Rientrare dal piccolo portone di via Vittorio Emanuele al civico 266 e ritrovarsi catapultati nella storia, tra colonnati marmorei, marmi policromi e ambulacri è una sensazione che almeno una volta nella vita ogni catanese dovrebbe provare. Dal 1991, data di inizio del programma generale di interventi finalizzati alla tutela e alla valorizzazione di quello che il sindaco Stancanelli ha definito «un gioiello incastonato nel cuore della città», cittadini e turisti non sempre avevano potuto usufruire di questa opportunità. Il complesso architettonico consta di un Teatro greco-romano, con una cavea della capienza originaria di 7 mila spettatori, suddivisa in tre parti e costruita in parte sul pendio naturale ed in parte su muri attraversati da ambulacri collegati tra loro tramite scale. Ad ovest sorge l'odeon, che poteva contenere originariamente ben 1500 persone e la cui destinazione era riservata a manifestazioni musicali e probabilmente anche alle prove degli spettacoli, poi rappresentati nella cavea limitrofa. Le gradinate dell'edificio, appoggiate su 18 muri a raggiera, delimitano dei vani non comunicanti tra loro, utilizzate nell'antichità come botteghe. Aperto in parte, poi chiuso e riaperto in occasioni speciali, al centro di infinite polemiche per carenza d'organico che ne impediva la fruizione anche delle parti visitabili, il Teatro è stato infine riconsegnato alla città da oggi, completamente ristrutturato e anche ampliato, e sarà a disposizione dei visitatori dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19 e nei giorni festivi dalle 9 alle 13. Le migliorie apportate, grazie anche all'utilizzo dei fondi del Por Sicilia 2000- 2006, hanno consentito di mettere in luce il prospetto esterno del Teatro, dopo l'eliminazione delle botteghe del pianoterra, mentre una parte dell'esterno è stata coperta da una grande vetrata, che consente la continuità visiva con la rimanente parte del monumento. Pilastri e travi d'acciaio sono stati inseriti per garantire una maggiore staticità, soprattutto a beneficio del prospetto e del secondo piano. Grazie a nuovi scavi archeologici, inoltre, i reperti rinvenuti in loco verranno esposti in un piccolo museo allestito al secondo piano, a supporto del preesistente Antiquarium. L'assessore regionale ai Beni culturali, Lino Leanza, non ha dubbi: «Questa riapertura sarà un nuovo volano di sviluppo per la città e per l'intero centro storico». Dall'area della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali che in questi anni ha lavorato assiduamente assieme agli esperti e ai tecnici e col prezioso contributo di circa 40 ragazzi impiegati nel restauro arrivano parole di soddisfazione. «Abbiamo lavorato utilizzando i fondi della comunità europea riuscendo anche a portare alla luce nuove porzioni di teatro. Inoltre, abbiamo demolito parte degli edifici che negli anni precedenti deturpavano l'area del complesso archeologico», spiega la soprinténdente Maria Grazia Branciforti, presentando il complesso archeologico. E poi aggiunge: «In concomitanza con questa riapertura storica, abbiamo voluto preparare un volume e un apparato didattico più completo dei precedenti, realizzato in italiano e in inglese, a beneficio dei turisti». Passeggiando verso l'interno, il panorama cambia prospettiva a seconda dell'angolo di visuale che si predilige, man mano si recuperano i piccoli scalini, i mattoni rossi sullo sfondo della nera pietra lavica; in alto, quasi irriverenti, si affacciano, in un gioco di cadute e risalite prospettiche, il campanile della chiesa dei Salesiani e parte del giardino del Palazzo Asmundo Francica Nava. E il sindaco Raffaele Stancanelli, ricevendo simbolicamente le chiavi del prezioso monumento, commenta: «Prendo in consegna questa bellissima struttura per consegnarla ai catanesi. Questi sono i traguardi a cui si arriva lavorando in sinergia, e non dobbiamo dimenticarci che in questo periodo stiamo ricevendo dai 5 mila ai 6 mila croceristi ogni martedì e giovedì; se riusciamo a creare dei percorsi turistici appropriati, possiamo far crescere la nostra città. Ringrazio la soprintendenza ma anche le fondazioni private per gli eventi che ci stanno regalando. o un desiderio: che la cultura possa coniugarsi con lo sport, ospitando proprio nel ritrovato complesso archeologico la grande scherma nel 2011, in occasione dei mondiali, per cui la nostra città è in lizza».