Gli storici dopo l'allarme lanciato da Ricci Le denunce Elena Aga Rossi: «In Usa sistemi digitalizzati. Da noi manca il personale» Federico Romero «Declassificazione ferma al ministero degli Esteri» Dopo i dirigenti dell'Archi vio centrale dello Stato (Acs), si fanno sentire gli storici. E lanciano un allarme che si somma alla denuncia comparsa ieri sul «Corriere»: se si continua di questo passo, scrivere la storia d'Italia diventerà sempre più difficile. E invertire la deriva in corso sarebbe il modo migliore per celebrare i 150 anni dell'Unità nazionale. «Manca nell'opinione pubblica - dichiara Elena Aga Rossi, componente del consiglio scientifico dell'Archivio centrale - la consapevolezza dell'importanza enorme che hanno gli archivi per la ricerca storiografica. La documentazione conservata presso l'Acs è essenziale per ricostruire le vicende del nostro Paese. Ma sta diventando sempre meno accessibile. Scarseggiano le risorse e soprattutto sta venendo meno il personale specializzato. Invece di sostituire la generazione più matura degli archivisti, che ha dato buona prova, con l'immissione di forze fresche in grado di cimentarsi con i nuovi mezzi tecnologici, la si sta lasciando senza eredi, perché i concorsi sono bloccati da un'infinità di tempo. E così il divario tra i nostri archivi e quelli stranieri risulta ormai abissale: basti pensare che in Gran Bretagna e negli Usa tutti gli inventari sono digitalizzati e consultabili sul Web». Del resto non barcolla solo l'Acs, come nota Federico Romero, vicepresidente della Società per lo studio della storia contemporanea (Sissco), che per prima ha segnalato il problema: «Insieme ai colleghi studiosi del Medioevo e dell'Età Moderna, stiamo costituendo una commissione archivi per fare il quadro di una situazione che è molto critica a tutti i livelli: per esempio il ministero degli Esteri è da tempo fermo nella declassificazione dei documenti archiviati. Mi pare che la classe politica consideri del tutto secondaria, quasi superflua, la spesa per gli archivi, che infatti è sempre tra le prime vittime dei tagli di bilancio. Eppure la gente s'interessa alla storia, come dimostra il successo delle iniziative di divulgazione. Confido che il centocinquantenario dell'Unità serva a richiamare l'attenzione sull'argomento». A tal proposito una proposta concreta viene da uno storico che è anche senatore dei Pdl, Luigi Compagna: «Al posto dell'attuale comitato di garanti della costruzione di opere pubbliche, frutto del disordine istituzionale causato dal precedente governo, bisogna creare presso l'Archivio centrale un comitato di storici che promuova iniziative culturali insieme agli enti di ricerca. Il modello è il comitato istituito nel 1986 per i 40 anni della Repubblica, che fu presieduto da Leo Valiani». Compagna ha anche presentato un'interrogazione, di cui forse il governo terrà conto oggi nel discutere il tema del centocinquantenario. Va registrata poi una precisazione di Riccardo Mancini, amministratore delegato deil'Eur Spa, società pubblica proprietaria dell'immobile dove ha sede l'Acs. Dopo aver chiarito che è in corso «la procedura per l'affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria» di cui l'Archivio lamenta il ritardo, Mancini affronta la questione del canone d'affitto. A suo avviso, per ottenere «risparmi nei costi di gestione», l'Acs «potrebbe prendere in considerazione la riconsegna di alcuni dei locali» di sua pertinenza, nel caso «risultassero sotto occupati» o sgombri. Ma il sovrintendente dell'Archivio, Aldo G. Ricci, boccia questa ipotesi: «Da noi replica non ci sono spazi sottoutilizzati, ma solo locali che attendono di essere valorizzati con i necessari investimenti».