C'è ancora tempo. Dopo i successi ottenuti a Londra e a Berlino, dove ha raccolto circa cinquecentomila visitatori in ciascuna città, è ancora a Roma la mostra I tesori degli Aztechi. Oltre 300 capolavori di questo popolo detto del cactus, dell'aquila e del serpente dal cuore palpitante, con l'aggiunta di 40 pezzi provenienti dal Templo Mayor (la più grande piramide azteca) esposti per la prima volta, sono raccolti a Palazzo Ruspali fino al 18 Luglio. Nel 1519 Hernan Cortes ed i conquistadores che sottomisero il Messico per conto della famiglia reale spagnola si confrontarono con un impero nel pieno del suo sviluppo, esteso da un oceano all'altro e, a sud, fino all'attuale confine del Guatemala. Per quanto in un primo momento l'incontro fra i conquistadores e gli aztechi fu caratterizzato da una curiosità reciproca che spinse la popolazione autoctona ad accompagnare gli spagnoli fino alla capitale Tenochtitlan (l'attuale Città del Messico), un'ingiustificabile furia distruttrice divampò ben presto, fomentata dall'intento dei missionari cattolici di cancellare la locale cultura pagana. Sopra il Templo Mayor, infatti, venne costruita la cattedrale cristiana, numerosi templi vennero rasi al suolo e gran parte delle ricche decorazioni d'oro (di cui sono esposti esempi fortunatamente superstiti) vennero portati in Spagna per essere fusi e ricavarne monete. Fu addirittura interrato il lago Texcoco per costruire la moderna capitale. Ma il pretesto religioso, come accade troppo spesso anche oggi, ha prodotto una distruzione ben più grave, che ha minato irrimediabilmente le nostre conoscenze su uno degli aspetti più intimi della cultura azteca: la completa distruzione del patrimonio linguistico e letterario. Il percorso della mostra è articolato in sezioni, che permettono al visitatore di seguire lo sviluppo storico del popolo azteco, partendo con esempi delle civiltà predecessori e finendo con l'illustrazione della conquista spagnola. Sono particolarmente interessanti la sezione riguardante la religione, che regolava ogni aspetto della vita pubblica e privata secondo il volere della potente casta dei sacerdoti e attraverso la consuetudine di ordinare ed effettuare sacrifici umani per propiziare gli eventi o placare l'ira degli dei. Sicuramente curiosa è quella riguardante il calendario. Attraverso l'interpretazione di incisioni e raffigurazioni si è potuto infatti constatare come gli aztechi conoscessero in modo estremamente dettagliato il ciclo degli astri. Gli scavi effettuati nella zona del Templo Mayor hanno portato alla luce le opere d'arte in terracotta, pietra, legno, conchiglie esposte. Questa grande piramide, che si trovava al centro della capitale, rappresentava simbolicamente l'universo. Era decorata da statue monumentali di pietra e di terracotta e sulla cima sorgeva il naos, il tempio degli dei, con l'altare dove venivano celebrati i sacrifici umani. Il fascino di questa mostra è trasmesso proprio dai reperti recentemente recuperati tra le rovine di questo tempio, sfuggiti al desiderio di cancellare completamente questo popolo e, con esso, la sua civiltà.