la stroncatura: «non sono rispettate le tecniche di restauro storico» Un punto a favore del Comune nella "battaglia" con l'Autorità portuale. E ora la partita si sposta sul rifacimento del waterfront Trieste. Una stroncatura che non ammette repliche. Con un dettagliato rapporto stilato dal direttore regionale ai Beni culturali Roberto Di Paola, la Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia ha bocciato l'intero progetto per la ristrutturazione dei due magazzini del Porto Vecchio di Trieste - nello specifico, gli hangar 1A e 3 -, che Greensisam, società che gestisce le attività italiane del gruppo taiwanese Evergreen, vorrebbe trasformare nel suo quartier generale per il Sud Europa. Una bocciatura che arriva a ridosso della redazione del piano esecutivo e che fa seguito alla battaglia del sindaco Roberto Dipiazza, che si oppose duramente alla sopraelevazione dei due magazzini da 12 a 17 metri di altezza arrivando fino all'Avvocatura di Stato, che però gli diede torto. Qui, però non si tratta solo di una critica alla sopraelevazione in sé, ma di un vero e proprio rifiuto dell'intero disegno dal punto di vista progettuale e architettonico. Nella sua relazione Di Paola sottolinea la necessità di creare prima «un progetto complessivo per un'area storicamente e urbanisticamente così importante» e solo dopo di cercare chi lo vuole realizzare. «Con Greensisam si sono invertiti i fattori»è l'opinione di Di Paola, che ha anche attaccato la stessa Autorità portuale, "rea" di non aver ascoltato i suoi richiami e di essersi invece affidata a dei concessionari anziché predisporre un piano generale. «Questo progetto non va bene - si legge nella relazione -. L'edilizia storica antica va trattata con chi sa farlo. In più non si può delegare solo agli interessi commerciali il rifacimento di un comprensorio di tale importanza». Nel mirino della Sorpintendenza, tra l'altro, ci sono il ridisegno degli edifici, che non rispetterebbe «le adeguate tecniche di restauro storico», le parti nuove, che risultano «stilisticamente e volumetricamente eccessivamente incombenti e preponderanti», mentre le soluzioni formali individuate «appaiono prive di sufficienti motivazioni con adeguata e approfondita analisi dei caratteri costruttivi e stilistici dell'intero Porto Vecchio». Un parere che non ha solo valenza consultiva, dal momento che la Soprintendenza ha la competenza sui beni demaniali e sulla salvaguardia del patrimonio tutelato. Le conseguenze, quindi, sono ancora tutte da valutare. Nell'attesa, Di Paola ha invitato i protagonisti della vicenda a convocare un tavolo sulla questione. L'Authority per il momento ha preferito non commentare, mentre al contrario il sindaco Dipiazza si è unito alle critiche con parole ancora più dure nei confronti dei concessionari dell'area. La vicenda, però, non si chiude con il progetto Greensisam. Al contrario, la Soprintendenza regionale rivendica un ruolo di primo piano anche nella partita - ben più importante - della riqualificazione dell'intero Porto Vecchio, un compito che l'Authorità portuale ha deciso di affidare alla cordata Maltauro-Rizzani de Eccher. Proprio nei giorni scorsi, Di Paola ha inviato all'ente portuale una lettera contenente alcune "prescrizioni" relative al waterfront asburgico. La partita, quindi, è appena iniziata. Elisa Lenarduzzi 28072009