Il Comune offre asilo dentro Palazzo Madama ai dipinti della Sabauda, costretti a sgomberare da via Accademia delle Scienze senza sapere dove andare. La proposta in una lettera indirizzata da Sergio Chiamparino al direttore dei beni culturali regionali Liliana Pittarello. «Cara Liliana, come Lei ben sa il problema più spinoso da risolvere per rendere possibile lavvio del grande progetto di ristrutturazione e riallestimento del Museo Egizio è il trasferimento della Galleria Sabauda dalla sua attuale sede. Senza la certezza che i suoi spazi vengano liberati nei tempi previsti, non è possibile lanciare il bando per al realizzazione del progetto elaborato dalléquipe guidata dallarchitetto Aimaro Isola». Così esordisce il primo cittadino, e fin qui nulla di nuovo. Mancando la certezza dei finanziamenti da Roma, e di conseguenza quelli della Compagnia di San Paolo, non si sa ancora se le collezioni già dei Savoia potranno andare nella Manica nuova di Palazzo Reale, in cui comunque non sono ancora iniziati i lavori. Lalternativa a un costoso parcheggio da Gondrand - o a una ventilata esposizione alla Reggia di Venaria - è ora lex dimora delle Madame Reali, nel cuore della città. «Non spetta alla Città di Torino decidere il destino finale della Galleria Sabauda - prosegue il sindaco - ma credo sia mia dovere contribuire a sbloccare la situazione mettendo a disposizione, per il periodo durante il quale la Sabauda non disporrà di una sede propria, il nostro Museo di Arte Antica di Palazzo Madama». La lettera prosegue con la dichiarazione della disponibilità a ospitare le opere transfughe nei vari ambiti del museo: «Sia lo spazio libero della Sala del Senato sia altre sezioni del museo vero e proprio, a detta della presidente della Fondazione Musei Giovanna Cattaneo e della stessa direttrice Enrica Pagella, potrebbero non solo ospitare le opere della Galleria, ma anche prestarsi a forme espositive di importante significato storico artistico». È soddisfatto lassessore Alfieri e cè da giurare che lidea di fare convivere dipinti che spesso hanno storie a provenienze affini in musei che vengono definiti nella lettera addirittura «fratelli» è venuta per primo a lui, pensando anche al 2011: «Certo in occasione delle celebrazioni dei 150 anni la Sabauda non potrà ancora avere una sede, manca il tempo necessario. Ecco allora che in questo modo si permetterà a cittadini e forestieri di vedere queste opere».