio che lo circonda: gli dice dellEtna che non è certo «un buon amico» ma anzi è abbastanza «capriccioso» e provoca spesso, a causa della sua attività, scosse sismiche (e a lui è capitato di avvertirne una di una certa intensità tanto che ha visto la gente della cittadina uscire di casa e riversarsi sulle strade); ma il giorno che gli sta scrivendo - fa notare Kipling a Sir John Blond-Shutton - il vulcano appare di un blu turchino così vivido e bello da rimanerne incantati. E come se non bastasse alla visione limpida e luminosa dellEtna, che Kipling ha di fronte, si unisce lodorosa fragranza dei fiori del giardino in cui si trova, dove è un trionfo di fresie, violette, gelsomini, gerani, iris e girasoli che «felicemente mischiati formano una splendida composizione». E con questa immagine, di un angolo paradisiaco della Sicilia (con colori e odori semplicemente divini), si concludono le note siciliane dello scrittore inglese (contenute nel volume 5 di The letters of Rudyard Kipling, curato da Tomas Pinney ed edito da Mcmillan nel 2004) che proprio dallIsola aveva voluto iniziare lultimo grande tour della sua vita.