Ciampi potrebbe abbandonare il comitato dei «saggi» incaricati delle celebrazioni Napolitano preoccupato per i «ritardi» nel definire il programma per ricordare il 1861 Arginare l'onda di piena dello sdegno suscitato dal disinteresse del governo per le celebrazioni di una data simbolo qual è, o dovrebbe essere, per ognuno, rappresentante delle istituzioni, politico, intellettuale o cittadino comune che sia, il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. Il premier si era detto d'accordo sulla necessità «di non trascurare l'intera vicenda» promettendo di mettere la questione all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri il cui preconsiglio, però, è stato convocato per oggi e tra i dodici argomenti in discussione non prevede quello delle celebrazioni. C'è il fuorisacco, è vero. Ma dato il gran dibattito di questi giorni istruire la pratica sarebbe stato più utile che farla arrivare sul tavolo quasi come se si trattasse di un argomento imprevisto. Non si tratta di una questione di mera rievocazione, culturale, storica. Parole e fanfare. L'ampliarsi del consenso della Lega al nord, anche in chiave separatista, e la minaccia di scissioni nel corpo politico di un Sud già tanto provato, fanno intendere che quasi 150 anni da quando l'Italia è stata «fatta» non hanno ancora ottenuto il risultato di «fare gli italiani». L'occasione del 2011 potrebbe testimoniare un cambio di passo. Un segno di apertura, anche se il tempo stringe e sembrano manifestarsi più voglie di divisioni che volontà di collaborare. Quando il governo Prodi, era il 24 aprile 2007, emanò il decreto con cui veniva istituito il comitato interministeriale per «pianificare, preparare ed organizzare gli interventi e le iniziative" in collaborazione con le amministrazioni locali e regionali, mancavano quasi quattro anni alla scadenza. Ora il tempo è quello che è. Nel tempo trascorso, è cambiato il governo, non c'è stata altra iniziativa che quella di integrare il Comitato dei garanti, presieduto dal presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, con una dozzina di rappresentanti della cultura italiana che avrebbero dovuto svolgere l'arduo compito di garantire il valore di una serie di iniziative da organizzare senza fondi. Finora solo la Regione Piemonte ne ha messe in cantiere. Per il resto non c'è nulla. Il primo è stato Ernesto Galli della Loggia, uno dei garanti, a denunciare il 20 luglio sul Corriere il «vuoto di idee" e il senso di inutilità che accompagna il ruolo che è stato invitato a ricoprire per cercare di ridare memoria agli italiani. Il sasso è lanciato. Il presidente Ciampi interviene e dichiara di non essere disponibile a fare da «alibi» a nessuno. «Sono pronto a lasciare se da pane del governo non ci sarà nulla di nuovo». la questione dei soldi esiste ma «in realtà mancano i progetti». In realtà «non c'è l'animus per fare nulla in questo pietrificato paese". Marcello Veneziani taglia corto e si dimette «con dolore ed euforia» dal comitato. «L'Italia chiama e loro mettono la segreteria telefonica» dichiara a Libero parlando di un «governo dell'armiamoci e partite». A questo punto interviene il povero Bondi tagliuzzato nella tasca dal crudele Tremonti. La sola idea dell'abbandono dell'ex presidente e di altri lo atterrisce. «Ciampi resti ed elabori lui un piano. E' la persona più adatta a interpretare lo spirito delle celebrazioni» si affretta a dire rovesciando i ruoli nel tentativo di salvare il salvabile. La questione diventa politica. Si paventa il tentativo della Lega di condizionare le celebrazioni in nome di quella disunità di cui è portavoce ufficiale. L'ipotesi l'avanza Alessandro Campi, direttore scientifico di FareFuturo, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini. L'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sottolinea «il ritardo» nelle iniziative nazionali, E chiede «un programma articolato dato che la scadenza incalza. Non possiamo aspettare ancora». a già avanzato sollecitazioni in alcune occasioni pubbliche, a Torino, a Napoli. Si ripete anche nella speranza che il suo predecessore non arrivi a confermare l'intenzione di lasciare. Vivificare quei concetti di patria e di nazione che, dati i tempi, sarebbe meglio rinverdire piuttosto che mettere nel dimenticatoio, potrebbe essere un'idea. Politica.
Nell'Italia che si divide, il governo dimentica i 150 anni dell'unità
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha espresso preoccupazione per il ritardo nel definire il programma per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. Il governo non ha ancora stabilito un programma per le celebrazioni, nonostante Ciampi abbia promesso di farlo. Il comitato dei saggi incaricati delle celebrazioni, presieduto da Ciampi, non ha ancora prodotto alcun piano. Ciampi ha dichiarato di non essere disponibile a fare da alibi a nessuno e ha espresso la sua disponibilità a lasciare il ruolo se non ci sarà nulla di nuovo.
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