Un nuovo appello promosso da Anisa merita di essere esaminato per la focalizzazione di una tematica poco nota. Forse non tutti sanno che in molti paesi dell'Unione Europea a scuola non viene insegnata la storia dell'arte. Un dato che deve allarmarci vista l'importanza della materia, soprattutto valutata nell'ottica del concetto di comunità europea, inteso come presa di coscienza di un patrimonio comune e di una storia dell'arte maturata nei secoli grazie agli scambi interculturali europei. Se non fosse esistito un filo conduttore dialogante fra Atene e Roma o fra i paesi fiamminghi e il centro Italia - tanto per fare un esempio - certamente lo sviluppo della nostra cultura non sarebbe stato lo stesso. Con l'inserimento della storia dell'arte nelle materie scolastiche, senza dubbio si accelererebbe di gran lunga il processo di assimilazione di tutti i campi della creatività, favorendo altresì l'integrazione intellettuale volta a creare finalmente un'unica Europa della cultura. Per avvicinare i giovani all'insegnamento delle religioni, ad esempio, si potrebbe iniziare dall'iconografia dei vari luoghi di culto che, come tutta l'arte, assume una funzione comunicativa in ogni contesto. Perché allora non inserire almeno un'ora settimanale di storia dell'arte nelle scuole dei paesi membri della comunità europea? Una spiegazione ovviamente non c'è.
Se l'Europa dimentica la storia dell'arte
Un nuovo appello promosso da Anisa chiede di esaminare la possibilità di insegnare la storia dell'arte nelle scuole europee. Secondo l'organizzazione, la materia è importante per la comunità europea, poiché la storia dell'arte è un patrimonio comune che è stato sviluppato attraverso gli scambi interculturali europei. L'inserimento della storia dell'arte nelle materie scolastiche potrebbe favorire l'assimilazione di tutti i campi della creatività e l'integrazione intellettuale, creando finalmente un'unica Europa della cultura. Anche l'insegnamento delle religioni potrebbe essere avvicinato attraverso l'iconografia dei luoghi di culto.
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