Dal bello e solenne varco di San Sebastiano, decorato dal Sangallo Carlo V, nel 1536, fece il suo in ingresso trionfale in città Qualunque attività, per quanto bizzarra e in apparenza solitaria, è in grado di procurarci inaspettati compagni di strada. Pensavo di essere lunico, in questo periodo, a perlustrare il tracciato delle Mura Aureliane, descrivendo in queste puntate domenicali scorci pittoreschi, luoghi storici, sorprendenti contaminazioni dellantico e del contemporaneo. E invece, eccomi qui ad ammirare il paesaggio, in cima ad una delle alte torri di Porta San Sebastiano, sede del Museo delle Mura, assieme a unarcheologa e topografa di rango, Alessandra Capodiferro, direttrice di Palazzo Altemps, e a Marco Delogu, uno dei più famosi fotografi contemporanei. Merita dessere raccontato il lavoro che hanno intrapreso ultimamente. E uno dei tanti esempi di un legame segreto ma tenace tra gli artisti contemporanei e queste vecchie e fascinose mura. Lidea è stata quella di tirare fuori dagli archivi dellAccademia Americana una serie di fotografie archeologiche risalenti, più o meno, a un secolo fa. E di mettere quelle immagini ormai fuori dal tempo nelle mani di alcuni fotografi contemporanei, capaci di reinterpretarle. «E chiaro che il contatto diretto con il monumento antico», mi dice Alessandra Capodiferro, «rappresenta il fatto più importante, la prova del nove. Ma lantico, per essere davvero visibile, ha sempre bisogno che gli si faccia un certo spazio intorno, e non solo in senso materiale. Sono le diverse forme di attenzione che si succedono nel tempo a dare alle cosiddette 'rovine il loro spessore, è un processo che non si può e non si deve mai interrompere». Marco Delogu, che è lunico artista romano tra quelli finora coinvolti nel progetto, ha dovuto fare i conti non solo con la memoria storica collettiva, ma anche con i ricordi della sua infanzia. Con la sua polaroid, ha dato forma a un percorso antichissimo, dal confine urbano rappresentato dalle mura e dalla porta verso il cuore della città, passando per il Circo Massimo e le pendici del Palatino, fino al Tempio di Vesta e al Tevere. Ne è venuto fuori una specie di struggente viaggio onirico, che affonda nel tempo privato e collettivo nel momento stesso in cui sembra muoversi nello spazio. Nessun altro accesso a Roma, nemmeno Porta del Popolo, può contendere la palma della bellezza e della solennità a Porta San Sebastiano, degno termine della via Appia, che i romani chiamavano «la regina delle strade». Vincitore dei Turchi, è di qui che Carlo V, nel 1536, fece il suo ingresso trionfale in città. E anche questa volta, larchitetto incaricato delle decorazioni fu il Sangallo, impegnato in un compito certo più effimero della costruzione del Bastione, ma non meno importante dal punto di vista politico e diplomatico. Ancora oggi, la vista della porta e delle sue torri, con il basamento quadrato rivestito di travertino, suscita facilmente unammirazione che sconfina nella riverenza. Dallalto delle torri, la vista spazia sullampia pianura che prosegue fino ai Colli Albani. Se si escludono poche costruzioni moderne, in questa direzione - caso più unico che raro - laspetto del paesaggio non è poi molto diverso da quello che dovevano scrutare i soldati di guardia nel V secolo, quando le torri raggiunsero aspetto e altezza definitivi, al termine di una serie di rimaneggiamenti. Già, perché parliamo sempre di Mura Aureliane, giustamente onorando in questo modo limperatore che le concepì e le fece rapidamente eseguire, ma quelle che vediamo oggi sono pur sempre il frutto delle continue modifiche, migliorie, riparazioni effettuate nel corso dei secoli. E un processo che fa assomigliare le mura a un vero e proprio organismo vivente. Il miglior modo per rendersi conto delle fasi di questo immane lavoro, fondamentale nello sviluppo di Roma e della sua immagine, è visitare le sale del Museo delle Mura, dotato di plastici e accuratissimi pannelli informativi. Ma anche se si è troppo pigri per assimilare informazioni storiche e archeologiche, il luogo è così bello che ci si spende volentieri molto più tempo del previsto. Purtroppo, per motivi di sicurezza in questo periodo la cosiddetta Passeggiata delle Mura, a cui si accede da una delle torri, è ridotta a un segmento brevissimo. Qualche anno fa, il crollo di un pezzo di muro fra due torri, tra lAppia e la Cristoforo Colombo, ha interrotto il circuito. Ma questo tratto di mura è così ben conservato che sarebbe possibile, una volta effettuati i restauri, camminarci sopra per chilometri, sia in direzione della scomparsa Porta Ardeatina, che verso Porta Metronia. Come sempre, la vista verso linterno della città non è meno interessante di quella che dà sullesterno. A meno di non sorvolare la zona, infatti, una passeggiata sulle mura sarebbe lunico modo per gettare lo sguardo su una delle parti più segrete della città: un mosaico di terreni privati e demaniali punteggiati da splendide ville e giardini segreti. Una campagna antica, fitta dalberi, prati, canneti che non ci si aspetterebbe mai a due passi dal Circo Massimo e dal lungotevere. Sembra quasi un miracolo, soprattutto se si fa il paragone con altre zone più a nord, ma da queste parti, fra la Terme di Caracalla e linizio della Cristoforo Colombo, lespansione urbanistica ha concesso una tregua al territorio, consentendogli di conservare una caratteristica altrove scomparsa. Vale a dire, il proseguire della campagna allinterno della cinta delle mura, il cui tracciato correva ben distante dallabitato. Per questo motivo, il tratto di mura che va dal Bastione del Sangallo a Porta Latina, tutto affacciato verso il sud, è il più autentico, e il meglio conservato dellintera cerchia. Non si tratta solo delle mura e delle torri in sé, ma dello spazio circostante. «Qui le mura», mi spiega Alessandra Capodiferro, «sono ancora un segno forte, autonomo, di distinzione fra un interno e un esterno, fra la città e i suoi dintorni». Appena più a nord, come vedremo, questa distinzione si fa impossibile. Troppo grande per rispettare i suoi stessi limiti secolari, la città ha finito per divorare le sue mura.