Esiste lItalia? E, soprattutto, è una nazione? È una questione vecchia quanto lItalia. Tornata attuale allavvicinarsi del 2011, anniversario dei 150 anni dellUnità dItalia. Carlo Azeglio Ciampi, non a caso, ha minacciato di lasciare il Comitato per le celebrazioni, "se non cambia nulla". Se, cioè, non viene colmato - o almeno nascosto - il "vuoto di idee" in merito, denunciato da Ernesto Galli della Loggia. Ciampi, daltronde, aveva restituito dignità al 2 giugno, festa della Repubblica. Ha valorizzato unidea dellItalia come "nazione di città e di regioni". Dove la molteplicità e le differenze sono un elemento di unità. Un distintivo. Il che significava dare cittadinanza anche alla Lega e alle sue rivendicazioni "riformiste". Anzitutto il federalismo. Nel corso della prima metà degli anni Novanta, daltronde, la minaccia della secessione del Nord, lanciata dalla Lega, aveva reso esplicita la questione: che succede "se cessiamo di essere una nazione?" (titolo di un noto saggio Gian Enrico Rusconi del 1993). Favorendo, per reazione, un ritorno prepotente dellidentità nazionale (certificata da numerosi sondaggi). Oltre 15 anni dopo, la questione riappare. Molto meno lacerante, però. E per questo più preoccupante. La nazione. Fondata su un comune nucleo civico. Unidentità condivisa. Non suscita grande passione. Semmai, vi sono segnali che vanno in senso diverso e divergente. Anzitutto, gli orientamenti dei cittadini in questo senso, si sono raffreddati sensibilmente. Allinizio del 2000 (indagine LaPolis-liMes), lItalia costituiva uno dei due principali riferimenti dellappartenenza territoriale per il 42 delle persone. Alla fine del 2008 per il 35. Oltre 8 punti in meno. Nello stesso periodo, però, si è ridimensionato anche lattaccamento per le città (dal 41 al 26 ) e le regioni (dal 34 al 23). Mentre è cresciuta, soprattutto, lidentificazione nelle macroregioni. In particolare, nel Nord. Era espressa dal 9 dei cittadini nel 2000, oggi dal 14. Che però sale al 26 fra i cittadini del Nord "padano" (senza lEmilia Romagna). In altri termini, lItalia non riesce più a tenere insieme i diversi pezzi di questo paese. Dove, anzi, si riaprono le fratture antiche. Prima fra tutte: fra Nord e Sud. Negli ultimi 3 anni, infatti, la quota degli italiani che esprime "distacco" nei confronti del Nord o del Sud sale, infatti, dal 20 al 31 (indagini LaPolis-liMes). Segno di un reciproco risentimento, che cresce vistosamente. Oggi il 26 di coloro che risiedono nel Nord "padano" e il 20 di chi abita nelle regione "rosse" (oggi "rosa") dichiara la propria "distanza" dal Mezzogiorno. Viceversa, il 29 dei cittadini del Mezzogiorno si dice lontano dal Nord. Ancora: oltre un terzo dei cittadini del Nord (più del 40 nel Nord-Est) ma anche delle regioni «rosse» del Centro ritiene che il Mezzogiorno sia «un peso per lo sviluppo del paese». La divisione fra Nord e Sud, mai risolta, oggi appare una frattura. Resa più drammatica dalla crisi economica e finanziaria, che alimenta il conflitto fra interessi territoriali. Divenuti, a loro volta, argomento di consenso e antagonismo politico. I partiti della prima Repubblica erano anchessi federazioni di interessi e di comitati territoriali. La DC ma anche il PCI. Tuttavia le differenze e le domande locali erano integrate e mediate allinterno del partito su base nazionale. Oggi, invece, le forze politiche usano sempre più spesso il riferimento territoriale come unarma di lotta politica. Nel Nord, ovviamente, la Lega. Ma anche i governatori del PdL. Nel Sud, lMpA guidato da Raffaele Lombardo, in nome degli interessi della Sicilia ha rotto lalleanza con il PdL. Mentre Bassolino propone apertamente un nuovo "movimento del Sud". E altri governatori di Centrosinistra, come il presidente della Puglia, Nichi Vendola, polemizzano apertamente con il governo "nordista", guidato dallasse padano Bossi-Tremonti. Daltra parte, il risultato del PdL e Berlusconi, a livello nazionale, come si è visto alle recenti elezioni europee, dipende sempre più dalle alleanze "territoriali". Al Nord con la Lega, al Sud con MpA e con altre liste. Mentre il Pd continua ad essere confinato nelle regioni rosse. Quasi una "Lega del Centro", come ebbe a dire anni fa Marc Lazar. E per questo fatica a imporsi. Da ciò la differenza profonda, rispetto agli anni Novanta. Allora le tensioni territoriali erano agitate dalla Lega nel Nord. Un soggetto politicamente periferico. Oggi, invece, la Lega governa ed è in grande ascesa. Mentre al Sud crescono altre leghe. Così lItalia rischia di venire lacerata dalle crescenti tensioni fra nordisti e sudisti. Mentre la pluralità delle "patrie locali", su cui puntava Ciampi, non riesce più ad alimentare senso di appartenenza. Le città, le province e le regioni stentano a offrire identità ai cittadini. Oppure lo fanno alimentando le spinte localiste e anticentraliste. Tutti contro tutti. Ciascuno per proprio conto. Le province, dal 1980, quando se ne propose labolizione, sono aumentate da circa 90 a 110. Mentre sono centinaia i comuni che vorrebbero a scavalcare i confini regionali. Aggregandosi alle regioni più ricche e favorite dallo stato (perlopiù, le Regioni a statuto speciale). Per questo, celebrare lUnità della Nazione oggi è unimpresa difficile, se non impossibile. Perché non ci sentiamo uniti. E neppure una nazione. Daltronde, il carattere specifico degli italiani, secondo gli italiani stessi, è definito anzitutto dallarte di arrangiarsi e dallattaccamento alla famiglia. Un popolo di persone ingegnose e familiste. Capaci di inventare e di adattarsi alle difficoltà. Ciascuno per conto proprio. Si ricordano di avere un Casa Comune solo quando si tratta di chiudere le porte. Agli stranieri. Alzando - ovunque - muri per difenderci da loro. Dovremmo, semmai, difenderci da noi stessi. In questo mondo sempre più grande e aperto. LEuropa, sempre più debole. Senza un senso di appartenenza comune. Siamo destinati a perderci. A divenire marginali. Più ancora di oggi. La Nazione. Forse non cè. Comunque, labbiamo rimossa. Ma la dovremmo (ri)costruire. Per legittima difesa.
Unità d'Italia. Il Paese delle leghe e la nazione impossibile
LItalia è una nazione? Questa è una questione vecchia e ancora oggi aperta. Anzitutto, il 2 giugno, festa della Repubblica, è stato valorizzato un'idea dellItalia come "nazione di città e di regioni", fondata su un comune nucleo civico e un'identità condivisa. Tuttavia, gli orientamenti dei cittadini in merito allappartenenza territoriale si sono raffreddati sensibilmente negli ultimi anni. Allinizio del 2000, lItalia costituiva uno dei due principali riferimenti dellappartenenza territoriale per il 42 delle persone, mentre alla fine del 2008 era scesa al 35.
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