Una realtà che ci si attende di vedere smentita dagli interessati, se non vogliono essere additati come i "mediatori" obbligati di ciò che si può e ciò che non si può fare, in materia di edilizia urbana. Ora, laspetto scandaloso è proprio questo: nonostante la presenza di un Prg e delle sue articolate regole, il placet viene ricercato e graziosamente concesso al "livello politico", mentre i poveri funzionari si arrabattano poi a ricercare, nelle maglie della normativa, un modo per non essere incriminati per abuso dufficio o quantaltro, finendo poi - alla luce delle norme "esecutive" del piano - per dovere optare per il no, di fronte a richieste esuberanti la natura stessa degli interventi ammessi. Del resto, se è lecito trarre dai disegni presentati dallo stesso Buonfantino qualche idea del suo progetto, sembra che alla base non vi fosse nientaltro che loperazione ben nota di uno svuotamento totale delledificio, di cui sarebbero rimaste le sole facciate, a testimonianza del fatto che i moderni criteri dintervento nei confronti delledilizia storica non hanno minimamente scalfito la responsabilità progettuale dei tecnici, e che è più gradito uniformarsi alla prassi largamente praticata in Europa (Spagna, Inghilterra, soprattutto), dove tali procedure aberranti trovano larga affermazione; sennò, come saremmo in Europa? Così, allo scandalo già accennato, si accompagna anche lo sconcerto di constatare quanto poco dellinsegnamento universitario si trasferisca effettivamente nelle professioni, e quanto sia necessario operare un riannodamento culturale, che consenta almeno di garantire quella elementare coerenza, senza contraddirla subito dopo la laurea. Cè poi un altro argomento, che viene prepotentemente in evidenza: ma un professionista, nel momento in cui riceve un incarico, non avverte il proprio committente della presenza di regole e limiti da rispettare, i quali daranno inevitabilmente luogo a qualche significativa rinuncia? Oppure dobbiamo pensare che il professionista, forte del consenso ottenuto a "livello politico", ritenga ipso facto di ottenere via libera anche presso gli uffici, i cui funzionari sono per legge tecnicamente responsabili (mentre - va detto - i politici non lo sono)? Infine - ma non è argomento da poco, visto che lo stesso Buonfantino vi accenna - di quale qualità architettonica il nuovo edificio avrebbe recato testimonianza, visto che ci si proponeva di demolire la corte interna e tutto il resto, disponendo semplicemente nuovi solai su tutta la superficie? Era questo il senso della ristrutturazione edilizia, negata dal piano regolatore, che avrebbe potuto essere concessa solo attraverso la conferenza dei servizi? Ma gli scopi della conferenza dei servizi non dovrebbero essere solo quelli di superare difficoltà e lentezze burocratiche attraverso un concordamento tra gli uffici, piuttosto che innovare radicalmente, di fronte a conveniente richiesta, le prescrizioni della normativa urbanistica? Viene da pensare, infine, quando Buonfantino chiama "mostri" i funzionari colpevoli del diniego: non era egli stesso in grado di valutare se quanto andava chiedendo potesse essere realizzato? Le norme non sono fatte per i soli funzionari, evidentemente. Ma forse il "livello politico" costituisce un riferimento talmente superiore da risultare sovraordinante, come si dice, anche rispetto alle norme. Da questo punto di vista, anche quel cambiamento di classe dirigente, da lui auspicato, non potrebbe dare migliore risultato. Altro è infine largomento portato come socialmente rilevante: che cioè la Rinascente abbia posto un aut-aut e finalmente, spaventata, deciso di non investire più a Napoli, con conseguente perdita di posti di lavoro. Ma davvero pensa Buonfantino che gli possiamo credere? Ma davvero unimpresa, seriamente impegnata nel commercio, può essere indotta ad abbandonare una delle mammelle più floride dellarea napoletana, rinunciando allavviamento commerciale, alla rinomanza storica del marchio e a quantaltro di suo interesse, perché non gli è riuscito di realizzare tutte le migliaia di metri quadrati che si era prefissata? Gratta gratta, viene fuori il cosacco, dice un antico proverbio; e qui di cosacchi ce nè più duno, a cominciare dal passaggio di proprietà della ditta, nella quale oggi, oltre ai francesi di Auchan, vi sono membri della storica famiglia Borletti e altri investitori, tra cui Pirelli Real Estate. Lazienda sta operando un "riposizionamento sul mercato", nel quale talvolta le partite finanziarie contano qualcosa in più di quelle di base; da qui forse la decisione di chiudere, non avendo realizzato quelloperazione dal contenuto più edilizio che commerciale che era stata prefigurata. Ma il professionista che ruolo ha? A lui hanno chiesto di realizzare lopera, mica di sindacare il senso dellintervento. E se per realizzarla occorreva superare e contraddire le norme, a lui, come ai politici, sembra non importare più che tanto. E noi dobbiamo essere ben persuasi che egli e gli altri fossero sinceramente animati dalla difesa dellinteresse pubblico, dei posti di lavoro, del prestigio delliniziativa. Io non so più, a questo punto, da dove vengano quei mostri che egli evoca così spesso nel suo scritto, ma certo che di mostruosità ce ne sono proprio a ogni passo, mentre è sempre più evidente che lo strumento urbanistico non ha svolto se non molto parzialmente la sua funzione, perché ne restano escluse tutte le decisioni concrete e particolari, affinché abbia mano libera proprio quel "livello politico", che a Buonfantino aveva dato finora le più ampie assicurazioni.