In ottobre da Sothebys sculture ed arredi del collezionista I beni appartenuti a Salvatore Romano (1875-1955), uno dei più illustri e rappresentativi collezionisti e antiquari sulla scena di Firenze, negli anni doro in cui era al centro del collezionismo più colto e raffinato con Stefano Bardini, Luigi Bellini, Elia Volpi, Giuseppe Salvadori e Luigi Grassi e la storiografia mondiale vantava in riva dArno studiosi come Bernard Berenson e Roberto Longhi, saranno battuti allasta di Sothebys dal 12 al 15 ottobre. Quattro giorni dasta per 1800 lotti di sculture, dipinti, arredi e quantaltro Salvatore Romano e il figlio Francesco avevano raccolto nelle dimora di famiglia a Palazzo Magnani Feroni, e che ora i nove eredi hanno deciso di vendere. Tra le opere di maggior rilevo, una Madonna con Bambino di Pompeo Batoni (100150 mila euro), un San Gerolamo di Bartolomeo Manfredi (5070 mila euro), un gruppo ligneo a Pietà con San Giovanni e Maria di Giacomo Cozzarelli (1015 mila euro), accanto a centinaia di cornici antiche, infiniti lotti di pezzi di ferro battuto, piccole pezze di pregevoli tessuti, intagli in legno del Settecento. Insomma opere dalta epoca e arredi come mensoloni, ceramiche, vetri e preziosi lampadari in stile tardo impero, dorato in cristallo e bronzo valutato 100-150 mila euro. «Salvatore Romano ha legato il suo nome alla donazione del museo e fondazione Cenacolo di Santo Spirito, dove sono raccolti una scultura di Tito di Camaino, rilievi attribuiti a Donatello, una Madonna delle cerchia di Jacopo della Quercia», osserva Giovanni Pratesi, presidente dellAssociazione antiquari dItalia. Opere che Salvatore Romano raccoglieva nei suoi viaggi, creando la leggenda di «tesori» custoditi nei suoi magazzini. Personaggio schivo, collaborò con i maggiori studiosi e direttori di musei europei.