Dallarchitetto fratello di Massimo Giletti allartigiano che ha innescato il fuoco Archiviata la posizione del sovrintendente Pernice. Grave secondo i pm lassenza di rilevatori di fumo Chiusa lindagine sullincendio che il 5 aprile 2008 devastò il torrione sud-est del castello di Moncalieri. I pm Raffaele Guariniello, Sabrina Noce e Laura Longo, dopo aver analizzato le consulenze tecniche sulle cause e le modalità del rogo, hanno concluso linchiesta indagando sette persone per incendio colposo. Per i magistrati la responsabilità dellincendio è addebitabile a Valerio Corino, direttore del Museo allinterno del Castello, difeso dallavvocato Antonella Forchino, «colpevole» di non aver installato nel torrione sensori antincendio, ai consulenti della Sovrintendenza larchitetto Emanuele Gilletti (fratello del più celebre Massimo, star televisiva) e Piciot Mazza, che nei loro progetti non avrebbero tenuto conto delleventualità di un incendio, a Marino Ghiotti, Giorgio Mosca e Nevio Negro, titolari dellimpresa Sicer (nel frattempo fallita) che aveva aperto il cantiere nellala aggredita dalle fiamme e infine a Alessandro Avanzo, lartigiano che, usando una sega circolare, avrebbe originato le scintille causa dellincendio. Archiviata invece la posizione del soprintendente Francesco Pernice, il cui nome invece era stato in un primo momento scritto nel registro degli indagati. Secondo il pool di magistrati le responsabilità della Soprintendenza, a conclusione dellinchiesta, non sono apparse così gravi come si era pensato in un primo momento. Lavviso di fine indagine sarà notificato agli interessati nei prossimi giorni. I consulenti tecnici dei magistrati, ricostruendo la dinamica dellincendio, hanno accertato che le fiamme, probabilmente originate dallattrezzo utilizzato dallartigiano Alessandro Avanzo, «covarono» a lungo nellarea del cantiere aperto per eseguire alcuni interventi di restauro, al terzo e quarto piano del torrione, proprio sopra le stanze reali per poi divampare avvolgendo lintero edificio. Particolarmente grave per i magistrati è stata lassenza di rilevatori di fumo in quella parte delledificio. Unassenza che, secondo i consulenti tecnici dei pm, spiega il ritardo con cui è scattato lallarme. In compenso i sistemi di allarme, presenti invece in altre parti del castello, entrarono in funzione quando i vigili del fuoco erano già impegnati nellopera di spegnimento delle fiamme che avvolgevano il torrione, lambendo la sala del Proclama di Moncalieri e la camera da letto di Vittorio Emanuele II e della regina Maria Adelaide.