Il presidente Galan aveva mille ragioni per annullare la mostra sul Futurismo e non aveva bisogno di tirare in ballo frane e disgrazie varie. La verità è un'altra, che i futuristi sono brutta gente, non hanno mai amato Venezia e il Veneto, perché celebrarli? Perché usare il denaro pubblico per illustrare l'opera di questi screanzati che fin dall'inizio hanno preso a male parole le gondole, hanno insultato il Canal Grande e disprezzato il chiaro di luna? Tanto per intenderci, è bene sapere che Marinetti e i suoi amici questi figuri che oggi pretenderebbero di essere ricordati già nell'aprile del 1910 inveivano «alla Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell'imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti cloaca massima del passatismo». Non contenti poi pretendevano di «guarire e cicatrizzare questa città putrescente, rianimare e nobilitare il popolo, preparare la nascita di una Venezia industriale e militare» e addirittura, se glielo avessimo permesso, avrebbero voluto «colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi ». Insomma i futuristi se la sono voluta, anzi, stupisce che anche il sindaco Cacciari, reduce dalle lotte contro i festival erotici, non si sia immediatamente schierato con il governatore per difendere l'onorabilità veneziana, al grido di «via i futuristi da Venezia e dal Veneto». Ma il presidente Galan è stato più futurista di tutti non ha fatto che applicare l'insegnamento marinettiano di «distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie». Sa che per giustificare certe scelte non c'entrano il Fus e i tagli alla cultura, le grandi spese per la sanità e gli interessi elettorali, i quattro soldi alle istituzioni culturali (sempre le stesse), è sufficiente festeggiare il centenario futurista con lo spirito adatto, appunto quello futurista. D'altronde in tutto il Veneto i futuristi hanno sempre avuto vita difficile, anche da morti. Proprio di questi giorni, ad esempio, l'ente pubblico che gestisce i cimiteri di Verona stava per rottamare la tomba originale di Umberto Boccioni e solo un miracolo l'ha impedito. Poco conta se il futurismo ha avuto illustri rappresentanti a Padova, a Verona, perfino a Rovigo. Non importa se il manifesto marinettiano è stato pubblicato prima su un giornale veneto che sul Figaro. Non ci commuove che il futurismo sia l'unico movimento culturale italiano del XX secolo internazionalmente noto; ancor meno vale che la sua influenza sull'arte, la musica e la letteratura contemporanea sia incalcolabile. In nome del futurismo contro il futurismo, come dire: «Hanno voluto la bicicletta (della rivoluzione) adesso pedalino », vadano a farsi celebrare da qualche rivoluzionario par loro. Una sola cosa dispiace. Che anche questa volta la Regione abbia perso l'occasione di dimostrarci che si può essere poveri ma belli e magari perfino signori. Futuristicamente, il presidente Galan per risparmiare avrebbe avuto un'ampia gamma di scelte alternative, senza toccare, come al solito, la cultura e tutto ciò che non garantisce buone rendite politiche. Ma sarà per un'altra volta.