Il teatro dei baresi Ieri riunione a Roma. Sarà chiesto un parere all'Avvocatura distrettuale Passaggio di consegne ma da ente pubblico a ente pubblico, da ministero dei Beni culturali a Soprintendenza regionale. Che chiederà un parere all'avvocatura distrettuale dello Stato per tentare di superare quel no che l'Avvocatura dello Stato oppone alla consegna delle chiavi del teatro Petruzzelli alla fondazione che dovrebbe gestirlo. E' questa la scappatoia che si delinea per consentire che il teatro ricostruito riapra. Ieri la riunione convocata dal commissario per la ricostruzione Angelo Balducci(alla quale hanno partecipato rappresentanti di Comune, ministero e soprintendenza) si è risolta con un rinvio al 7 settembre e l'individuazione di questa strategia. Per ora, intanto, le chiavi del teatro restano all'impresa che l'ha ricostruito. A giorni, probabilmente, il passaggio alla Soprintendenza. Che però non potrà fare immediatamente il secondo passaggio, quello alla fondazione (passaggio da cui dipende il funzionamento del Petruzzelli) senza avere un parere favorevole che spera di avere dall'Avvocatura distrettuale. In tutto questo il ruolo della famiglia proprietaria del teatro viene congelato, così come il protocollo d'intesa che ne tutela i diritti. In attesa che il giudice nelle mani del quale è stato messo l'accordo di 7 anni fa tra enti locali e Messeni Nemagna, non si pronunci sulla sua validità. Certo le incognite sulla reale operatività del teatro dal prossimo inverno restano molte. Nella riunione di ieri è stato ribadito che non si può consegnare il teatro ricostruito con fondi pubblici alla famiglia proprietaria o alla fondazione Petruzzelli individuata dal protocollo quale ente gestore. Non si può perché il ministero per i Beni culturali deve - secondo gli avvocati dello Stato - esercitare il diritto di ritenzione: tenere il possesso del bene fino a quando non si farà chiarezza sulle somme, 13 milioni di euro, che ha investito nella ricostruzione e rispetto alle quali sarebbero debitori i proprietari. Quindi il ministero (che deve ancora prenderlo in consegna dall'impresa) lo affiderà alla soprintendenza. Ma così il teatro resterebbe chiuso almeno fino alla definizione delle questioni giudiziarie già aperte. La Soprintendenza, a questo punto, chiederà un parere all'avvocatura distrettuale dello Stato. Con l'obiettivo di ottenere il via libera a consegnare il teatro al Comune o alla fondazione, ma non più ai sensi del protocollo del 2002. Il percorso è macchinoso. E anche qualora si compisse come si augurano i responsabili degli enti, far funzionare il teatro, che resterebbe ostaggio della contesa sui soldi tra enti pubblici e famiglia, in queste condizioni sarebbe difficile. Ma per il momento sembra l'unica soluzione. Intanto davanti al Tribunale di Bari continuerà la discussione della causa per l'annullamento del protocollo d'intesa (annullamento richiesto dalla Regione e dal Comune che firmarono quel documento nel 2002). E sul piano politico si potrebbe cercare la soluzione del conflitto: un nuovo esproprio o una vendita concordata.