LIBERO Pubblicato il giorno: 280709 Ministro dei Beni culturali Gentile direttore, ci sono due elementi fondamentali da tenere in considerazione per inquadrare correttamente l'attività del nostro ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Occorre ovviamente partire da un dato di fondo: banalmente, i quattrini in cassa. Ogni ministero deve fare i conti con un passato che non si può cambiare con la bacchetta magica. Un passato fatto spesso di costi, inefficienze, impegni, strutture e accondiscendenze. Il governo Berlusconi ha imboccato la strada giusta, ma lo ha fatto in coincidenza con una crisi, prima della finanza e poi dell'economia, epocale. Quest'anno, per la prima volta in quasi venti anni, ci troveremo nella difficile condizione di spendere più quattrini di quanto il Tesoro ne incassi, senza considerare il conto da pagare per gli interessi sul debito pubblico. E tutto ciò nonostante uno sforzo di contenimento dei costi pubblici rigoroso, i tagli di Tremonti appunto, e il tentativo di rendere più efficiente e produttiva la macchina pubblica. In questo contesto, il ministero dell'Economia ha svolto un compito improbo: ha messo in sicurezza il bilancio pubblico. Sul fronte delle entrate, il cammino che abbiamo di fronte è ancora più impervio. L'intenzione di questo governo è di ridurle, non certo di trovare attraverso nuova tassazione risorse che inseguano la spesa pubblica in crescita. Il ministero dell'Economia aveva dunque una strada obbligata: cercare in tutti i modi, anche bruschi, di non allargare i cordoni della Borsa. O meglio di allargarli solo per l'indispensabile: la tutela dei pi deboli siano essi individui (i senza lavoro) siano esse imprese (le piccole e medie). In questo quadro, il ministro Tremonti e il premier Silvio Berlusconi hanno potuto beneficiare dell'azione di due ministri di rara preparazione tecnica e politica come Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, i quali hanno messo in campo strumenti qualificati per garantire il dialogo e la pace sociale. Senza contare un vero e proprio piano di legislatura realizzato dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, i cui frutti si percepiranno da qui a non molto. L'intuizione di Tremonti Già nell'estate dell'anno scorso Tremonti aveva capito meglio e prima di tutti che la crisi non era alle porte, piuttosto era già entrata come un virus nei corpaccioni lenti delle economie pi sviluppate. I comportamenti conseguenti sono stati coerenti con questa intuizione. All' epoca si discettava ancora di possibili tesoretti ereditati dal precedente governo. Nulla si rivelò più falso. L'anticipo della Finanziaria a prima delle vacanze estive ha permesso di sottrarre i saldi pubblici alla contrattazione lobbistica. Più volte il ministro ci ha ricordato cosa sarebbe successo lo scorso autunno se il Parlamento fosse stato impegnato nell'assalto alla diligenza dei conti pubblici, invece di essere contenuto in quei saldi rigorosi che un Consiglio dei ministriaveva già stabilito su suo impulso pochi mesi prima. Il rischio, ci ha raccontato Baudelaire, è « discendere ogni giorno di un passo verso l'Inferno, senza provare orrore». Non si condanna un Paese al fallimento con un singolo atto, per quanto scellerato, ma lo si fa con tanti piccoli passi che messi insieme creano la voragine. L'orrore quotidiano ce lo siamo risparmiato. Un primo elemento è dunque tecnico. Lacapacità di individuare i germi della crisi in anticipo e l'abilità di sottrarre le casse pubbliche alle imboscate di parte. Ognuno dei componenti del governo Berlusconi ha evidentemente perso qualcosa, ha dovuto rinunciare a qualche progetto, ridimensionare la storia del proprio intervento pubblico. Continueremo a far valere le nostre ragioni, Ma non possiamo dimenticare il quadro generale. La somma di tante sottrazioni ha rappresentato un peso per le nostre istituzioni, inevitabilmente, anche attraverso la centralizzazione delle risorse economiche, si sono verificati degli attriti, che debbono essere considerati non solo inevitabili, ma indispensabili in un consesso di persone raziocinanti. Bisogna inoltre riconoscere al ministro Tremonti di aver restituito alla politica una centralità ideale rispetto agli affari economici. La conduzione della politica economica ha dato una forte identità culturale a questa maggioranza. Una visione Non si può prescindere da questa censiderazione: altrimenti l'opera dl contenimento della spesa fino a questo momento portata avanti si ridurrebbe solo una pur meritevole cifra ragionieristica. Tremonti ha saputo restituire alla politica un primato sulla tecnica (in specie quella economica). Solo in questa logica si debbono dunque leggere le contrapposizioni dialettiche con le grandi istituzioni centrali finanziarie e con le banche. L'idea che alla globalizzazione dei mercati non sia seguita una necessaria e indispensabile globalizzazione delle regole è un'intuizione importante, ormai è una lettura universalmente riconosciuta. I successi del G8 italiano derivano anche da questa impostazione. Il merito della politicà economica di questo governo è di aver capito prima degli altri che il gigantesco fallimento economico a cui abbiamo assistito è stato essenzialmente un fallimento dello Stato. L'incapacità di segnare l'indispensabile distinzione di ruoli che è necessario che ci sia tra le autorità politiche e quelle tecniche, a cui si è abdicata una larga fetta del controllo economico. Visione di lungo periodo Si potrebbe entrare nel merito delle singole mosse azzeccate di intervento legislativo. Ma il punto è un altro. Dobbiamo avere la forza di inserire le nostre legittime aspirazioni in un contesto che è completamente mutato. L'Italia finora ha saputo tenere insieme il suo tessuto sociale, senza grandi strappi. Ma ciò non toglie che sacche di disagio sociale siano presenti. Abbiamo il dovere di comprendere come un governo destinato a durare non possa abdicare a una visione di pi lungo periodo, che necessariamente deve passare per la tenuta della sua finanza pubblica e per una riappropriazione di spazi lasciati lino a ieri vuoti dalla politica. Senza lasciare indietro nessuno, ma cercando on terreno sociale ed economico in cui i migliori possano emergere. E questa la sfida in cui anch'io sono impegnato sul fronte della cultura, così come l'ottimo ministro Mariastella Gelmini sta facendo con grandi successi sul fronte della scuola e dell'università. Una cultura imbrigliata nelle spire del potere statale, politico e ideologico, perde la propria libertà, la propria creatività e di conseguenza un rapporto necessario con i sentimenti dl un popolo. Liberare la cultura dagli sprechi e dall'assistenzialismo è dunque un compito culturale primario. E quello che mi propongo di fare, oltre a sistemare i conti per l'anno in corso. Dopo l'approvazione della riforma del ministero dei Beni culturali, mi accingo a presentare alcune riforme indispensabili per il futuro del mondo dello spettacolo in Italia. Spero di poter contare, per vincere questa sfida, sul sostegno delle forze più illuminate e responsabili della cultura,
MINISTRO BONDI Sì alle riforme ma senza sprecare risorse
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha messo in sicurezza il bilancio pubblico grazie a un'attenta gestione delle entrate e delle uscite. Il governo Berlusconi ha dovuto affrontare la crisi economica e ha implementato tagli e misure per ridurre la spesa pubblica. Il ministro ha anche cercato di non allargare i cordoni della Borsa, cercando di tutelare le piccole e medie imprese e i senza lavoro. Il governo ha beneficiato dell'azione di ministri come Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, che hanno messo in campo strumenti qualificati per garantire il dialogo e la pace sociale.
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