Il sovrintendente Ricci denuncia i paradossi dell'Acs: qui il governo paga l'affitto a se stesso Escluso dalle celebrazioni dei 150 anni e soffocato da oneri impropri Fra gli aspetti discutibili dei preparativi per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia tema sollevato da Ernesto Galli della Loggia sul «Corriere» c'è il fatto che le iniziative in cantiere per la scadenza del 2011 trascurano proprio l'ente delegato a conservare la memoria storica della nazione: l'Archivio centrale dello Stato (Acs). A denunciarlo è il sovrintendente che guida questa istituzione, Aldo Giovanni Ricci: «Siamo in una fase molto delicata, perché l'Archivio ha appena acquisito un nuovo statuto giuridico di autonomia speciale. E sarebbe il momento propizio per effettuare una serie d'investimenti: adeguare i depositi che non sono a norma, in modo da acquisire nuovi significativi versamenti di carte che oggi non possiamo accogliere; digitalizzare le serie di documenti pi importanti, per metterle in rete e renderle accessibili anche a chi non può venire a Roma in archivio; schedare e valorizzare il nostro vasto patrimonio fotografico». Sono operazioni in parte già avviate, che si scontrano per con una grave carenza di mezzi. «In fondo - nota Ricci - basterebbe destinare all'Acs un palo di milioni di euro tratti dai fondi per il centociquantenanio. E quale istituto più di questo è rappresentativo dello Stato unitario e quindi adatto, come ha sottolineato il nostro consiglio scientifico, ad assumere un ruolo di rilievo nelle celebrazioni in vista del 2011? Credo che il Consiglio dei ministri di domani ne debba tener conto. Tra l'altro l'idea di allestire un museo della nazione, avanzata da Galli della Loggia e da altri, era già stata proposta da noi all'Acs nel 1995. Il progetto era pronto e finanziato, ma poi non se ne fece nulla». Sono cresciute invece le difficoltà di funzionamento dell'Archivio, tanto che i vertici della Società per lo studio della storia contemporanea (Sissco) hanno lanciato in febbraio un forte allarme. Chi oggi si reca nel complesso dell'Eur che ospita l'Acs può chiedere di consultare solo due buste di documenti alla volta: dato che i prelievi quotidiani sono due, il totale sono quattro faldoni al giorno. Per un semplice raffronto, nei National Archives di Washington si possono ordinare fino a 24 buste per volta e le prese sono quattro o cinque al giorno, con un limite di 48 «pezzi» al massimo da tenere a propria disposizione. Invece a Londra si possono chiedere tre faldoni per volta. ma un sistema informatizzato permette di farlo in continuazione, con l'unico limite di 20 buste da tenere nel proprio scaffale. Dati impietosi, che espongono a figure imbarazzanti con gli studiosi stranieri. Per giunta si peggiora: fino all'estate del 2008 all'Acs si potevano vedere otto buste al giorno e in precedenza si arrivava anche a 16. Un altro problema è stato sollevato tempo fa, sulla rivista «L'Indice dei libri», da Mariapina Di Simone, responsabile della sala studio dell'Archivio. Dei fondi che ogni anno il ministero dell'Economia, nel predispone il bilancio statale, stanzia a favore dei Beni culturali, una quota di 4 milioni e 10 mila euro viene impiegata per pagare l'affitto del palazzo occupato dall'Acs. Ma proprietaria del suddetto immobile è la società Eur Spa, controllata dal ministero dell'Economia, il quale perciò finanzia in pratica se stesso attraverso un altro dicastero. Una sorta di gioco dell'oca. «Gli stabili dove ci troviamo - spiega Mariapina Di Simone - sono stati costruiti a spese dell'erario: dovevano servire per l'Esposizione universale di Roma del 1942, che non si fece a causa della guerra. Rimase però l'ente Eur, creato in vista dell'Expo, che terminò i lavori negli anni Cinquanta e poi diede il complesso in concessione d'uso all'amministrazione archivistica. All'inizio il canone annuo era 62 milioni di lire, ma dal 1987 ha preso a salire vertiginosamente: quattro miliardi, poi otto. E aumenta ancora. Per sollevare i Beni culturali da quest'onere enorme sarebbe bastato liquidare l'ente Eur e attribuire i suoi immobili allo Stato. Invece nel 1999 è stato trasformato in una società per azioni, l'Eur Spa, posseduta per il 90 per cento dal ministero dell'Economia e per il 10 dal Comune di Roma». - Intanto si sono resi necessari altri esborsi: «I lavori per modernizzare le strutture, continua la funzionaria, sono stati a carico dei Beni culturali, mentre l'Eur Spa è spesso in ritardo nell'effettuare gli interventi di manutenzione che le spettano, anche quando sono urgenti. Credo che il passaggio della sede al demanio sia doveroso: solo così l'Acs potrà recuperare le risorse indispensabili per funzionare. Gli studiosi hanno ragione a lamentarsi, ma siamo a organico ridotto e non si vedono all'orizzonte nuove assunzioni. Del resto il concorso per archivisti indetto di recente, il primo dopo circa trent'anni di blocco, riguardava solo cinque posti, di cui nessuno a Roma. Nel giro di qualche tempo andremo quasi tutti in pensione. Chi ci potrà sostituire, visto che ai giovani laureati in Conservazione dei beni culturali non è stata data alcuna possibilità di subentrare?». Il sovrintendente Ricci fornisce altri dati preoccupanti: «Abbiamo 150 dipendenti e l'8o per cento ha un'età intorno ai 55 anni. Particolarmente grave è la carenza di personale per la movimentazione del materiale, dovuta anche alle riqualificazioni che hanno permesso a molti addetti di acquisire un profilo professionale più elevato. Per giunta non ci sono più i giovani del servizio civile, 12-15 persone che erano molto utili». Il trasferimento della sede al patrimonio dello Stato può essere l'ancora di salvezza? «In linea di principio, risponde Ricci, sarebbe un'operazione ineccepibile, che eliminerebbe un'inutile partita di giro. Ma mi accontenterei di rinegoziare con Eur Spa una convenzione che consentisse di abbassare sensibilmente il canone d'affitto. Così potremmo recuperare risorse per rimediare alle carenze d'organico e avviare i necessari investimenti». L'Eur Spa ha appena rinnovato i suoi vertici. L'assemblea degli azionisti, il 21 luglio, ha nominato presidente Pierluigi Borghini al posto di Paolo Cuccia e amministratore delegato Riccardo Mancini al posto di Mauro Miccio. Ma la gestione uscente vanta ottimi risultati: negli esercizi 2004-2008 gli utili cumulati hanno superato i 62 milioni di euro, di cui 20 distribuiti agli azionisti. Un margine per venire incontro all'Acs pare proprio che ci sia. Sarebbe il colmo se i 150 anni dell'Unità vedessero andare alla deriva l'ente che custodisce le tracce del cammino percorso dall'Italia unita.
L'Italia unita ignora l'Archivio di Stato
Il sovrintendente dell'Archivio centrale dello Stato (Acs), Aldo Giovanni Ricci, denuncia i paradossi dell'ente. L'Acs è escluso dalle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia e soffoca sotto oneri impropri. Ricci chiede di destinare almeno 1 milione di euro per effettuare investimenti per adeguare i depositi, digitalizzare documenti e valorizzare il patrimonio fotografico. L'Acs ha una grave carenza di mezzi e il sovrintendente sostiene che il Consiglio dei ministri dovrebbe prendere in considerazione la proposta. Inoltre, l'ente ha problemi di funzionamento, come la limitata capacità di prelievi di documenti e la carenza di personale.
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