Chissà se a Napoli, almeno per una volta, sarà possibile affrontare un dibattito di merito su un tema specifico partendo dai contenuti, dagli aspetti tecnico-funzionali, dalle possibili ricadute. Ci si riferisce alla proposta di Legge Obiettivo avanzata dallUnione degli industriali e messa a punto dal suo Centro studi e dal Comitato scientifico che con esso collabora. Un "poker" di città è già riuscito nellimpresa. Per Venezia fu approvata nel marzo del 1956 e più volte rifinanziata. Si tratta di uno specifico «strumento di salvaguardia di carattere lagunare e monumentale attraverso opere di risanamento civico e interesse turistico». Siena la ottenne nel gennaio del 1963, al fine di tutelare il peculiare «carattere storico, monumentale e artistico della città e per opere di risanamento urbano». Nel 2001 venne poi la volta di Lecce, con la legge n. 59 che prescrisse una serie di «norme per il restauro, la tutela e la conservazione dei beni urbanistici, architettonici e artistici» del patrimonio barocco. È del 2009, infine, la legge Roma Capitale su cui tanto si è detto e scritto. Negli anni scorsi anche Milano avanzò un dossier che istruiva i termini di una legge ad hoc, i cui interventi e assi sono stati recuperati nel più complessivo pacchetto di interventi legati allExpo 2015. Infine Firenze. Il 22 luglio il sindaco Renzi è andato a Palazzo Chigi, insediando un tavolo permanente per la città, incontrando diversi membri del governo e presentando la proposta, guarda un po, di una legge speciale che metta a sistema una serie di interventi volti fondamentalmente a sbloccare progetti e opere che si trascinano da anni. Di che cosa si tratta? Del rifacimento della facciata degli Uffizi, del completamento della loggia di Isozaki, della realizzazione della tramvia, del completamento dei lavori dellAuditorium della Leopolda, della irrisolta questione del biglietto unico per musei statali e comunali, della promozione nazionale del Maggio Musicale Fiorentino, della bonifica e messa in sicurezza dellArno. Nei prossimi anni vedremo, ci auguriamo, i frutti positivi di questo lavoro. Che cosa accomuna queste esperienze? Anzitutto la consapevolezza che importanti centri urbani svolgono, e svolgeranno sempre più, una strategica e determinante funzione di traino economico e competitivo per lintero Paese. Ma è certo anche che in molte di queste città esistono problematiche e nodi irrisolti che tali resteranno senza un coinvolgimento pieno e formale, ovviamente su un progetto e un programma di interventi condivisi, dei livelli istituzionali nazionali: governo e Parlamento in primis. Se grandi temi e grandi potenziali risorse naturali, o imponenti e decisivi processi di trasformazione urbana, sono di rilevanza nazionale per la loro portata è evidente che occorre porre laccento, allora, sulla necessità di allargare la governance per tutta una serie di azioni di governo che rivestono una dimensione ben più ampia di quella municipale. Può rientrare Napoli in queste considerazioni di cornice? Certamente sì. Ha un centro storico, patrimonio Unesco dellumanità, in terribile stato di degrado, e ancora privo di un valorizzante Piano di Gestione. Ha un water front da ridisegnare, da Vigliena ai Campi Flegrei, in una dimensione metropolitana che lo renderebbe dal punto di vista naturalistico unico al mondo. Ha un territorio da rigenerare completamente dal punto di vista ambientale, dopo anni di incuria amministrativa, inquinamento, ecomafie e devastazione, spesso per mano pubblica, del suolo e delle acque. Ha due grandi ex polmoni produttivi, a Est e Ovest, da bonificare e poi ridisegnare urbanisticamente in quanto a mission e insediamenti. Ha un sistema metropolitano da completare e una vocazione mediterranea tutta da costruire. Non è un problema di risorse economiche. Ci sono i restanti fondi Fas, per quanto in parte destinati colpevolmente dal governo ad altri usi, ci sono residui Cipe di passate annualità già deliberati e non spesi, ci sono i fondi strutturali 2007- 2013, quelli dei vari Programmi operativi nazionali, cè il Fondo sociale europeo, ci sono i Programmi a sportello Bruxelles, le risorse Ue della Politica di vicinato. Ci sarebbe poi da riqualificare la spesa pubblica locale, ma forse questo è più difficile. Insomma, è immaginabile una Legge Obiettivo per Napoli che contenga quindi, principalmente, misure drastiche di semplificazione delle procedure amministrative anche in deroga alle normative vigenti, che snellisca iter normativi e deliberativi, che rimuova le strozzature amministrative tipiche dei processi decisionali complessi che coinvolgono più livelli istituzionali ed enti, e che preveda poteri sostitutivi commissariali in caso di inadempienze o ingiustificate perdite di tempo. Su questa proposta, con buoni argomenti, si può concordare o dissentire, ma è paradossale che essa venga accolta o da paragoni storicistici con esperienze passate e non riproponibili, o da furore ideologico avverso, battute di spirito che non fanno ridere nessuno, o reazioni isteriche che da sole dicono già tanto su chi oggi tiene le redini della terza città dItalia.
CAMPANIA - Ironie fuori luogo sulla Legge Obiettivo
Napoli è stata proposta una Legge Obiettivo per affrontare i suoi problemi di degrado e inadeguatezza urbanistica. La città ha un centro storico in stato di degrado, un water front da ridisegnare, un territorio da rigenerare ambientalmente e un sistema metropolitano da completare. La città ha anche due grandi ex polmoni produttivi da bonificare e una vocazione mediterranea da costruire. La Legge Obiettivo proposta prevede misure drastiche di semplificazione delle procedure amministrative, snellimento degli iter normativi e rimozione delle strozzature amministrative. La proposta è stata avanzata dall'Unione degli industriali e ha ricevuto un sostegno positivo da parte del Comitato scientifico.
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