LA BIENNALE di Venezia va al Sud. Forse a miracol mostrare, si spera, e a spezzare un isolamento pluridecennale e intollerabile con il resto del Paese in materia di arte contemporanea. Lo fa con un progetto assolutamente innovativo, "Sensi contemporanei", che tra il 29 maggio e il 30 novembre raggiungerà sette regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia) e porterà a L'Aquila, Potenza e Matera, Reggio Calabria, Campobasso, Bari e Lecce, Napoli, Palermo e Bagheria dieci mostre presentate alla 50esima edizione della Biennale. Non è iniziativa da poco questa, tenuta ieri a battesimo alla Galleria nazionale d'arte moderna dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani (che ha sottolineato «l'avanzamento dei lavori del Maxxi a Roma), dal viceministro dell'Economia e delle Finanze Gianfranco Miccichè, dal neopresidente della Biennale Davide Croff e dal direttore dell'ultima edizione dell'Esposizione internazionale d'arte Francesco Bonami. Prevede un piano d'interventi di riqualificazione di sedi espositive e un programma per la realizzazione di nuove sedi; una serie di attività di formazione per il pubblico e di seminar! di specializzazione per gli artisti curate da esperti della Biennale di Venezia; la realizzazione di nuovi itinerari turistici dedicati all'arte contemporanea; una ricerca sugli orientamenti del pubblico in materia di arte contemporanea nel Sud d'Italia; un concorso per giovani artisti sul tema "II linguaggio dei luoghi". Ma "Sensi contemporanei" rimarrà un evento (per quanto significativo) isolato o è destinato a modificare in profondità il panorama artistico-culturale del Sud? «E' il primo passo di un lungo viaggio», risponde Bonami, «che ha come scopo l'attivazione di spazi pubblici e privati in queste regioni, sfruttando al massimo le competenze disponibili e le possibilità del mercato».