Anche Galan all'attacco: città piena di topi e gabbiani. La replica: il problema c'è ma siamo intervenuti come potevamo Il sindaco: Brunetta fa campagna elettorale ROMA, Venezia è in mano alle pantegane. Parola del presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan. Venezia è mercificata e svenduta, in macerie. Parola del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta (Corriere della Sera, lunedì). Con voce dolente, il sindaco Massimo Cacciari risponde. Non nega certe presenze («Qualche topo c'è...»), ma mette i due atti d'accusa dentro un unico paniere: «Pura campagna elettorale». Il suo mandato da sindaco scade a marzo, lui potrebbe ricandidarsi, ma lo esclude. Quanto al veneziano Brunetta... «Il centrosinistra si augura che si candidi», ironizza Cacciari. Ma Brunetta assicura: «Sono contento di fare il ministro. Do solo una mano. Bisogna fare di Venezia non una Disneyland, ma un centro di cultura e tecnologia, costruire il Rinascimento». Galan ha parlato di «numerose colonie di pantegane in permanente attività, tra piazzale Roma e il Lido». Di «gabbiani cresciuti spaventosamente di numero». Galan si è chiesto: «E' normale assistere a migliaia di bottiglie di plastica nei canali?". E ha concluso: «Queste forme di inciviltà e incuria si sommano al disinteresse totale nei riguardi della cultura da parte di chi amministra Venezia, le cui istituzioni sono sorrette solo dalla Regione». «Ho eliminato i colombi, con una spesa molto forte, dice Cacciari. Con i gabbiani come faccio, li mitraglio? Mi dispiace che abbiano disturbato la passeggiata romantica di Galan, ma tutte le città di mare ne sono afflitte». Bottiglie di plastica? «Qualcuna ce n'è». E le pantegane? Cacciari parla di 16 mila derattizzazioni solo nel 2009, con 720 mila euro spesi, sotto la direzione dei veterinari della Regione. Come dire: che fare di più? Poi, si sorprende: «A parte le chiacchiere, con la Regione lavoriamo assieme e in armonia, al nuovo Palazzo del cinema, al recupero della Malcontenta, alla variante di Tessera...". Il nodo, secondo Cacciari, è questo: «In pochi giorni esaurirò i fondi residui della legge speciale per Venezia. Poi chiuderò i cantieri, sospenderò la manutenzione. Mentre aspetto i 50 milioni deliberati a dicembre e 14 dello scorso anno, mai arrivati. Perché Brunetta e Galan non si chiedono che fine hanno fatto?». Ma Brunetta ha già detto: non si tratta di chiedere altri soldi. E Galan: la legge speciale va riformata, è un simbolo dell'assistenzialismo. «Brunetta dice il sindaco è inorridito dai cartelloni pubblicitari che vede in città attorno ai monumenti. Quello è il risultato del ricorso agli sponsor privati per i restauri. Che devo fare? La Sovrintendenza è d'accordo con me». Non ho i soldi. Cacciai risponde così ad altri attacchi di Brunetta. Basta petrolio nella laguna? «Bisogna fare una piattaforma fuori, e servono fondi». La metropolitana sublagunare? «Magari. Costerà un miliardo...». Brunetta lamenta soprattutto l'agonia culturale. Cacciari replica: «Certo, ad esempio la Mostra del cinema va riattrezzata, i lavori sono in atto. Però, non dobbiamo inseguire Roma o Berlino sul mercato. Venezia è una mostra d'arte, ha scoperto Kurosawa e il cinema italiano d'avanguardia...». Brunetta critica i magnati come Pinault che si è impossessato di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana. Cacciari: «Pinault ha permesso il recupero di una porzione eccezionale della città, ha speso 20 milioni di euro suoi». Brunetta rimpiange il conte Volpi, coniugò cultura e industria. Cacciari: «Magari ci fosse un nuovo Volpi, non posso inventarmelo». Insomma, non siete in fuga come l'aristocrazia veneziana davanti a Napoleone (immagine di Brunetta)? «Macché fuga, gli piacerebbe».