Stasera Mario Perrotta porta in scena "Italiani- Cìncali" ritratto dellItalia del boom in cui tanti cercavano fortuna allestero Lemigrazione italiana del dopoguerra in Belgio, raccontata attraverso lettere cariche di invenzioni per nascondere le condizioni umilianti del lavoro nelle miniere di carbone. Lettere a cui le mogli analfabete rispondono con parole dettate allunico uomo rimasto in paese, il postino. E lui la voce narrante di "Italiani Cìncali! - Minatori in Belgio", che Mario Perrotta porta in scena stasera nel parco del Museo per la Memoria di Ustica, per "Il Giardino della Memoria". Primo capitolo di un dittico (la seconda parte racconta le esperienze drammatiche di chi andava a lavorare in Svizzera), "Minatori in Belgio" è il ritratto amaramente ironico di unItalia che si preparava ad affrontare il boom economico sacrificando una parte dei suoi cittadini, scambiati con sacchi di carbone e mandati a lavorare senza diritti né tutele, spesso rischiando la vita, come avvenne a Marcinelle, la cittadina dove nel 1956 morirono oltre duecento minatori. Al contrario di chi partiva per lAmerica o lAustralia, chi emigrava nei Paesi del nord Europa si trovava nella condizione di eterno stagionale, considerato dagli autoctoni solo come braccia da lavoro, come succede oggi a chi viene in Italia. Lo spettacolo, scritto dallo stesso Perrotta insieme a Nicola Bonazzi, è frutto di una ricerca durata quasi un anno, raccogliendo le testimonianze orali degli ex-emigranti del Sud Italia. Finalista al Premio Ubu nel 2004 e rappresentato con successo in tutta Italia, Italiani Cìncali, è stato insignito della targa della Camera dei Deputati "per lalto valore civile del testo e per la straordinaria interpretazione, che ricostruisce con assoluta fedeltà una parte della nostra storia che non possiamo dimenticare". (vega partesotti)
BOLOGNA - Il Giardino della Memoria. Quei drammi da emigranti nelle miniere del Belgio
Mario Perrotta porta in scena "Italiani-Cìncali" al Museo per la Memoria di Ustica. L'opera è un ritratto dell'Italia del boom, in cui tanti emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone. Le lettere scritte dagli emigranti sono risposte da loro mogli, che non conoscevano l'alfabeto. Il testo è frutto di una ricerca durata quasi un anno, con testimonianze orali degli ex-emigranti del Sud Italia. L'opera è stata finalista al Premio Ubu e ha ricevuto la targa della Camera dei Deputati per il suo alto valore civile e interpretazione straordinaria.
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