No all'autorizzazione a procedere ROMA. Il ministro Matteoli salvato dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera per il caso Gallitto e gli abusi edilizi. Polemica tra i politici. La Giunta della Camera salva Matteoli Non sarà processato, il reato è "ministeriale". Insorge l'opposizione Avvisò l'allora prefetto Gallitto che c'era un'inchiesta a suo carico per abusi edilizi. Il Pd: è un blitz Di Pietro: una vergognA ROMA. Un salvataggio preventivo per il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Difficilmente sarà processato per il reato di favoreggiamento nell'inchiesta su abusi edilizi all'Isola d'Elba, anche perché il mese prossimo scatterà la prescrizione. Matteoli era accusato di aver avvertito, nell'estate del 2003, l'allora prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto che c'era un'indagine contro di lui, ma per la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati, ha agito nell'esercizio delle sue funzioni di ministro. La Giunta con voto a sorpresa ieri ha detto che sarebbe stata negata l'autorizzazione a procedere contro Matteoli (non ancora chiesta) perché si ravvisava un "fumus persecutionis". E l'opposizione accusa: un blitz della maggioranza che non ha atteso una richiesta della magistratura ordinaria. Una pronuncia che non ha valore «se non politico», secondo il presidente della Giunta, Castagnetti che non ha votato. Se dovesse arrivare una richiesta del Tribunale di Livorno, si dovrà dunque procedere ad un nuovo voto. La vicenda ha un percorso giudiziario piuttosto complesso che ha fatto tappa anche alla Corte Costituzionale, investita di un conflitto di attribuzione proprio dalla Camera su sollecitazione del ministro delle Infrastrutture. Ricorso accolto con la Consulta spaccata. La decisione controversa ha pure scatenato la reazione di alcuni giudici che hanno rifiutato di scrivere materialmente le motivazioni. Il conflitto ruotava intorno all'interpretazione dell'articolo 96 della Costituzione che impone l'autorizzazione preventiva del Parlamento per i reati di natura ordinaria a carico dei ministri della Repubblica. Tema difficile è stabilire se un favoreggiamento può essere ascrivibile all'esercizio delle funzioni ministeriali. La maggioranza, con la forza dei numeri, c'è riuscita. Spiegando, si legge nella relazione del deputato Maurizio Paniz, «che il ministro volle verificare se il prefetto era a conoscenza dell'indagine poiché questi era competente nell'area dell'isola d'Elba, ove erano in corso importanti e pericolosi incendi»... Così il reato diventa 'ministeriale' e non più comune. Non la pensava allo stesso modo il Tribunale dei ministri di Firenze, che investito nell'aprile del 2005 della decisione, ha dichiarato la sua incompetenza, rimettendo gli atti alla procura di Pisa. Atti che sono poi tornati a Livorno che a sua volta ha disposto il rinvio a giudizio. Alla Camera però, non è mai arrivata la richiesta di autorizzazione a procedere ed è per questi motivi che è stato sollevato il conflitto davanti alla Corte Costituzionale. Si arriva così alle decisione di ieri che non ha precedenti. Per il Pd un vero e proprio blitz, in primo luogo «perché - osserva Donatella Ferranti - la Giunta è stata attivata dal diretto interessato e non dai magistrati. Secondo, se è l'organismo parlamentare che entra nel merito su un fatto che un reato sia o meno ministeriale, nessuna toga potrà più indagare». Una vicenda simile a quella che ha coinvolto il viceministro Roberto Castelli. «Un altro vergognoso misfatto della casta - dice Antonio Di Pietro - i ministri dopo aver concesso l'impunità a Berlusconi si affrettano a garantirsi anche la propria».