Gentile Augias, la sua "contro-obiezione" alle ragioni di Salvatore Settis sul possibile affitto del vaso di Eufronio incontra, credo, l'insuperabile divieto del Codice dei beni culturali (art. 67) che consente l'uscita temporanea dal Paese di oggetti conservati nei nostri musei solo «in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere, in regime di reciprocità», dunque per la diretta valorizzazione culturale delle stesse raccolte di cui gli oggetti facciano parte. Non si tratta di gretta gelosia nazionalista, il principio discende dall'art. 9 della Costituzione che impedisce l'impiego del bene culturale quando siano presenti interessi estranei alle esigenze della sua "tutela". Fosse anche il più nobile degli scopi e cioè fungere da richiamo turistico per l'Italia. Questo divieto vale, a maggior ragione, anche per il progetto annunciato da Resca (designato direttore generale alla "valorizzazione") di dare in affitto agli Emirati Arabi, e a musei americani, dietro adeguati canoni, campionari di oggetti d'arte rappresentativi dei maggiori musei italiani. Giovanni Losavio g.losavioalice.it M entre accolgo il giusto principio richiamato dal dottor Losavio, ricevo una lettera di Karen Yurkovich (karenkarenyurkovich. com) dove si parla del vaso di François, altro gioiello esposto nel Museo Archeologico di Firenze: «Vederlo è come giocare alla lotteria. Il 23 luglio sono andata con alcuni miei studenti americani. Tutto il piano era chiuso e nessuno sapeva dirmi quando sarebbe stato accessibile. Motivo: mancanza di personale. Il piano ospita, oltre al vaso François, anche l'Idolino da Pesaro, l'Atena da Arezzo, una testa di cavallo in bronzo e altre opere pregevolissime. Per fortuna, ecco l'Italia, dopo le mie proteste ci è stata concessa, in via eccezionale, una mezz'oretta per visitare il piano in compagnia di un custode». Al presidente di Italia Nostra obietto che le leggi in questo paese valgono e non valgono e che, a seconda dei casi, le si viola o le si ignora a piacere. Ricevo poi un'altra convincente precisazione del prof. Settis: ««Nei musei di tutto il mondo sono già esposti centinaia di migliaia (letteralmente) di vasi, statue, altri oggetti archeologici, ma anche quadri dal Medio Evo al Novecento, legalmente e legittimamente posseduti dai relativi musei, con tanto di cartellino di provenienza dall'Italia. Che cosa aggiungerebbe a questa legione di "ambasciatori" qualche altro vaso o quadro da noi affittato? Proprio nulla, se non un modesto incasso, pagato a caro prezzo con la rinuncia a un principio non solo ideale, ma storico e giuridico». Conclusione: teniamoci dunque il nostro ricchissimo patrimonio e i nostri poverissimi musei.